Le Equilibriste

La maternità in Italia 2021

Una donna con i capelli biondi sorride mentre tiene in braccio il suo bambino con il ciuccio. Sullo sfondo alberi

Credit: Paola Meloni per Save the Children

Credit: Paola Meloni per Save the Children


Nella nuova normalità portata dalla pandemia, molte donne hanno affrontato l’esperienza del divenire madri, alcune per la prima volta, tutte di fronte a un contesto inedito, di percorsi nascita modificati, di attività traghettate in modalità online, di ansia e insicurezza per la paura del contagio. Altri genitori, con figli più grandi, si sono destreggiati fra la didattica a distanza, l’isolamento dai propri cari, la preoccupazione per i propri figli. Le mamme, che si sono fatte carico di un importante aumento del lavoro di cura non retribuito e sono state fortemente penalizzate nel mercato del lavoro, hanno versato un tributo altissimo alla crisi in corso.

Il Paese delle culle vuote

La crisi delle culle è da anni un fenomeno di particolare intensità in Italia.
I dati 2019 non mostrano inversioni di tendenza rispetto al trend ormai decennale: si registra l’ennesimo calo di nati, appena poche decine in più di 420 mila, quasi 20 mila in meno rispetto all’anno precedente (-4,5%) e oltre 156 mila rispetto al 2008 (-27%). L’Italia detiene il primato europeo di Paese con le primipare più “anziane”: nel 2020 si diventa mamme per la prima volta a 32,2 anni.

Solo 1 donna su 10 nata nel 1950 non aveva figli, mentre oltre 6 su 10 (66,4%) ne aveva due o più. Invece tra le donne nate nel 1979 a non avere figli è più di 1 su 5 (22,6%), mentre ad averne due o più è appena la metà (50,7%).

Secondo i dati al momento disponibili (provvisori) del bilancio demografico mensile, i nati del 2020 sarebbero 404.104, cioè quasi 16 mila in meno rispetto al 2019 (-3,8%).

Credit video: Lorenzo Castelli per Save the Children

una donna con sciarpa rossa e camicia a quadretti allatta una bambina

Il lavoro e le donne

“Appena il bimbo potrà andare all’asilo io spero di trovare un impiego e di andare a lavorare, non solo per lui ma anche per il mio futuro, per tornare a essere indipendente”.

Miriana, Bari

Una mamma abbraccia e bacia il suo bambino tenendolo in braccio. Sullo sfondo palazzi e una macchina

Credit: Visioni Sas

Credit: Visioni Sas

Se analizziamo cosa avviene nel mercato del lavoro quando oltre all’ “essere donna”, già di per sé un oggettivo svantaggio, si aggiunge l’ “essere madre”, il quadro diventa drammatico.

Quello che è stato definito l’ “esercito involontario del focolare” ingrossa le sue fila anno dopo anno: nel solo 2019, le dimissioni o risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro di lavoratori padri e lavoratrici madri hanno riguardato 51.558 persone, 2 su 5 a causa delle difficoltà di conciliazione. La distanza tra i generi è ancora siderale: oltre 7 provvedimenti su 10 (37.611, il 72,9%) riguardavano lavoratrici madri.

Numerose ricerche studiano la child penalty, la penalità a carico delle donne lavoratrici all’arrivo di un figlio, o anche solo per via della prospettiva di poter o voler diventare madri, e che si rileva per i redditi materni ma non quelli paterni. In Italia, secondo quanto rilevato dalle analisi dell’INPS “La penalità è molto pronunciata nel breve periodo – in particolare nell’anno del congedo e in quello successivo – ma permane anche a diversi anni di distanza dalla nascita. A quindici anni dalla maternità, i salari lordi annuali delle madri sono di 5.700 euro inferiori a quelli delle donne senza figli rispetto al periodo antecedente la nascita. Il 53% in meno.
Le ragioni di tale penalità riflettono sia le distorsioni sul mercato del lavoro (possibili discriminazioni legate alla maternità) sia la scelta da parte delle madri (effetto non osservato nei padri) di dedicare più tempo alla famiglia che al lavoro, sulla base di ruoli e stereotipi di genere che vedono le madri principali responsabili della cura della famiglia.

