Myanmar: più di 76.000 bambini sfollati a causa delle violenze dopo il colpo di stato. Famiglie e minori costretti a vivere nelle foreste, senza accesso a cibo e a servizi salvavita.

In Myanmar, dopo il golpe del 1° febbraio e lo scoppio del conflitto armato in diverse aree del Paese, più di 76.000 bambini[1] sono stati costretti a fuggire dalle loro case. Questo è quanto riporta Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

Dal colpo di stato, 206.000 persone sono state sfollate in tutto il Paese. Secondo le Nazioni Unite, nello stato di Kayah, centro di sfollamento in Myanmar sud-orientale, solo a settembre circa 22.000 persone sono fuggite dalle loro case e più di 79.000 persone, tra cui circa 29.000 bambini, sono attualmente sfollate[2]. La città di Demoso è rimasta completamente disabitata dopo che tutti gli abitanti sono fuggiti dai violenti scontri del mese scorso.

La maggior parte dei bambini sfollati vive nella foresta, con nient'altro per vivere se non teloni sorretti da canne di bambù per proteggersi dalla pioggia torrenziale dei monsoni. Molte famiglie non hanno cibo a sufficienza e condividono un unico pasto al giorno e dal momento che l’accesso al cibo e ai servizi salvavita sono bloccati, le famiglie vivono solo di riso. A giugno un inviato ONU per i diritti umani ha avvertito che nello Stato di Kayah ci potrebbero essere “morti di massa per fame, malattie e assideramento”.

Cherry*, una ragazza di 33 anni, vive con il marito e due figli in un piccolo rifugio di fortuna in un campo per sfollati in una foresta dopo che cinque mesi fa sono fuggiti dalla loro casa nel comune di Demoso. Aspetta il suo terzo figlio e probabilmente dovrà partorire all'aperto senza accesso a cure mediche. Ha raccontato a Save the Children: “Non ci sono parole per descrivere il dolore che provo. Il giorno del parto è vicino e visto che vivo in questo campo sono preoccupata per mio figlio. È impensabile mangiare cibo nutriente perché mangiamo quello che troviamo. Cosa darò da mangiare a mio figlio se tutto ciò che abbiamo è il cibo che ci donano e dobbiamo accontentarci di quello che c’è? Non è il cibo giusto per un neonato”.

In molte parti del paese le organizzazioni umanitarie non sono riuscite a raggiungere le famiglie bisognose a causa del conflitto in corso e delle restrizioni sugli aiuti. Molte famiglie dipendono dalle donazioni della popolazione locale per cibo e beni di prima necessità.

U Tun* e la sua famiglia sono fuggiti senza niente quando i combattimenti a Demoso, la loro città natale, si sono intensificati a maggio. Non possono tornare perché la loro casa è stata incendiata e con essa tutti i loro beni.  “Sono riuscito a prendere solo alcuni documenti importanti e sono fuggito con la mia famiglia. Ora viviamo su una collina in un rifugio temporaneo. È molto difficile procurarsi il cibo e dobbiamo fare affidamento sulle donazioni perché tutti i nostri averi sono stati distrutti e non possiamo tornare a casa. Anche altre persone qui soffrono come noi” ha detto U Tun* a Save the Children.

Save the Children ha avvertito che senza aiuti alimentari urgenti migliaia di bambini sfollati rischiano la fame. Circa il 60% delle famiglie di Kayah intervistate da Save the Children ad aprile ha detto di dipendere dall'agricoltura come fonte primaria di cibo, ma le stesse famiglie sono state costrette a fuggire dalle proprie fattorie a causa del conflitto.

Secondo le stime del WFP dell’inizio di questo anno, il numero di bambini che soffrono la fame nel paese potrebbe più che raddoppiare fino a raggiungere i 6,2 milioni nei prossimi sei mesi, rispetto ai 2,8 milioni registrati prima di febbraio.

“All'inizio ricevevano alcune donazioni da abitanti locali o enti di beneficenza che aiutavano le persone nei campi, ma ora le donazioni sono limitate perché alle persone non è permesso entrare nei campi. Abbiamo ricevuto sacchi di riso ma alla fine ogni famiglia ha ricevuto solo 5 tazze di riso e non è sufficiente per una famiglia di sette persone” ha raccontato a Save the Children Esther*, una volontaria in un campo di sfollati nello stato di Kayah, che ha detto che la fame è una grande preoccupazione per le famiglie sfollate.

Nonostante non sia più al centro dell’attenzione internazionale, il Myanmar è colpito da una crisi alimentare. Decine di migliaia di bambini in tutto il paese che sono fuggiti dalle loro case vivono nella foresta o si rifugiano nei templi, con nient'altro se non un telo cerato per proteggersi dalle piogge monsoniche torrenziali. Le famiglie vivono quasi di niente, condividendo in sei o sette persone un solo pasto al giorno. I bambini stanno già soffrendo la fame e molto presto cominceranno a soccombere alle malattie e alla malnutrizione.

“Le famiglie sfollate hanno urgente bisogno di tende, cibo, acqua pulita, cure mediche e servizi igienico-sanitari. I nostri team continueranno a fare tutto il possibile per fornire ai bambini e alle loro famiglie l'aiuto di cui hanno bisogno, ma abbiamo urgente bisogno di arrivare alle famiglie sfollate per fornire i nostri servizi salvavita” ha dichiarato l’Organizzazione.  “Finché le violenze continueranno, sempre più famiglie saranno costrette a fuggire in cerca di sicurezza. Chiediamo a tutte le parti di proteggere i diritti dei bambini e di tenerli al sicuro. Questo non significa solo proteggerli dal conflitto ma i bambini devono tornare a scuola e hanno bisogno di supporto per elaborare i traumi vissuti. I bambini del Myanmar hanno mostrato un'incredibile forza e resilienza, ma non ci si può aspettare che continuino a vivere tutto questo”.

In Myanmar Save the Children e i suoi partner forniscono assistenza alimentare e beni di prima necessità alle famiglie più bisognose. L’Organizzazione fornisce anche servizi sanitari e nutrizionali salvavita, educazione e supporto al benessere psico-fisico dei bambini.

*Nomi cambiati per proteggere l’identità

[1] Dal 1° febbraio in Myanmar 206.000 persone sono state sfollate. Secondo l’UNHCR il 37% sono bambini. 

[2] Dati ONU

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