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21 maggio 2014

Mense scolastiche, Pomezia, Save the Children: il servizio mensa deve essere un diritto per tutti i bambini, inaccettabile ogni forma di discriminazione

L’Organizzazione ha realizzato un monitoraggio sulla refezione scolastica in 36 comuni e lanciato una petizione online (www.illuminiamoilfuturo.it/petizione) rivolta al Sindaco di Vigevano perché sia assicurata  mensa gratis ai bambini più disagiati. L’iniziativa nell’ambito di “Illuminiamo il Futuro”, la Campagna di Save the Children per dare educazione e speranza a migliaia di bambini in povertà educativa

 

“La mensa scolastica deve diventare un diritto di base garantito a tutti i bambini, secondo standard di qualità certificati e uguali dappertutto. Ad oggi invece ogni Comune si regola diversamente sia per le tariffe che per il servizio erogato, come documenta il <<Monitoraggio dei servizi di refezione scolastica nei maggiori comuni italiani>>[1], diffuso nei giorni scorsi da Save the Children, e come confermato, per esempio, dalla delibera del comune di Pomezia che prevede un doppio menù a costi differenziati. Il rischio è che la diversità dei criteri e dei costi del servizio generino discriminazioni fra i bambini.  Per questo Save the Children, nell’ambito della campagna Illuminiamo il Futuro,  ha lanciato una petizione. E’ indirizzata in prima istanza al comune di Vigevano (www.illuminiamoilfuturo.it/petizione), che si segnala per le peggiori prassi  e a cui chiediamo che sia assicurata la mensa gratuita ai bambini più disagiati e poveri.  Ma l’obiettivo della petizione è anche di promuovere un cambiamento a livello nazionale:  Save the Children chiede che l’accesso alla mensa sia considerato un livello essenziale delle prestazioni sociali per l’infanzia, nel rispetto del titolo V della Costituzione”, commenta  Raffaela Milano,  Direttore Programma Italia-Europa Save the Children, l’Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini e difendere i loro diritti. “La mensa scolastica non è solo uno strumento di lotta alla povertà alimentare dei bambini, fondamentale in un periodo di crisi come quello che attraversiamo, ma ha una funzione educativa centrale che non può essere trascurata. Invece oggi, troppo spesso, il tema viene affrontato dalle amministrazioni senza esercitare alcuna responsabilità educativa,  e senza porsi il problema delle conseguenze che le scelte compiute hanno sui bambini”.

La mensa non è uguale per tutti. Su 36 comuni presi in esame da Save the Children rispetto ai servizi di refezione scolastica delle scuole primarie, Vigevano, Brescia e Campobasso si segnalano per le prassi peggiori, con le rette tra le più alte d’Italia, nessuna esenzione anche per famiglie in difficoltà ed esclusione immediata del bambino dalla mensa in caso di morosità dei genitori. Genova, Cagliari e Bari emergono al contrario per l’approccio positivo e inclusivo  e per l’applicazione di criteri agevolativi a sostegno delle famiglie più in difficoltà.

In generale, si registra una notevole varietà nei criteri di accesso, a partire dalle rette: benché tutti i comuni mappati prevedano una modulazione delle tariffe in base al reddito[2] e a particolari condizioni del bambino (per esempio in adozione, affidamento o segnalato dai servizi sociali) e della famiglia, si va da una tariffa minima mensile di 5 Euro a Napoli, 7 Euro a Salerno fino a 90 Euro circa ad Ancona, 72 Euro a Vigevano, 66 Euro a Brescia.
 

E molto variegato è lo scenario relativo ai criteri di esenzione dalla tariffa mensile: a Vigevano, Brescia, Adro, Trento, Aosta, Udine, Padova, Parma, Firenze, Campobasso, Catania, Salerno e Palermo non è prevista  l’esenzione dal pagamento della quota di contribuzione al servizio mensa pur in presenza di redditi molto bassi o di situazioni di disagio per le famiglie non prese in carico dai servizi.

Ma anche in quei comuni dove  l’esenzione è prevista, né i criteri né la soglia di accesso sono omogenei. Si va da un’esenzione basata su un tetto ISEE[3] di 0 Euro a Perugia fino a Potenza che prevede un’esenzione completa per i nuclei con ISEE fino a 8.000,00 Euro e Trieste fino a 7.250 Euro.

