02 maggio 2012

15 milioni di bimbi nati prematuri ogni anno nel mondo di cui più di 1 milione muoiono per l’assenza dei semplici rimedi che potrebbero salvarne 3 su 4, Italia 166° paese con 6,5% di parti pre-termine e 500 morti neonatali nel 2010

Con il rapporto ““Born Too Soon: The Global Action Report on Preterm Birth” Save the Children, March of Dimes Foundation, Partnership Globale per la Salute Materno Infantile e Organizzazione Mondiale della Sanità presentano per la prima volta i dati globali sulle nascite premature e le loro drammatiche conseguenze

Sono circa 15 milioni ogni anno i bambini nati da parti prematuri nel mondo, più di 1 su 10. Di questi, un milione e centomila non riesce a sopravvivere perdendo la vita poco dopo la nascita, e sono tantissimi quelli che riportano comunque danni permanenti a livello fisico, neurologico o mostrano deficit d’apprendimento, spesso con un pesante aggravio per famiglie e società.

Questi alcuni dei dati emersi per la prima volta grazie al rapporto “Born Too Soon: The Global Action Report on Preterm Birth”, presentato oggi da Save the Children insieme alla March of Dimes Foundation, alla Partnership Globale per la Salute Materno Infantile e all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Secondo più di 100 esperti - in rappresentanza di 40 agenzie delle Nazioni Unite, delle Università e delle organizzazioni internazionali - circa tre-quarti dei bambini prematuri che oggi non sopravvivono potrebbero essere salvati, se solo si rendessero disponibili alcuni rimedi, anche preventivi, semplici, poco costosi e ampiamente sperimentati.

Il rapporto presentato oggi va di pari passo con il rilancio della campagna Every One di Save the Children - per dire basta alla mortalità infantile – attraverso una serie di appuntamenti di informazione e sensibilizzazione in occasione della Festa della Mamma del 13 maggio 2012, tra i quali la diffusione il prossimo 8 maggio del rapporto annuale sullo Stato delle Madri nel Mondo e altre iniziative che coinvolgeranno un ampio pubblico attraverso i canali dei social media e i mezzi di informazione.

Come evidenziato nel rapporto odierno, l’Italia si colloca al 166° posto con un tasso di parti prematuri del 6,5% nel 2010, al pari di Iraq, Ucraina, Islanda e Papua Nuova Guinea, e un aumento dello 0,6% rispetto al 1990. In termini assoluti invece, il nostro paese si colloca al 65° posto con 36.300 nascite premature su un totale di 558.500 nel 2010, e un numero di decessi neonatali dovuti alle conseguenze da nascita pre-termine pari a 500.

Quello delle nascite pre-termine costituisce, secondo i leader mondiali della sanità, un problema di vaste proporzioni benché sottovalutato.

“Tutti i neonati sono vulnerabili, ma i bimbi prematuri lo sono molto di più,” ha dichiarato Ban Ki-moon, Segretario Generale dell’ONU, autore della prefazione del rapporto e convinto sostenitore della riduzione dei parti pre-termine e delle morti conseguenti come parte integrante della sua Strategia Globale per la Salute Materno-Infantile.

“La nascita prematura è un killer misconosciuto,” ha dichiarato Joy Lawn, co-autore del rapporto e Direttore Global Evidence e Policy di Save the Children. “I parti pre-termine sono la causa di metà circa dei decessi neonatali, e sono ormai diventati la seconda causa principale delle morti sotto i 5 anni, dopo la polmonite”.

I nuovi dati presentati nel rapporto rispecchiano sia l’estensione del fenomeno che le disparità esistenti tra i diversi paesi. Ben 9 degli 11 paesi con un tasso di parti prematuri superiore al 15% si trovano, infatti, nell’Africa sub-sahariana. Inoltre le nascite pre-termine rappresentano l’11,1% del totale delle nascite nel mondo, ma il 60% di esse si concentra in Asia meridionale e nell’Africa sub-sahariana. Il 12% dei bambini che nascono nei paesi più poveri vengono alla luce con un parto prematuro, contro il 9% di quelli nei paesi ad elevato reddito.

