Sud Sudan, rischio carestia: i bambini sopravvivono mangiando foglie
Esther Mbabazi / Save the Children
Molte famiglie, bambine e bambini dello Stato di Jonglei, nella parte orientale del Sud Sudan, si trovano oggi senza servizi essenziali e salvavita. In alcune aree del Paese, inoltre, la fame sta raggiungendo livelli vicini alla carestia. Una situazione che si è aggravata dopo l’escalation di violenza registrata a marzo, che ha portato alla sospensione degli aiuti umanitari in diverse zone e all’ordine del governo di evacuare il personale delle organizzazioni umanitarie, provocando sfollamenti di massa.
Sud Sudan: famiglie e bambini sopravvivono mangiando foglie e cresce il rischio carestia
In alcune zone dello Stato di Jonglei, famiglie e bambini sopravvivono grazie a foglie e ninfee raccolte nelle paludi e semi trovati sul territorio. Molte madri percorrono ore di cammino attraverso le pianure alluvionali nella speranza di trovare qualcosa di commestibile da portare ai propri figli.
Migliaia di bambini non frequentano più la scuola, mentre altri sono sempre più esposti al lavoro minorile o al matrimonio precoce con le famiglie che lottano per sopravvivere. Anche nelle zone in cui le scuole rimangono accessibili, alcuni bambini non riescono più a frequentarle perché troppo deboli a causa della fame.
L’ultima analisi dell’Integrated Phase Classification (IPC), la Classificazione Integrata della Sicurezza Alimentare, ha mostrato che quattro contee, tra cui Nyirol e Akobo nello stato di Jonglei, sono a rischio di carestia. I dati mostrano che oltre 7,8 milioni di persone, ovvero sei su dieci in Sud Sudan, stanno affrontando una grave insicurezza alimentare. Circa 2,2 milioni di bambini sotto i cinque anni necessitano di cure per la malnutrizione acuta con un aumento di circa 90 mila casi rispetto all’analisi precedente.
La situazione è ancora più critica per quasi 700 mila bambini che soffrono di malnutrizione acuta grave, la forma più letale che richiede cure mediche urgenti e trattamenti specializzati. Gli operatori sanitari hanno segnalato l’arrivo nei centri nutrizionali di bambini gravemente malnutriti dopo essere sopravvissuti per settimane a base di porridge annacquato o di una miscela di sale e farina.
I NOSTRI CENTRI: aiuti umanitari ostacolati dalla violenza
L’aumento delle violenze ha avuto un impatto diretto anche sulle attività umanitarie. Abbiamo infatti dovuto sospendere le nostre operazioni umanitarie ad Akobo East, un rifugio per le persone in fuga dalla violenza in tutto lo Stato di Jonglei, e abbiamo dovuto trasferire il nostro personale per motivi di sicurezza a causa dell’aumento della violenza. Questa situazione è conseguente a una sospensione simile avvenuta a febbraio a Walgak, sempre nello Stato di Jonglei, dopo che bande armate hanno saccheggiato e vandalizzato un nostro ufficio, distrutto un centro sanitario e sottratto tre dei nostri veicoli.
Ma il peggioramento della situazione è diventato particolarmente evidente presso un centro nutrizionale dell’ospedale di Bor, nella contea di Bor dello Stato di Jonglei, dove gestiamo tre diversi programmi dedicati all’identificazione e alla cura dei bambini malnutriti e delle madri in allattamento o in gravidanza.
Tabisa Ajer, 31 anni, operatrice sanitaria dell’ospedale, racconta: “al momento abbiamo oltre 60 bambini gravemente malnutriti. Di solito ne abbiamo lo stesso numero nella stagione delle piogge quando la malnutrizione tende a raggiungere il picco, ma il numero è alto per questo periodo. I numeri sono aumentati a causa della stagione e dell’aggravarsi della crisi alimentare, delle inondazioni e dell’insicurezza. Molti dei bambini che arrivano qui hanno diarrea e vomito. Siamo solo all’inizio della stagione delle piogge e da giugno ad agosto la situazione alimentare di solito peggiora. Quest’anno è più pericoloso rispetto agli altri. L’insicurezza sta avendo un impatto sulla coltivazione del cibo”.
Cosa serve per fermare la crisi umanitaria in Sud Sudan
“Le soluzioni alla fame estrema sono di natura politica. Questa situazione può essere prevenuta e mitigata, prima che altri bambini ne soffrano. Il mese prossimo, il Sud Sudan celebrerà i 15 anni di indipendenza ed è necessario un maggiore investimento nella pace e nella protezione sociale per prevenire la violenza, in un contesto in cui la risposta alla crisi umanitaria è sempre più insufficiente e sotto finanziata. In un sistema umanitario già oberato, i tagli agli aiuti internazionali continuano a colpire in modo sproporzionato le persone più vulnerabili in uno degli Stati più fragili del mondo” ha dichiarato Chris Nyamandi, Direttore di Save the Children in Sud Sudan.
Operiamo in Sud Sudan dal 1991, fornendo ai bambini l’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e ai servizi nutrizionali, e sostenendo le famiglie con aiuti per la sicurezza alimentare e il sostentamento.
Invitiamo tutte le parti in conflitto a dare priorità alla protezione dei civili, a rispettare il diritto internazionale umanitario e a garantire un accesso umanitario sicuro, sostenuto e senza ostacoli alle comunità già colpite. Chiediamo, inoltre, maggiori e più flessibili risorse necessarie per rispondere ai bisogni urgenti delle popolazioni sfollate nelle comunità in difficoltà, con flussi di finanziamento progettati per raggiungere gli attori locali che forniscono aiuti secondo principi ben definiti.
Per approfondire, leggi il comunicato stampa.