Una donna dà la mano a un bambino mentre camminano sul marciapiede. Sullo sfondo un muro a righe giallo e arancione

Credit: Paola Meloni per Save the Children

Credit: Paola Meloni per Save the Children

Credit video: Lorenzo Castelli per Save the Children

Una donna bionda con mascherina e giubbino nero guardano in camera. Sullo sfondo macchine e alberi

Tamara, Genova, due figli di 9 e 2 anni. Aveva un negozio di parrucchiera fino alla nascita del primo bambino, poi la sua situazione lavorativa si è complicata. Per un anno ha cercato di conciliare il lavoro con la nuova vita da mamma ma, tra i vari impegni e altre vicende personali, alla fine non ce l’ha fatta e ha chiuso il negozio. Una volta terminata questa esperienza professionale però si è ritrovata con molti debiti ed è stata sottoposta allo sfratto della casa, riuscendo infine a trovare un altro impiego come parrucchiera, in un negozio non suo. Credit: Paola Meloni per Save the Children

Tamara, Genova, due figli di 9 e 2 anni. Aveva un negozio di parrucchiera fino alla nascita del primo bambino, poi la sua situazione lavorativa si è complicata. Per un anno ha cercato di conciliare il lavoro con la nuova vita da mamma ma, tra i vari impegni e altre vicende personali, alla fine non ce l’ha fatta e ha chiuso il negozio. Una volta terminata questa esperienza professionale però si è ritrovata con molti debiti ed è stata sottoposta allo sfratto della casa, riuscendo infine a trovare un altro impiego come parrucchiera, in un negozio non suo. Credit: Paola Meloni per Save the Children

Dopo la seconda maternità, quando Tamara iniziava nuovamente a trovare un equilibrio tra lavoro e vita dei figli, sono iniziate le difficoltà della pandemia, con le restrizioni che l’emergenza sanitaria ha comportato, tra chiusure e conseguenze economiche. Trovare lavoro in questo momento nel suo ramo è molto difficile. Credit: Paola Meloni per Save the Children

Dopo la seconda maternità, quando Tamara iniziava nuovamente a trovare un equilibrio tra lavoro e vita dei figli, sono iniziate le difficoltà della pandemia, con le restrizioni che l’emergenza sanitaria ha comportato, tra chiusure e conseguenze economiche. Trovare lavoro in questo momento nel suo ramo è molto difficile. Credit: Paola Meloni per Save the Children

Il lockdown ha fatto sentire Tamara e la sua famiglia più vicini. Tuttavia questo non ha evitato disagi e preoccupazione per i figli. Quando la scuola ha riaperto il loro bambino più grande non voleva tornare. Credit: Paola Meloni per Save the Children

Il lockdown ha fatto sentire Tamara e la sua famiglia più vicini. Tuttavia questo non ha evitato disagi e preoccupazione per i figli. Quando la scuola ha riaperto il loro bambino più grande non voleva tornare. Credit: Paola Meloni per Save the Children

In questi mesi difficili, a sostegno di Tamara ci sono stati i buoni spesa del Comune e il supporto di associazioni grazie alle quali Tamara dice di sentirsi meno sola. Incontrare altre madri in un momento così precario l'aiuta. Credit: Paola Meloni per Save the Children

In questi mesi difficili, a sostegno di Tamara ci sono stati i buoni spesa del Comune e il supporto di associazioni grazie alle quali Tamara dice di sentirsi meno sola. Incontrare altre madri in un momento così precario l'aiuta. Credit: Paola Meloni per Save the Children

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Una donna bionda con mascherina e giubbino nero guardano in camera. Sullo sfondo macchine e alberi

Tamara, Genova, due figli di 9 e 2 anni. Aveva un negozio di parrucchiera fino alla nascita del primo bambino, poi la sua situazione lavorativa si è complicata. Per un anno ha cercato di conciliare il lavoro con la nuova vita da mamma ma, tra i vari impegni e altre vicende personali, alla fine non ce l’ha fatta e ha chiuso il negozio. Una volta terminata questa esperienza professionale però si è ritrovata con molti debiti ed è stata sottoposta allo sfratto della casa, riuscendo infine a trovare un altro impiego come parrucchiera, in un negozio non suo. Credit: Paola Meloni per Save the Children

Tamara, Genova, due figli di 9 e 2 anni. Aveva un negozio di parrucchiera fino alla nascita del primo bambino, poi la sua situazione lavorativa si è complicata. Per un anno ha cercato di conciliare il lavoro con la nuova vita da mamma ma, tra i vari impegni e altre vicende personali, alla fine non ce l’ha fatta e ha chiuso il negozio. Una volta terminata questa esperienza professionale però si è ritrovata con molti debiti ed è stata sottoposta allo sfratto della casa, riuscendo infine a trovare un altro impiego come parrucchiera, in un negozio non suo. Credit: Paola Meloni per Save the Children

