Rohingya: negati i diritti fondamentali per 700.000 minori

bimbo Rohingya in un campo profughi, vestito con canottiera e pantaloncini sporchi di terra, sullo sfondo un rifugio di lamiere fatiscente


In Myanmar, Bangladesh, Malesia, Tailandia e Indonesia i bambini Rohingya non hanno accesso a istruzione di qualità e a protezione legale, rimanendo così esposti ad abusi, lavoro minorile, matrimoni precoci, tratta e detenzione.

Il Myanmar non riconosce i Rohingya come cittadini, complicando il processo di richiesta di asilo all'estero e i minori sono ancora più esposti a varie forme di abuso in tutti e quattro i Paesi.

I diritti negati e le violenze

  • Apolidia e mancanza di status giuridico: il Myanmar nega la cittadinanza alla popolazione Rohingya, mentre nessuno degli altri quattro Paesi concede la cittadinanza ai rifugiati minori Rohingya nati sulle loro coste, né sono ufficialmente riconosciuti come rifugiati. 
  • Difficoltà di accesso all'istruzione, sia a causa di norme esplicitamente discriminatorie che li escludono dalla scuola, sia perché non vengono applicate politiche che dovrebbero consentire loro di frequentare la scuola. 
  • Matrimoni e gravidanze precoci: le pressioni finanziarie e le usanze legate all'istruzione femminile fanno sì che le adolescenti Rohingya abbiano ancora meno possibilità di andare a scuola e più probabilità di matrimoni precoci.
  • Arresti e confinamento in centri di detenzione per migranti e campi profughi.
  • Atteggiamenti e discriminazioni contro i Rohingya, a volte diffusi online e nei media statali che minacciano la sicurezza dei bambini.

Su un totale di almeno 700.000 bambini e bambine Rohingya in Asia, la maggior parte di loro vive fuori dal loro paese d'origine, il Myanmar. 

Mezzo milione di loro vive nei campi profughi del Bangladesh, ma molti Rohingya si sono rifugiati anche in altri paesi vicini. 

“Con tutte le atrocità che hanno dovuto affrontare, i bambini Rohingya sono tra i più perseguitati al mondo, dimenticati sia dai loro paesi d’origine sia da quelli in cui sono fuggiti. In Myanmar, in cui ingiustamente è stata negata loro la cittadinanza, subiscono discriminazioni ed emarginazioni. I loro diritti fondamentali sono violati: la possibilità di andare a scuola, di sentirsi al sicuro nelle proprie case e di vivere liberi da discriminazioni e pregiudizi” ha dichiarato Hassan Noor, Direttore Regionale di Save the Children in Asia

Decenni di persecuzioni e violenze in Myanmar e nei Paesi vicini

La comunità Rohingya in Myanmar ha vissuto decenni di persecuzioni e violenze perpetuate dallo stato e nei Paesi vicini spesso continuano a essere demonizzati, discriminati, trattati come criminali, rinchiusi in centri di detenzione per migranti o lasciati morire su barche bloccate in mare per mesi. 

La situazione in Myanmar inoltre è sempre più instabile dopo il golpe militare del 1° febbraio: migliaia di persone sono state arrestate e centinaia uccise, rendendo sempre più remota la prospettiva di un ritorno sicuro per le centinaia di migliaia di rifugiati Rohingya.

“[In Myanmar] io e la mia famiglia eravamo perseguitati ovunque. Non potevo lavorare ed ero discriminato. Venivamo importunati e quando ero piccolo mia madre e mia sorella sono state picchiate. Siamo Rohingya e per questo siamo discriminati. Se uscivamo la sera la polizia ci picchiava o ci arrestava; a volte portavano i giovani Rohingya alla stazione di polizia e li torturavano. Una volta arrivato qui, è iniziato il lockdown ed è diventato difficile sopravvivere. Pensavo che avrei trovato di un lavoro per aiutare mia madre e le mie sorelle, ma è difficile trovarlo [senza documenti]. Da quando sono arrivato, ho paura di essere arrestato e della polizia. Non posso uscire [con i miei amici] quando mi chiamano per giocare perché non ho i documenti” racconta Abul, 16 anni, che a soli 15 anni ha lasciato la sua famiglia in Myanmar ed è fuggito in Malesia, dove vive da circa 18 mesi. 

Questa grandissima sfida umanitaria non può più essere ignorata. Anche tu, con la tua donazione, puoi raggiungere i bambini e le bambine Rohingya e garantire loro un futuro migliore. Aiutaci con una donazione.

La pandemia di Covid-19 ha peggiorato ancor di più la situazione per i rifugiati Rohingya, poiché i governi aumentano le restrizioni di circolazione e chiudono i confini nazionali rendendo ancora più pericolosi i viaggi dei migranti. 

Per approfondire leggi il comunicato stampa.

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