Sviluppo della prima infanzia per i bambini rifugiati in Uganda

Perché 

In Uganda è il terzo paese con il maggior numero di rifugiati al mondo. Oltre 1,3 milioni di persone, il 61% dei quali sono bambini e bambine, hanno trovato rifugio nel paese e sono quotidianamente esposti a rischi legati alla mancanza di servizi educativi e di protezione adeguati. In Uganda, i rifugiati possono ricevere un supporto dal governo locale che prevede l'assegnazione di appezzamenti di terra per la costruzione di case e lo svolgimento di attività agricole. Tuttavia, l'ingente numero di rifugiati, prevalentemente in fuga dalle violenze in Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo e in costante crescita dal 2018, sta mettendo in serie difficoltà le autorità locali.

I bambini tra i 3 e i 6 anni rischiano spesso di non poter accedere a servizi educativi in linea con i loro bisogni. L’80% delle strutture prescolari nel paese sono private, rendendo accessibili questi servizi a meno del 15% dei bambini. Allo stesso tempo, le strutture più economiche risultano spesso fatiscenti e del tutto inadeguate a soddisfare i bisogni dei bambini: mancano fondi per avere staff professionalmente formato, i servizi igienici e i materiali scolastici essenziali. I bambini e le bambine si trovano così a fronteggiare grosse difficoltà nello sviluppo e mancano della preparazione necessaria al passaggio alla scuola primaria.

Diversi tipi di vulnerabilità si sommano a questo quadro generale: nei distretti più poveri e maggiormente interessati dalla presenza di rifugiati nell’Uganda Occidentale e nel Nilo Occidentale, mancano gli insegnanti. I bambini disabili sono maggiormente a rischio di povertà ed esclusione per l’assenza di supporto adatto ai loro bisogni e di un sostegno alle loro famiglie.

Che Cosa 

Il progetto avrà un approccio olistico che valuterà i diversi aspetti del benessere dei più piccoli, aumentando l’accesso all’istruzione, alla protezione dei bambini, a salute e nutrizione, all’acqua, ai servizi igienico-sanitari e alle corrette pratiche igieniche. Garantiremo l’apprendimento e il gioco ai bambini sotto i 6 anni, supportandone inoltre la transizione dall’asilo alla scuola primaria.  Una parte dell’intervento si concentrerà sul rafforzamento delle capacità di insegnanti e genitori per permettere loro di guidare e seguire i bambini nello sviluppo sociale, emotivo e fisico così da assicurare ai più piccoli ambienti accessibili e sicuri, insegnanti preparati e un’educazione di qualità.

Lavoreremo in 25 Centri per lo Sviluppo della Prima Infanzia nei distretti di Kiryandongo e Arua, e manterremo un focus particolare sull’inclusione dei bambini con disabilità e difficoltà di apprendimento, sensibilizzando le comunità e monitorando lo sviluppo cognitivo e di apprendimento dei minori. Applicheremo approcci e metodologie volte a sviluppare le capacità cognitive e di apprendimento precoce dell’alfabeto e della matematica e faremo un lavoro sulle capacità dei genitori, tutori e degli insegnanti affinché utilizzino approcci di disciplina positiva. Inoltre, saremo di supporto nella gestione dei conflitti all’interno del campo per raggiungere la massima coesione tra i rifugiati e le comunità ospitanti.


Attività principali e alcuni risultati raggiunti

  • 7.488 beneficiari si sono iscritti ai nostri 25 Centri, 3.805 dei quali hanno frequentato in modalità da remoto durante il lockdown dovuto al Covid-19; questa modalità ha permesso a molti bambini e bambine, che in altre circostanze non ne avrebbero avuto la possibilità, di frequentare i nostri corsi prescolari.
  • Abbiamo formato 147 membri dei comitati di gestione dei nostri Centri affinché avessero tutti gli strumenti per apportare migliorie alle strutture, ma anche gestirne le risorse e tenerne adeguatamente la documentazione in modo da garantirne la sostenibilità.
  • 205 caregivers sono stati formati sull’educazione inclusiva e sull’adozione di un codice di condotta tra gli insegnanti, così da aumentare il loro grado di professionalizzazione e supportare i bambini e le bambine nel modo più inclusivo possibile, anche a distanza.
  • Nei nostri Centri, abbiamo portato avanti discussioni con 801 genitori e caregivers sulle questioni più rilevanti nelle strutture, quali la pulizia, l’alimentazione a scuola, la genitorialità positiva e l’importanza della creazione di attività di sostegno economico a livello comunitario.
  • Durante la chiusura dei nostri Centri a causa della pandemia Covid-19, abbiamo supportato direttamente i bambini nel loro apprendimento a distanza, lavorando anche a stretto contatto con le autorità governative per fare in modo che venissero fatti investimenti su forme di apprendimento nuove ed innovative. Abbiamo portato avanti dei lavori di ristrutturazione e controllato che nelle nostre strutture fossero rispettati tutti i requisiti di sicurezza in previsione delle riaperture.

*I dati qui pubblicati si riferiscono al periodo che va dall'inizio del progetto all'ultimo aggiornamento disponibile.