Dopo la seconda maternità, quando Tamara iniziava nuovamente a trovare un equilibrio tra lavoro e vita dei figli, sono iniziate le difficoltà della pandemia, con le restrizioni che l’emergenza sanitaria ha comportato, tra chiusure e conseguenze economiche. Trovare lavoro in questo momento nel suo ramo è molto difficile. Credit: Paola Meloni per Save the Children

Dopo la seconda maternità, quando Tamara iniziava nuovamente a trovare un equilibrio tra lavoro e vita dei figli, sono iniziate le difficoltà della pandemia, con le restrizioni che l’emergenza sanitaria ha comportato, tra chiusure e conseguenze economiche. Trovare lavoro in questo momento nel suo ramo è molto difficile. Credit: Paola Meloni per Save the Children

Il lockdown ha fatto sentire Tamara e la sua famiglia più vicini. Tuttavia questo non ha evitato disagi e preoccupazione per i figli. Quando la scuola ha riaperto il loro bambino più grande non voleva tornare. Credit: Paola Meloni per Save the Children

Il lockdown ha fatto sentire Tamara e la sua famiglia più vicini. Tuttavia questo non ha evitato disagi e preoccupazione per i figli. Quando la scuola ha riaperto il loro bambino più grande non voleva tornare. Credit: Paola Meloni per Save the Children

In questi mesi difficili, a sostegno di Tamara ci sono stati i buoni spesa del Comune e il supporto di associazioni grazie alle quali Tamara dice di sentirsi meno sola. Incontrare altre madri in un momento così precario l'aiuta. Credit: Paola Meloni per Save the Children

In questi mesi difficili, a sostegno di Tamara ci sono stati i buoni spesa del Comune e il supporto di associazioni grazie alle quali Tamara dice di sentirsi meno sola. Incontrare altre madri in un momento così precario l'aiuta. Credit: Paola Meloni per Save the Children

Il "grande elefante nella stanza"

"In Italia una donna su tre esce dal mercato del lavoro non appena ha il primo figlio" ricorda Azzurra Rinaldi. "Alla base di questo dato, il grande elefante nella stanza, ossia le attività di cura non retribuite, che in Italia sono in larghissima parte a carico delle donne; non solo delle madri, ma di tutte le donne della famiglia: mamme, nonne, zie". Non solo le madri tendono ad essere molto meno presenti nel mondo del lavoro rispetto ai padri, ma la loro presenza, al contrario di quella dei padri tende a diminuire al crescere del numero di figli.

Rispetto alle precedenti crisi finanziarie, quella provocata dalla pandemia ha pesantemente colpito settori che vedono impiegate principalmente le donne. In Italia, la crisi ha colpito soprattutto sui lavoratori autonomi e dipendenti con contratti a tempo determinato, in particolare giovani e donne, la cui presenza è maggiormente diffusa nei settori più esposti alla crisi. E proprio giovani e donne sono due fasce della popolazione che già prima della crisi trovavano grandi difficoltà ad inserirsi e permanere nel mercato del lavoro. La pandemia sembra dunque aver acuito i divari preesistenti. I dati parlano chiaro: nel 2020, a causa della pandemia, sono evaporati in totale 456 mila posti di lavoro (un calo del 2% rispetto all’anno prima, che l’Istat definisce “senza precedenti”). Ad essere più colpite sono le donne: per loro il calo è di 249 mila unità (- 2,5%) rispetto ai 207 mila uomini (- 1,5%). Tra coloro che hanno perso il lavoro, oltre 4 su 10 (il 43,6%, pari a 199 mila) sono genitori di figli minorenni.


Ciò che i dati confermano è che sono risultate particolarmente penalizzate le mamme con figli piccoli, su cui ha pesato in maggior misura la chiusura di nidi, scuole e servizi per l’infanzia.
Tra le mamme, infatti, il saldo delle occupate fa segnare un calo di – 96 mila donne tra il 2019 e il 2020, di cui in particolare 77 mila in meno tra quelle che hanno un bambino in età prescolare e 46 mila in meno tra chi ha un figlio alla primaria (6-10 anni), mentre risultano aumentate le madri occupate con figli da 11 a 17 anni (+26 mila).

"Le donne, che nel 2018 guadagnavano ancora in media il 14 % in meno degli uomini, continuano a farsi carico delle responsabilità di cura familiare e hanno difficoltà a entrare e rimanere nel mercato del lavoro, con conseguenze che si ripercuotono anche a livello pensionistico" .
Commissione europea
Piano d'azione sul pilastro europeo dei diritti sociali
4 marzo 2021


Il part-time

Il 40% delle madri lavoratrici nel 2019 aveva un lavoro part-time, ma ciò che colpisce è che il calo di 97 mila madri occupate dal 2019 al 2020 è quasi interamente relativo alle occupate a tempo parziale (-90 mila). Non solo, tra tutte le lavoratrici a tempo parziale nel 2019 (oltre 700 mila), il 50% del totale non lo aveva scelto. La quota di “part-time involontario” è anche aumentata nel 2020 al 51,4%.


