Ancora sofferenze per il popolo Rohingya a 5 anni dalla fuga dal Myanmar

mamma e bambini guardano in camera

A cinque anni dalla fuga di più di 750.000 Rohingya dalle uccisioni di massa, dagli stupri e dalle sistematiche violazioni dei diritti umani in Myanmar, abbiamo svolto un’indagine fra i rifugiati Rohingya in Bangladesh, nel campo profughi di Cox’s Bazar, e ancora oggi continuano a vivere nella paura.

Due terzi (66%) dei bambini Rohingya intervistati e quasi tutti i genitori e le figure di riferimento (87%) ci hanno detto di non sentirsi più al sicuro rispetto a quando sono arrivati. Questi risultati  mostrano che gli sforzi della comunità internazionale, nonostante siano significativi, risultano al di sotto di quanto necessario per rispondere adeguatamente ai bisogni dei rifugiati Rohingya.

La metà dei bambini intervistati ha dichiarato di condurre una vita "infelice" e un quarto ha valutato la propria vita in modo così negativo da affermare di soffrire. Quasi l'80% dei bambini ha dichiarato di sentirsi depresso o stressato. I genitori e le figure di riferimento portano un fardello ancora più pesante: più di nove su dieci, infatti, hanno dichiarato di sentirsi depressi (92%), ansiosi (90%) e stressati (96%). "Sono cinque anni che sopravviviamo in questo campo di esilio sotto diverse minacce e limitazioni, proprio come facevamo in Myanmar. Non abbiamo più forze per sopportare questa vita terribile", ci ha raccontato Mohammad*, un padre.

Quali sono le principali preoccupazioni dei rifugiata Rohingya:

  • Il matrimonio infantile rappresenta una delle maggiori preoccupazioni per quasi il 60% dei rifugiati. L'impennata dei prezzi ha lasciato molte famiglie di rifugiati in difficoltà e con poche opportunità di reddito disponibili, e per questo il matrimonio infantile è visto come un modo per alleviare la pressione finanziaria.
  • La sicurezza. La pandemia di Covid-19 e le successive chiusure hanno visto un minor numero di organizzazioni umanitarie sul posto e ridotto la sicurezza dei campi creando un terreno fertile per bande e gruppi armati. 
  • La scolarizzazione è stata una delle principali ansie dei bambini tanto che tre quarti di loro hanno indicato la mancanza di un'istruzione di qualità tra le prime tre preoccupazioni. "Qui non possiamo ricevere un'istruzione, soprattutto in birmano. Stiamo imparando solo l'inglese e dimentichiamo la nostra lingua. Non possiamo giocare all'aperto perché non c'è abbastanza spazio. In Myanmar avevamo un grande parco giochi e spazi aperti", ha raccontato un dodicenne.

Sebbene la maggior parte dei Rohingya - voglia tornae a casa, le continue violenze in Myanmar fanno sì che, per il momento, il ritorno sicuro non sia un'opzione. I Rohingya continuano a essere arrestati e detenuti per essersi spostati al di fuori dei loro villaggi e viene loro negata la cittadinanza e i diritti fondamentali.

Sono tagliati fuori dall'assistenza sanitaria, dall'istruzione e dal lavoro. I Rohingya non potranno tornare a casa finché non saranno affrontate le cause profonde che li hanno spinti a fuggire. Fino ad allora, dobbiamo fare di più per proteggere i Rohingya, cominciando con l'affrontare il flusso di aiuti.

Pe maggiori info leggi il comunicato


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