Alcuni comuni inoltre prevedono esenzioni dal pagamento per famiglie particolarmente svantaggiate, in cui sia sopravvenuta per esempio una disoccupazione, come nel caso dei comuni di Genova, Bari e Cagliari. Nel caso di Genova  sono esenti anche i figli di rifugiati o di famiglie particolarmente numerose, come previsto anche dai comuni di Verona,  Ancona e Bari. E tornano in evidenza anche quest’anno i casi di esclusione dei bambini dal servizio di refezione nel caso di genitori morosi nei pagamenti, nei comuni di Vigevano, Brescia, Adro, Crotone, Campobasso e Lecce.

Particolarmente critica la situazione a Vigevano, dove basta che una sola retta non sia pagata perché il bambino venga escluso dalla mensa e dove il debito contratto dai genitori di un alunno viene considerato un “debito familiare”, con la conseguenza che tutti i fratelli vengono esclusi dal servizio, anche se la morosità riguarda solo  uno di loro.
 
“La cattiva prassi dell’esclusione dei bambini dal servizio mensa laddove i genitori non siano in regola con il pagamento trasforma il pasto da fattore di integrazione a occasione di stigmatizzazione, amplificando la percezione dei divari sociali e il senso di esclusione nei bambini”, commenta ancora Raffaela Milano.
 

La petizione al Comune di Vigevano

E rispetto a Vigevano Save the Children ha deciso di sostenere alcuni genitori e di promuovere una petizione online (www.illuminiamoilfuturo.it/petizione) rivolta al Sindaco del comune, in cui si chiede che la mensa a scuola sia gratuita per i bambini più poveri e che sia ritirata la delibera 51/2012 che impone alle famiglie con i redditi più bassi il pagamento del servizio e stabilisce che basta che non si paghi anche una sola retta (120€ a fascia massima) perché il bambino sia escluso dal servizio e costretto a consumare il pranzo portato da casa in una stanza separata, lontano dai propri compagni o addirittura a tornare a casa.
 

“Vigevano si segnala in negativo fra i comuni monitorati per dei criteri di accesso al servizio di refezione così restrittivi e penalizzanti da diventare discriminatori nei confronti dei bambini di famiglie in difficoltà. Si tratta di decisioni che ledono il diritto all’istruzione e alla salute, sancito dalla Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia”, conclude il Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

 

Uno specchietto con le migliori e peggiori prassi è al link:
http://we.tl/vNhaNePXvu
Il “Monitoraggio dei servizi di refezione scolastica nei maggiori comuni italiani” è al link:
http://we.tl/EFlwHcEZx0

Foto di bambini e famiglie in situazione di disagio e relative alla campagna “Illuminiamo il Futuro” al link:
http://media.savethechildren.it/?c=151&k=9a50a6b712

 

Per ulteriori informazioni:
Ufficio stampa Save the Children Italia
06-48070023-81-63-71 (338 7518129 Emanuela Salvatori,  345 5508132 Michele Prosperi,  333 7478171 Tonia Esposito, 340 4717515 Alessia Maida)
press@savethechildren.it
www.savethechildren.it
#illuminiamoilfuturo



[1] Per tutte le città mappate i criteri presi in esame sono stati: esenzione, riduzione, tariffa minima/massima, tetto ISEE per usufruire dell’esenzione o della riduzione, azioni previste in caso di insolvenza e restrizioni nell’accesso alle agevolazioni. I dati sono stati raccolti sia attraverso la consultazione dei siti internet delle amministrazioni locali che attraverso contatti diretti telefonici, quando tali dati non risultavano disponibili pubblicamente on-line.

[2] Unica eccezione i comuni di Potenza e de L’Aquila i quali però sono tra quelli che prevedono una soglia ISEE di accesso all’esenzione tra le più alte.

[3] Indicatore della situazione economica equivalente. L’Isee è uno strumento che consente di calcolare la situazione economica delle famiglie mediante l’analisi del reddito, del patrimonio mobiliare e immobiliare, delle caratteristiche del nucleo familiare.