Ma come fanno le donne a fare tutto?

La distribuzione dei carichi di cura all'interno delle famiglie non si è modificata neanche in tempo di pandemia.
Uno studio dell’Università di Torino basato su interviste a 800 donne prima (aprile e luglio 2019) e durante (aprile 2020) la pandemia per valutare le disuguaglianze nei carichi di lavoro domestico e cura tra uomini e donne, fa emergere che nel periodo del lockdown le donne hanno incrementato sia il tempo dedicato alle faccende domestiche che quello rivolto alla cura dei figli; per gli uomini, invece, l’incremento si è verificato solo su quest’ultimo versante, senza modificare il contributo alle faccende domestiche.

Una mamma e un papà di spalle con una bambina in braccio passeggiano in un cortile

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Quello che l’Istat ha definito “lo shock organizzativo familiare” causato dal lockdown, secondo le stime, ha potenzialmente travolto un totale di circa 2,9 milioni di nuclei con figli minori di 15 anni in cui entrambi i genitori (2 milioni 460 mila) o l’unico presente (440 mila) erano occupati. Lo “stress da conciliazione”, in particolare, è stato massimo tra i genitori che non hanno potuto lavorare da casa, né fruire dei servizi (formali o informali) per la cura dei figli: si tratta di 853 mila nuclei con figli 0-14enni, nello specifico 583 mila coppie e 270 mila monogenitori, questi ultimi in gran parte (l’84,8%) madri.
Sono state soprattutto le madri a dover gestire contemporaneamente nuove modalità di lavoro (o perdita di questo), appesantiti carichi di attività domestiche, maggior cura dei figli, preoccupazioni sul versante sanitario e spesso economico.
Alcuni studi, ad esempio, sottolineano che, per le madri, il periodo di didattica a distanza dei figli ha comportato un notevole aggravio di lavoro. Un’indagine pubblicata a fine luglio 2020 dall’Università Milano Bicocca, su un gruppo di quasi 7 mila genitori, quasi tutte madri, ha evidenziato che queste hanno dedicato alla DAD dei propri figli 3,2 ore al giorno per i bambini nella scuola primaria, 2,8 per quelli della secondaria di primo grado e 2 per quelli della secondaria di secondo grado. Una grande quantità di attività non retribuita aggiuntiva. Ed infatti, alla fine, molte madri registrano segnali di affaticamento, emotivo e psicologico.

60 anni, per restare in ambito europeo: è la stima che l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) fa del tempo necessario al raggiungimento della completa parità se i progressi proseguiranno al ritmo attuale.

Credit video: Lorenzo Castelli per Save the Children

Misure a sostegno dei genitori durante la pandemia

"Lavoro in un bar e con tutte queste aperture e chiusure quest’anno ho dovuto faticare. Quando le scuole erano chiuse e io continuavo a lavorare ho chiamato una baby sitter per aiutarmi con i bambini. Poi ho chiesto sostegno a mia sorella perché non potevo più sostenere questo costo."

Claudia, Brindisi

Una mamma sorride alla figlia che le sta in braccio. Entrambe sono vestite di bianco. Sullo sfondo un cortile con un prato

Credit: Visioni Sas per Save the Children

Credit: Visioni Sas per Save the Children

"Le donne non rappresentano probabilmente un centro di influenza per modificare le politiche del Governo. Allo stesso tempo abbiamo un tema di rappresentanza che non possiamo ignorare: spesso le decisioni e ancora di più le politiche economiche che vengono decise nel nostro paese sono il frutto di ragionamenti che vengono fatti esclusivamente o quasi fra uomini bianchi, etero, di età superiore ai 60-65 anni. Non è soltanto un tema di equità nella rappresentanza, ma anche molto basico e concreto: nel momento in cui io disegno una politica economica io condivido il mio portato di esperienza. "
Azzurra Rinaldi
Direttrice della School of Gender Economics
Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza

“In risposta alla crisi, il governo ha adottato misure temporanee volte a conciliare vita privata e professionale, quali la promozione del lavoro agile, congedi straordinari e l’offerta di buoni per i servizi di baby sitting. Nonostante i recenti sforzi, le misure volte a promuovere le pari opportunità e le politiche in materia di equilibrio tra vita professionale e privata, così come l’offerta a costi accessibili di servizi di educazione e cura della prima infanzia e servizi di assistenza a lungo termine, rimangono modeste e scarsamente integrate”.
Raccomandazione del Consiglio europeo sul programma nazionale di riforma 2020 dell’Italia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2020 dell’Italia