Il problema delle nascite premature, però, non riguarda solo i paesi con il reddito più basso, come dimostrano Sati Uniti e Brasile, che sono entrambi nel novero dei 10 paesi con il maggior numero di parti pre-termine. Negli Stati Uniti, ad esempio, il 12% delle nascite, più di una su nove, avvengono prematuramente.

I Paesi con il numero maggiore di parti pre-termine sono, nell’ordine: India (3.519.100), Cina (1.172.300), Nigeria (773.600), Pakistan (748.100), Indonesia (675.700), Stati Uniti (517.400), Bangladesh (424.100), Filippine (348.900), Repubblica Democratica del Congo (341.400) e Brasile (279.300).

I 10 paesi che registrano invece il tasso più elevato di parti pre-termine ogni 100 nascite sono: Malawi (18,1), Comore e Congo (16,7), Zimbabwe (16,6), Guinea Equatoriale (16,5), Mozambico (16,4), Gabon (16,3), Pakistan (15,8), Indonesia (15,5) e Mauritania (15,4).

Per contro, gli 11 paesi con il tasso più basso sono: Bielorussia (4,1), Ecuador (5,1), Lettonia (5,3), Finlandia, Croazia e Samoa (5,5), Lituania ed Estonia (5,7), Antigua/Barbuda (5,8), Giappone e Svezia (5,9).

“Il numero delle nascite premature sta aumentando, ed è cresciuto negli ultimi 20 anni in tutti i paesi ad eccezione di 3. Cinquanta milioni di parti nel mondo avvengono ancora nelle mura domestiche, e molti neonati muoiono senza un certificato di nascita o di morte,” precisa Lawn.

Nei paesi ad elevato reddito, l’aumento delle nascite pre-termine è collegato al numero di donne che affrontano il parto in età avanzata e all’utilizzo crescente di farmaci per la fertilità con le relative gravidanze multiple. In alcuni paesi sviluppati, anche le induzioni del parto non necessarie e i parti cesarei prima del compimento della gravidanza contribuiscono all’aumento. In molti paesi a basso reddito, le principali cause delle nascite premature sono invece le infezioni, la malaria, l’HIV e l’elevata frequenza di partorienti adolescenti. Inoltre, nei paesi ricchi come in quelli poveri, molte delle nascite premature non trovano ancora una chiara spiegazione.

“Il rapporto si concentra anche sul drammatico divario nella sopravvivenza dei bambini nati prima della 28° settimana tra i paesi a basso ed alto reddito,” dichiara Christopher Howson, epidemiologo, co-autore del rapporto e responsabile dei Programmi Globali di March of Dimes. “Nei paesi a basso reddito più del 90% dei bambini nati prima della 28° settimana muoiono nei primissimi giorni di vita, contro il 10% di quelli nei paesi ad alto reddito.”

“In ogni caso, si tratta di un problema risolvibile, visto che un buon numero di paesi come Ecuador, Botswana, Turchia, Oman e Sri Lanka hanno dimezzato le morti neonatali a seguito di parti premature grazie a migliori cure delle complicazioni più gravi come le infezioni e le crisi respiratorie. Questo tipo di interventi sono particolarmente efficaci nella prevenzione dei casi più lievi di nascita prematura che sono l’80% del totale dei parti pre-termine,” continua Howson.

Anche all’interno dei singoli paesi si registrano disparità evidenti come, ad esempio, negli Stati Uniti, dove nel 2009 la percentuale di nascite pre-termine all’interno della popolazione afro-americana è stata del 17,5% contro il 10,9% nel resto della popolazione, e l’età della madre si è rilevato un fattore determinante con l’11-12% di nati prematuri nella fascia di età 20-35 anni contro il 15% sotto i 17 anni o sopra i 40.

