Salta al contenuto della pagina

Una vita in valigia. L’ha detto Fahmy

Immagine: 

Dalle 16:00-18.00.

Galleria Nina Due, Via Carlo Botta 8, 20135 Milano.

Una montagna di valigie e un gruppo di ragazzi. 30 ragazze e ragazzi hanno ideato, progettato, tagliato e avvitato ognuno la sua valigia, fino a trasportarla in un luogo che le riunisca tutte, in un dialogo molteplice, imprevedibile, di voci e sguardi. Il viaggio al Centro educativo Fuoriclasse - un progetto di Save the Children realizzato in collaborazione con le Acli Milanesi all’interno di Spazio Agorà - è iniziato in ottobre, quando l’artista Makio Manzoni ha proposto ai ragazzi e alle ragazze che frequentano i laboratori di lavorare insieme per realizzare delle valigie, partendo da semplici assi di abete grezzo.

Il gruppo si è rimboccato le maniche e con trapano, avvitatore, levigatrici e un po’ di curiosità ha costruito valigie e bauli di ogni forma e dimensione. La valigia è lo specchio dell’anima di chi la porta, ognuno di noi è un bagaglio senza fondo che si arricchisce attraverso le esperienze, il movimento, l’incontro con l’altro e con il territorio. Partendo da qui, il gruppo dei Fuoriclasse, accompagnato dai volontari, gli operatori e Makio Manzoni, si è avvicinato al linguaggio dell’arte contemporanea, attraverso un’esperienza insieme pratica ed emotiva.

E così ognuno ha scelto cosa portare con sé, quali esperienze, ricordi, oggetti custodire nella propria valigia. Durante l’happening presso la galleria d’arte Nina Due il gruppo dei Fuoriclasse proverà a con-dividere il proprio viaggio con i docenti, i genitori, gli amici, il pubblico presente. L’happening si aprirà con una performance: i nuovi artisti inizialmente si muoveranno in diverse direzioni, cercando il proprio spazio, ancora incerti su dove andare. Poi ognuno entra in galleria, mette il proprio bagaglio in mezzo agli altri, vi sale sopra o vi si mette accanto e sceglie se e come condividerlo: può leggere una frase o dire a tutti cosa c’è dentro, oppure stare in silenzio.

La galleria si trasforma, diventa una grande e poetica metafora dello spazio sociale, in cui le differenze sono visibili, vissute, ma non divisorie. Uno spazio in cui ognuno può trovare il suo posto e dare il suo contributo vivendo in relazione alla presenza dell’altro.

Makio Manzoni (1973) ha seguito un percorso di formazione che lo ha portato a sviluppare progetti artistici di scultura e fotografia, esposti in mostre e gallerie internazionali. Al tempo stesso lavora nelle scuole come insegnante di sostegno e professore di storia dell’arte. Manzoni vive l’arte nella sua originaria funzione sociale ed identitaria. Nel suo lavoro non vi è distinzione visibile tra attività pratica ed estetica e nei suoi progetti non è il risultato ad avere un valore essenziale, ma il processo di realizzazione, la pratica del costruire insieme. Ringraziamo per la collaborazione Spazio Agorà e le Acli Milanesi, gli Istituti comprensivi Vallagarina e Trilussa, i volontari del Centro Educativo Fuoriclasse, Marco Riva per la documentazione video dell’happening.