Questo sito utilizza cookie per inviarti informazioni sulla nostra organizzazione in linea con i tuoi interessi/le tue preferenze e cookie di analisi statistica di terze parti anche per fini non tecnici. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Se accedi ad un qualunque elemento soprastante questo banner acconsenti all'uso di tutti i cookie.

RIMUOVI

17 aprile 2012

Mortalità infantile: Save the Children, 4 milioni di bambini all’anno salvati in più rispetto al 1990 ma 171 milioni soffrono ancora di malnutrizione cronica

Tra i sei fattori chiave che hanno determinato significativi progressi nella sopravvivenza e nel benessere dei bambini negli ultimi vent’anni emerge il ruolo importante degli aiuti, questa l’evidenza presentata oggi nel nuovo rapporto di Save the Children “Progress in Child well-being – Build on what works”.

Secondo i dati della ricerca, realizzata dall’Overseas Development Istitute, sono oggi 4 milioni i bambini sotto i 5 anni che invece di morire riescono a sopravvivere rispetto a quanto accadeva nel 1990.

Inoltre, sempre secondo il rapporto, sono stati 56 milioni in più tra il 1999 e il 2009 i bambini che hanno avuto accesso alla scuola, e 131 paesi hanno raggiunto un livello di copertura immunitaria del 90% contro il tetano, la difterite e le altre principali malattie prevenibili come il morbillo, contro il 63% registrato invece nel 1990.

I risultati positivi raggiunti grazie all’importante ruolo svolto dagli aiuti sono anche frutto di altri fattori chiave di miglioramento che secondo il rapporto comprendono: impegno e leadership assunta dai singoli governi nazionali, programmi di intervento ben pianificati e orientati ai gruppi più marginali e discriminati, tecnologia e innovazione. Il rapporto sottolinea come gli aiuti risultino più efficaci in presenza degli altri fattori positivi evidenziati, ma possono altresì colmarne le deficienze, come nel caso di una azione governativa insufficiente.

Secondo quanto evidenziato dal rapporto, sono i paesi africani dell’area sub-sahariana che hanno ricevuto più aiuti negli ultimi dieci anni quelli che mostrano i maggiori progressi rispetto alla vita dei bambini, con un tasso di malnutrizione e mortalità infantile medio inferiore rispetto a quello di quei paesi che hanno ricevuto meno aiuti.

Inoltre, nei paesi a medio reddito, come buona parte di quelli dell’America Latina, il rapporto rileva come gli aiuti internazionali abbiano un importante effetto catalizzatore nella diffusione delle conoscenze sulle prassi migliori.

“Questi dati dimostrano l’impatto positivo degli aiuti, in particolare quando sono ben indirizzati e allineati con le strategie dei governi locali,” ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. “Milioni di bambini che non ce l’avrebbero fatta hanno invece superato il loro quinto anno di vita grazie agli aiuti, alla crescita economica e alle buone politiche di amministrazione. E’ proprio dove le risorse economiche sono più carenti, infatti, come nell’ambito dell’educazione primaria e della sanità, che gli aiuti possono fare la differenza.”

I dati forniti dalla ricerca presentata oggi mostrano infatti come il Botswana, ad esempio, ha registrato una massiccia riduzione della presenza di HIV alla nascita grazie ad un programma di intervento sulla trasmissione madre-figlio, finanziato dagli aiuti. Allo stesso modo, in Bangladesh, la costanza degli investimenti sulla salute dei bambini sostenuti dalle donazioni di organizzazioni internazionali e di alcuni governi ha avuto un impatto significativo sulla riduzione della mortalità infantile.

Benché il rapporto evidenzi i progressi fatti negli ultimi 20 anni, non manca di documentare le molte sfide che devono ancora essere affrontate.
I successi sono ad esempio più rari nelle zone di conflitto in diversi paesi del mondo, e le molte diseguaglianze sono una sfida continua, talvolta in crescita.
Il tasso di mortalità infantile rimane elevato (7,6 milioni di bambini con meno di 5 anni nel 2010) e, anche se la malnutrizione cronica si è ridotta, sono ancora 171 milioni di bambini a soffrirne nel mondo.

“Gli aiuti dell’Italia raggiungono solo lo 0,19% del PIL, nonostante comprendano anche voci di spesa non relative agli aiuti diretti come l’emergenza immigrazione, e sono ben lontani dalla media europea dello 0,31%. E’ ancora più importante, quindi, che non vengano assolutamente penalizzati dalla crisi, proprio nel momento in cui, come testimonia il nostro rapporto, si stanno compiendo importanti passi in avanti per salvare le vite di milioni di bambini nella lotta contro HIV e malnutrizione,” conclude Neri.

Il rapporto “Progress in Child well-being – Build on what works” è consultalbile all’indirizzo: www.savethechildren.it/pubblicazioni

Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa Save the Children Italia,
Tel. 06.48070023-81-71-001
press@savethechildren.it
www.savethechildren.it


MATERIALI CORRELATI