Lampedusa: 196 i minori stranieri non accompagnati presenti nel Centro di Soccorso e Prima accoglienza dell’isola

Save the Children prosegue nelle sue attività di orientamento, informazione legale e mediazione culturale rivolte ai minori – in particolare a quelli non accompagnati – all’interno del Centro di Soccorso e Prima accoglienza di Lampedusa, nell’ambito del progetto Praesidium III (si veda nota in calce).

Sono 196 i minori stranieri non accompagnati attualmente presenti nella struttura: la gran parte - il 70% - provenienti dall’Egitto, il 7% dalla Tunisia, il 6% dalla Nigeria, altrettanti dalla Somalia, il 4% dall’Eritrea, il rimanente numero da Marocco, Togo e Burkina Faso.

Precaria l’accoglienza loro riservata a causa del sovraffollamento del centro, attrezzato per ospitare 70 fra minori e donne (a fronte appunto degli attuali 196 minorenni soli e di circa 100 donne presenti). La conseguenza di ciò è che molti ragazzi hanno dovuto dormire all’aperto e non sono state ancora approntate misure per garantire loro condizioni minime di accoglienza.

A fronte di tale situazione Save the Children raccomanda l’immediato trasferimento dei minori stranieri non accompagnati nelle comunità di accoglienza presenti su tutto il territorio nazionale, dando priorità a quei ragazzi e ragazze che sono ospitati nel Centro di Lampedusa ormai da più di un mese.

Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa Save the Children Italia
tel. 06 48070023; 338.7518129
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www.savethechildren.it

Nota: le attività di Save the Children nell’ambito di Praesidium III
Gli operatori di Save the Children (consulente legale e mediatore culturale) presenti nel Centro Soccorso e Prima Accoglienza (Cspa) di Lampedusa, intervengono sin dalle primissime fasi dell’arrivo sull’isola di minori migranti non accompagnati o con famiglia: non appena questi sbarcano ed accedono al Cspa, informano i giovani migranti sulle fasi successive all’arrivo, in primis su quella dell’identificazione; verificano quindi che i minori non accompagnati vengano identificati come tali e che sia garantito il mantenimento dell’unità familiare: può infatti accadere che le generalità fornite all’arrivo non siano corrette e questo rischia di pregiudicare fortemente l’intero percorso del minore sul territorio e l’accesso alle garanzie previste dalla legge. Save the Children può segnalare la presenza di minori erroneamente registrati come maggiorenni all’arrivo alle istituzioni competenti ed evitare, in questo modo, che siano adottati provvedimenti lesivi dei loro diritti, come l’espulsione o il trattenimento in centri chiusi. Successivamente all’identificazione del ragazzo/ragazzo, l’operatore legale e il mediatore culturale forniscono ai minori non accompagnati informazioni sui loro diritti - dalla possibilità di essere accolti in apposite strutture, alla nomina di un tutore, alla possibilità di ottenere un permesso di soggiorno o di presentare la domanda di asilo - e seguono i casi che necessitano di particolare attenzione (ad esempio, minori in situazione particolarmente vulnerabile da riferire alle strutture competenti). Save the Children monitora inoltre le condizioni dell’assistenza e dell’accoglienza, all’interno del centro, con l’obiettivo di migliorare gli standard dei servizi forniti ai minori migranti.
L’organizzazione internazionale, attraverso altri 3 operatori (1 operatore legale, 1 operatore sociale e 1 mediatore culturale), è attiva inoltre sul territorio siciliano. Obiettivo di questa attività di monitoraggio che riguarda le comunità di accoglienza per minori e centri per immigrati presenti in Sicilia, è garantire un miglioramento degli standard di accoglienza e rispetto dei diritti all’interno di , queste strutture, nonché rafforzare la capacità di soggetti, pubblici e privati, di tutelare e supportare i minori migranti. Il team di Save the Children garantisce ai minori accolti nelle comunità e nei centri, informazioni sui diritti previsti dalla normativa e collabora con i soggetti competenti nella definizione e avvio di un percorso di tutela e inserimento del minore sul territorio, contribuendo quindi a evitare o ridurre le fughe dei minori delle strutture stesse, con il rischio che essi poi cadano in circuiti di sfruttamento.