Emergenza Sahel: alcuni risultati confortanti

La crisi alimentare che, nei mesi scorsi, ha colpito pesantemente oltre 18 milioni di persone nel Sahel Occidentale (nello specifico i Paesi Niger, Burkina Faso, Mauritania e Mali) non è ancora del tutto superata; tuttavia grazie all'intervento di Save the Children e dei sostenitori che hanno contribuito alla campagna di raccolta fondi, si sono raggiunti degli importanti traguardi che ci permettono di poter affermare che la situazione in quell'area stia iniziando a migliorare.

  • Niger. I dati ufficiali riportavano che più di 3 milioni di persone erano a rischio di grave malnutrizione Save the Children in Niger ha già raggiunto 581.557 persone con interventi di consultazione sanitaria, trattamento dei casi più gravi di malnutrizione e "cash transfer" verso i nuclei familiari più vulnerabili. Non bisogna infatti dimenticare che la crisi alimentare aveva fatto salire vertiginosamente i prezzi delle poche risorse di cibo ancora disponibili e le famiglie più povere non erano in grado di acquistare nulla. Ad oggi, è stato distribuito cibo (in collaborazione con il World Food Programme) a 12.207 persone, sono state anche distribuite più di 600 tonnellate di semi per i prossimi raccolti e molti ettari di terreno sono stati bonificati dall'attacco di possibili parassiti.


  • Burkina Faso. Secondo l'OCHA(Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) in Burkina Faso circa 2.1 milioni di persone sono state colpite dalla crisi alimentare. Inoltre, a causa del colpo di stato in Mali, circa 110.000 profughi maliani sono ospitati in Burkina Faso e rendono la situazione ancora più complicata e critica. L'altra concausa della crisi che gravava sul quadro generale del Paese era la mancanza di produzione di cereali nella regione dovuta alla siccità.  Ad oggi in Burkina Faso l'intervento di Save the Children ha raggiunto 124.881 persone; le attività che sono state condotte sono state principalmente di area nutrizione, sicurezza alimentare, protezione minori ed educazione. 


  • Mauritania. La Mauritania come gli altri Paesi della regione del Sahel ha dovuto affrontare una situazione con più aspetti critici; non solo infatti la crisi alimentare con più di 12.000 casi di grave malnutrizione, ma anche più di 90.000 profughi dal vicino Mali ed infine una potenziale epidemia di colera. I rifugiato dal Mali attualmente si trovano in 2 campi profughi, ma anche loro soffrono a causa della crisi alimentare e per di più i campi sono difficilmente raggiungibili per la mancanza di strade e di sicurezza. Le fonti ufficiali riportano che, in totale, le persone colpite dalla crisi in Mauritania erano circa 700.000. Ad oggi gli interventi di Save the Children hanno già raggiunto quasi 10.000 persone ed inoltre, grazie ai fondi pervenuti, si sono potuti già potuti organizzare corsi di cucina per insegnare alle famiglie una dieta sana e corretta anche in un contesto di crisi alimentare e sono stati anche identificati 605 nuclei familiari ad alto rischio che verranno supportati economicamente. 


  • Mali. Il quadro generale del Mali a partire da marzo 2012 era estremamente serio e complesso. Il Paese infatti ha dovuto fronteggiare contemporaneamente 2 gravissime crisi: una alimentare che ha coinvolto più di 4,6 milioni di maliani e una civile dovuta al colpo di stato che ha portato a scontri, instabilità ed insicurezza specialmente nel Nord del Mali. Attualmente a causa della conflitto interno più di 440.000 persone sono scappate dal Mali verso i Paesi limitrofi.  Questa doppia criticità ha colpito soprattutto i bambini che, anche in questa occasione, sono i più deboli e vulnerabili. Fonti dell'Unicef e di Amnesty hanno riportato di gravi abusi verso i minori tra cui violenze sessuali e reclutamento come "bambini soldato". Inoltre ci sono già stati numerosi casi di bambini rimasti vittime di esplosioni e di mine.  Molti bambini, oltre al rischio malnutrizione acuta, hanno anche abbandonano la scuola per aiutare le proprie famiglie colpite dalla crisi. Save the Children attualmente ha già raggiunto 318.000 persone con consultazioni mediche, trattamenti per la malnutrizione moderata e grave, interventi di protezione dell'infanzia, educazione, salute e igiene (già più di 1.000 kit di igiene distribuiti). Più di 130.000 persone a rischio nel sud del Mali hanno ricevuto semi e fertilizzanti. Sono inoltre stati distribuiti circa 2.500 kit per bambini ed insegnanti che sono dovuti scappare a causa del conflitto. L'obiettivo di Save the Children in Mali in risposta alla grave crisi che l'ha colpito è quello di raggiungere un totale di 960.000 persone di cui 628.000 bambini.