Fare luce sulle nascite premature può aiutare molti paesi a basso reddito, soprattutto nell’Africa sub-sahariana, a raggiungere il 4° Obiettivo di Sviluppo del Millenio dell’ONU, la riduzione di 2/3 delle morti infantili, e il 5° Obiettivo, il miglioramento della salute materna, entro il 2015. Questi obiettivi sono stati stabiliti dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2000, e quasi tutti i paesi ad alto reddito li hanno già raggiunti.

La finestra temporale dei parti pre-termine
Come riferimento temporale, il rapporto considera pre-termine un parto occorso entro la 37° settimana di gestazione, secondo gli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma esistono tre diverse categorie di nascite premature con caratteristiche differenti:
• pre-termine tardivo – riguarda i nati tra la 32° e la 37° settimana, l’84% dei casi (12,5 milioni), dove il neonato sopravvive con la normale assistenza
• pre-termine accentuato – i nati tra la 28° e la 32° settimana, che richiedono una assistenza straordinaria per poter sopravvivere
• pre-termine estremo – i nati prima della 28° settimana, che richiedono le cure più intensive e costose e sopravvivono, nei paesi sviluppati, nel 90% dei casi, pur soffrendo di vari deficit a livello fisico, neurologico o dell’apprendimento, percentuale invertita nei paesi a basso reddito dove solo il 10% ce la fa.

Secondo una recente analisi di March of Dimes, anche se i numeri sono contenuti, il rischio di decesso dei bambini nati tra la 37° e la 39° settimana di gestazione è doppio rispetto ad una gravidanza giunta al termine.

“E’ importante assicurarsi che i nascituri arrivino almeno alla 39° settimana se è clinicamente possibile, questo deve essere chiaro sia per gli operatori che per le madri, un bambino sano vale l’attesa,” conclude Howson.

I rimedi salvavita, semplici ed economici
“Comunemente il parto prematuro viene subito associato a servizi di assistenza intensivi e onerosi che sarebbero impegnativi per i paesi più poveri, ma un’intera gamma di servizi invece efficaci e non costosi sono disponibili e adatti a salvare gran parte di questi bambini,” dichiara Carole Presern, ostetrica, che ha assistito molti parti nell’area asiatica ed è Direttore della Partnership per la Salute Materno-Infantile.

Gli esperti ONU, le istituzioni sanitarie e le organizzazioni sul campo sostengono che esistono cure semplici e poco costose in grado di salvare la vita di tre-quarti dei bambini prematuri a rischio, che comprendono:
• Iniezioni pre-natali con steroidi per le madri in travaglio precoce del costo di 1 dollaro ciascuna. Questo aiuta lo sviluppo dei polmoni ancora immaturi del feto ed evita i problemi respiratori, ma nei paesi a basso reddito il rimedio è disponibile e applicato solo nel 10% dei casi che ne avrebbero necessità, mentre potrebbe salvare da solo circa 400.000 bambini ogni anno.
• La “terapia del Canguro”, che prevede il contatto di pelle diretto costante tra il bambino e il petto della madre per mantenere il calore che è fondamentale per i bambini prematuri. Questo metodo consente un allattamento al seno frequente e un monitoraggio continuo delle condizioni da parte della mamma, e può salvare 450.000 vite.
• Crema antisettica per evitare l’infezione del cordone ombelicale.
• Antibiotici per prevenire e combattere l’infezione che è una delle cause principali di decesso neonatale.

Tutti gli operatori sanitari, compresi medici, infermiere e ostetriche, devono essere formati sulle tecniche di base della cura neonatale pre-termine secondo Carol Presern, che si è trovata spesso in situazioni nelle quali anche i medici non sapevano come comportarsi con un neonato in queste condizioni.

