Immigrazione: Save the Children, sempre più a rischio l’identificazione e l’adeguata protezione dei minori migranti in arrivo via mare.

Save the Children esprime la propria preoccupazione per le sorti dei 227 migranti rimandati in Libia dopo che ieri avevano lanciato una richiesta di aiuto dalle acque internazionali tra Malta e Lampedusa, e le scarse informazioni sulle modalità con cui esso è avvenuto.
Inoltre, l’Organizzazione, che da maggio 2008 svolge attività di informazione legale e monitoraggio degli standard di accoglienza nel centro di Lampedusa nell’ambito del progetto europeo Praesidium, non esclude che tra i migranti possano esserci dei minori, ai quali pertanto non sarebbe stata garantita una corretta identificazione e conseguente protezione.
Save the Children rileva che tale azione contravvenga ai più basilari principi umanitari, secondo cui deve essere garantito lo sbarco, il soccorso e l’assistenza di tutti i migranti e in particolare delle categorie vulnerabili, tra cui i minori. Questi ultimi, secondo la Convenzione Onu sui Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza ratificata dall’Italia, hanno diritto all’adeguata protezione e alla non discriminazione.
Facendo riferimento agli accordi tra Italia e Libia, si ricorda che essi prevedono esclusivamente il “pattugliamento congiunto” da eseguire al limite delle acque costiere libiche, e non la “riammissione” in Libia di migranti fermati da mezzi italiani nelle acque internazionali.
Il fatto che i migranti siano stati rinviati in Libia, di fatto li espone a potenziali rischi di violazione dei diritti umani e persecuzione, anche in considerazione che questo Paese non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra.
Inoltre è necessario sottolineare come nel 2005 una missione tecnica dell’UE che ha visitato i centri di detenzione per migranti irregolari in Libia, abbia rivelato “condizioni di detenzione da appena accettabili a estremamente povere” e un considerevole “numero di minori non accompagnati, a volte non ospitati separatamente, e che sono in evidente stato di pericolo”.
Infine, si ricorda che l’Italia, nel 2005 era stata condannata dalla Corte Europea dei diritti umani per aver effettuato dei respingimenti collettivi di migranti alla volta di città libiche, che avevano esposto i migranti al rischio di subire trattamenti inumani o degradanti
Save the Children, pertanto, ribadisce l’importanza di garantire l’attuazione del modello di gestione dei flussi migratori misti basato sul soccorso, la prima accoglienza e l’identificazione dei gruppi vulnerabili, quali i minori, e sollecita un’opportuna analisi dei casi individuali, che garantisca la tutela oltre che dei diritti dei minori, anche dei richiedenti asilo e delle vittime della tratta.

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