La testimonianza di Marco Guadagnino, operatore di Save the Children

Il 13° parallelo nord è una impercettibile linea d'ombra che divide il visibile dall'invisibile, è l'orlo del burrone sul quale camminano oltre 10 milioni di persone di Ciad, Burkina Faso, Mali, Mauritania e Niger.

Dal 13° parallelo verso il nord, verso il Sahel, dove abitano pastori e allevatori per lo più nomadi, e famiglie di agricoltori che raccolgono miglio, sorgo e qualche altro cereale.
Qui la carestia arrivava puntuale, in media ogni cinque anni. Crisi cerealicole e pastorali, eventi congiunturali ai quali seguivano anni di semine e raccolti normali, che colpivano duramente, ma poi andavano via e davano la possibilità di ricostruire le riserve alimentari.

Dal 2005 lo scenario è cambiato, si susseguono crisi alimentari con frequenza ridottissima. Dal 2008, in particolare, per chi abita queste zone l'autosufficienza alimentare è divenuta un miraggio. Non è più accadimento imprevisto, è dinamica strutturale che investe la produzione agricola, che sfibra le reti sociali, che costringe alla migrazione, che investe il sistema educativo e quello sanitario.

E quando la sabbia portata dall'Harmattan svanisce nella nebbia, quando il cielo è bianco, il paesaggio è invisibile a vantaggio del suolo che diventa tutto, speranza e morte.
Un antico proverbio nigerino diceva che la gazzella rimane nel suo paese, nella carestia e nell'abbondanza. Non è più così, in alcuni villaggi che ho visitato a nord di Aguié un terzo della popolazione è andato via. Tra quelli che rimangono, spesso donne e bambini, la malnutrizione colpisce il 60% delle persone.

In queste settimane stiamo misurando migliaia di piccole braccia, purtroppo il rosso è il colore più diffuso, significa malnutrizione grave. Ma Nanà è fortunata, ha una madre che ha ancora la forza di camminare per portarla dagli operatori di Save the Children. E dieci chilometri, quando non hai mangiato a sufficienza e hai una figlia in braccio che sta male, sono tanti. Ma Nanà per fortuna se la caverà grazie alle razioni di alimenti terapeutici che riceve una volta a settimana.

I punti di luce sono finestre semiaperte, la penombra definisce i contorni, delinea le forme di 30 letti, che da gennaio hanno ospitato 162 bambini ai quali la malnutrizione si è associata ad altre patologie. Le zanzariere sono piccole nuvole che riparano piccoli corpi. Madri e operatori di Save the Children per 72 ore, tanto in media basta a tirar fuori dai guai un bambino che arriva in questo reparto, vegliano su di loro. In tre giorni con reidratazione e antibiotici, il 90% dei piccoli si salva.

Il prossimo raccolto, se le piogge e le cavallette lo permetteranno, arriverà solo ad ottobre. Nei prossimi mesi le riserve si assottiglieranno ulteriormente, ma basterebbero solo 80 centesimi di euro al giorno. Tanto costa comprare la quantità necessaria di miglio, farina di arachidi, zucchero e sale per dar da mangiare un bambino in questa parte del Niger. "Il modo di essere degli uomini è più visibile di qualsiasi alta montagna" mi dicono ad Aguié. E' vero, di fronte a tutto questo non abbiamo scuse per nasconderci.

Ad Aguié ho anche, finalmente, provato la sensazione di invisibilità. Me l'hanno regalata le sorelle di Camille . La gioia inaspettata di rivederla a casa, dimessa dopo 10 giorni di cure al centro per la malnutrizione, mi ha reso invisibile. L'avevo riportata a casa nel suo villaggio ma non esistevo, esisteva solo lei. La mia voce, il colore della mia pelle per una volta si confondeva con la sabbia e il rumore dell'Harmattan. Il villaggio guardava solo Camille. In braccio alle sorelline, meravigliosamente in trionfo per aver sconfitto qualcosa di molto più grande di lei.