Le tipologie di parto pre-termine
Le nascite premature si dividono in 2 categorie: quelle dovute ad un travaglio spontaneamente precoce o alla rottura prematura delle membrane, e quelle indotte dagli operatori. In questo secondo caso si agisce in presenza di rischi per la mamma o per il nascituro, come nel caso di pre-eclampsia (ipertensione gestazionale), per decisione del dottore, dell’ostetrica o della mamma, o a seguito di un errore nel calcolo della finestra temporale. Anche bambini nati con pochissime settimane di anticipo possono richiedere l’ospedalizzazione o risentirne a livello dell’allattamento o di altre disfunzioni.

La prevenzione
Un modo cruciale per ridurre i nati prematuri è quello di riuscire ad aiutare tutte le gravidanze a raggiungere il loro termine naturale (39 settimane).

“La prevenzione è l’aspetto principale,” dichiara Elizabeth Mason, Direttore Salute Materna Neonatale Infantile e Adolescenziale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e tra i principali collaboratori al rapporto. “Ora diamo una maggior e attenzione a tutto quello che può favorire lo stato di salute di una donna prima che intraprenda una gravidanza perché possa avere un buon esito. Sappiamo che la povertà, l’educazione, la malaria e l’HIV hanno tutti il loro impatto sulla gravidanza e la salute del neonato.”

Ci sono diversi fattori determinanti individuati per le nascite pre-termine, come una precedente esperienza analoga, il sottopeso corporeo, l’obesità, il diabete, l’ipertensione, il fumo, le infezioni, l’età della mamma (sia sotto i 17 anni che sopra i 40), i fattori genetici, le gravidanze multiple (gemellari, trigemini e oltre) o ripetute a breve distanza. Tuttavia, sono ancora poco chiare le interazioni tra di loro e con altri fattori ambientali e sociali.

Il rapporto invita ad un corposo programma di ricerca per l’identificazione chiara dei fattori di rischio e delle interazioni che possono portare ad un parto prematuro per stabilire in modo efficace come individuare e trattare le mamme a rischio ed evitare che il problema si manifesti.

Nel frattempo, il rapporto suggerisce l’adozione immediata delle misure più consone come selezionare le donne con condizioni di salute a rischio rispetto ad una gravidanza, garantire una buona alimentazione prima e durante la gestazione come anche l’accesso di tutte le donne alle cure pre-concepimento e prenatali e al programma raccomandato di visite durante la gravidanza.

Le azioni da intraprendere
Oltre ai suggerimenti per la necessaria attività di ricerca sulla materia, il rapporto individua un piano di azione che chiama in causa tutti gli attori legati alla salute dei bambini nati prematuri, dalle Nazioni Unite ai governi ad ogni livello, ai paesi donatori e alle istituzioni e organizzazioni umanitarie.

Molti si sono già impegnati nello sforzo comune per ridurre sia il numero delle nascite premature che dei decessi conseguenti, e a sostenere le attività di ricerca, come si può verificare sul sito della campagna Every Woman Every Child www.everywomaneverychild.org , a sostegno della Strategia Globale per la Salute Materno Infantile.

L’elenco delle raccomandazioni del rapporto comprende azioni specifiche su come affrontare la carenza di medicine e strumentazioni essenziali, formare il gli operatori sanitari sulle pratiche relative al travaglio precoce e ai neonati prematuri, sostenere la ricerca per la scoperta di nuove forme di prevenzione e la raccolta di dati statistici affidabili sul fenomeno. Ogni sforzo per aumentare la consapevolezza del problema delle nascite precoci può essere fondamentale.

“Questo report non dice l’ultima parola ma rappresenta un importate progresso,” ricorda Hownson. “Sia il report che l’ampio consesso internazionale che lo ha reso possibile rappresentano un quadro di riferimento e stabiliscono azioni chiare per accelerare i progressi globali sulle nascite pre- termine.”

Il rapporto integrale è scaricabile alla pagina: www.savethechildren.it/pubblicazioni

Sono disponibili foto e immagini al link: http://risorse.savethechildren.it/files/comunicazione/Ufficio%20Stampa/Photos-PPT.rar

 

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