13 settembre 2010

Pakistan

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E’ difficile veramente capirne a fondo i motivi. Sono 10 anni che lavoro nel settore umanitario e ne ho viste di tutti i colori. Livelli di attenzione altissimi per pochissime emergenze umanitarie, vere o presunte, e scarsissimo impegno per situazioni disastrose. Quest’anno, il mondo, è stato funestato da gravi emergenze spesso causate da catastrofi naturali: il terremoto ad Haiti, la siccità in Niger, le alluvioni in Pakistan.

La situazione in Pakistan è, se possibile, peggiore di quanto successo – e ancora sta succedendo, perché l’emergenza non è affatto finita – ad Haiti. Un quinto del paese è andato praticamente distrutto (un quinto, lo voglio ripetere – proviamo a immaginare un quinto dell’Italia che viene sommersa dalle acque, l’intera Lombardia, il Piemonte e la Liguria, ad esempio). Eppure non sono arrivati ancora aiuti e risorse sufficienti da parte della Comunità internazionale.

E se non bastassero le sole considerazioni umanitarie, potremmo mettere sul piatto l’importanza strategica di questo paese: confina con l’Afghanistan dei Talebani, per gli Stati Uniti, e per tutto l’Occidente in generale, dovrebbe essere un prezioso alleato per la lotta agli estremisti islamici.

Ma tant’è. Il paese rimane in gravissime difficoltà: l’alluvione l’ha portato indietro di decenni, allontanandolo ancora di più dall’obiettivo di farne un stato moderno, politicamente ed economicamente solido e stabile.

Dietro queste considerazioni ci sono ancora 2 milioni e mezzo di bambini sotto i cinque anni disperatamente senza cibo, che non sono stati raggiunti dagli aiuti a più di un mese dall’inizio delle alluvioni. 100.000 donne che partoriranno entro i prossimi 30 giorni in condizioni estreme. Decine di migliaia di alluvionati che sono tagliati completamente fuori da ogni collegamento, circondati dall’acqua alta o isolati per la completa distruzione delle infrastrutture. E solo il 20% delle persone sono state toccate dai soccorsi.

Le organizzazioni non governative fanno del loro meglio. Save the Children ha raggiunto 500.000 persone. Ma tutto ciò non è sufficiente. E non sono bastati fino ad ora i ripetuti appelli alla Comunità internazionale a un maggiore impegno.

Quello che rimane è il mistero, la difficoltà di comprendere i meccanismi di una politica internazionale mondiale, che se da una parte continua a investire per esportare la democrazia con metodi assai discutibili (guerre palesi o conflitti sommersi combattuti dai servizi segreti), dall’altra sembra voler ignorare un concetto basilare: che la democrazia si costruisce e si rafforza solo se viene sconfitta la povertà e si assicurano a tutti i diritti umani e civili fondamentali.

Filippo Ungaro
Responsabile Comunicazione Save the Children in Italia

Per sostenere i bambini e loro famiglie nelle zone colpite in Pakistan, aderisci subito al Fondo Emergenze di Save the Children.
  • Postato da Save The Children alle 11:09 in Informazione |