L'arrivo del Covid, il lockdown e la crisi

Durante la pandemia, il Governo è intervenuto con i decreti Cura Italia e Rilancio (e successivamente il DL 30/2021) a sostegno dei genitori lavoratori essenzialmente con l’introduzione di due misure: un congedo parentale straordinario e un bonus baby-sitter. Nel 2020 le domande per il bonus baby-sitting sono state 1.304.903, il totale degli importi richiesti è stato di quasi 1 miliardo di euro, alla fine ne sono state accolte poco più di un milione, da parte di 720 mila richiedenti, per la maggior parte donne: il 70% nel settore privato/autonomo e il 61% nel pubblico. Per il congedo straordinario, le donne che hanno fatto richiesta sono state quasi 4 su 5, il 78% dei richiedenti. Un chiaro segnale dello sbilanciamento del carico familiare all’interno della coppia e anche del maggiore peso sostenuto dalle madri lavoratrici nel corso dell’emergenza rispetto ai padri. Il fatto che nel congedo la retribuzione sia dimezzata spinge infatti il genitore  percettore di redditi più bassi a stare a casa, ma, come dimostra l’esperienza che hanno fatto altri Paesi europei, basterebbe garantire il 100% del reddito almeno per un primo periodo di congedo per incentivare entrambi i genitori ad usufruirne, senza danni economici per la famiglia e con minor sacrificio professionale per chi ne fruisce.

“Le misure hanno potuto rispondere solo in misura parziale e sicuramente non sufficiente ai bisogni di conciliazione e di sostegno alle spese delle famiglie con figli. Nel nuovo decreto emerge ancora una visione di insieme e di più lungo periodo inadeguata a dare risposte soddisfacenti ai bisogni di conciliazione che vivono le famiglie con figli e di costruire le condizioni per uno sviluppo sostenibile, dal punto di vista sociale, economico, demografico che rimetta pienamente al centro la parità di genere e le opportunità per le nuove generazioni".
Alleanza per l'Infanzia

Lo smart working durante la crisi

Dal punto di vista professionale, la possibilità di avere un lavoro flessibile mi ha consentito di rispondere alla nuova condizione causata dal Coronavirus. Dall’altra parte non avevo più orari, più ritmi e questo ha contribuito a creare un grandissimo stress. L’emergenza ha causato un maggiore carico lavorativo e mi sono trovata a gestire una mole di lavoro superiore allo standard in una modalità di smart working.
Allegra, Roma

Secondo quanto affermato dall’EIGE (Istituto europeo per l’uguaglianza di genere) il lavoro a distanza ha acuito i conflitti sull’equilibrio tra attività professionale e vita privata, soprattutto per le madri dei bambini più piccoli, tra 0 e 5 anni. Le madri, infatti, anche durante il lavoro a distanza, subiscono più dei padri interruzioni legate alle esigenze dei bambini, con ripercussioni sulla produttività.
I risultati di un’indagine online condotta da Eurofound a luglio 2020, mostrano che in particolare le madri di bambini 0-11enni hanno avuto maggiori difficoltà a concentrarsi sul lavoro a causa degli impegni familiari (una criticità sentita da quasi 1 madre su 3, il 29%, a fronte di 1 padre su 10, l’11%) e che questi impediscono di dedicare più tempo al proprio lavoro. Questo succede a 1 madre su 4 (il 26%) e solo a meno di 1 padre su 10 (7%).

"Bisogna fare attenzione che questa forma di smart working non diventi, nel futuro prossimo, una sorta di gabbia che veda le madri lavoratrici relegate a casa, con i figli e con sulle spalle le attività di cura non retribuite. Lo smart working può essere uno strumento, ma va organizzato, pianificato, sempre in una visione strategica"
Azzurra Rinaldi
Direttrice della School of Gender Economics
Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza

Mani di donna scrivono sulla tastiera di un pc

Politiche a favore della genitorialità

"Non mi sentivo adeguata a seguire le attività dei bambini contemporaneamente alla mia attività lavorativa a cui non volevo rinunciare perché il mio lavoro mi piace, ho fatto tanti sacrifici per averlo, per essere autonoma e indipendente. Quindi se da una parte non volevo rinunciare a quella, dall’altra non potevo esimermi dall’accompagnare i miei figli in un momento anche così difficile".
Marzia, Roma

Credit: Francesco Alesi per Save the Children

Credit: Francesco Alesi per Save the Children

Gli SDGs dedicano l’obiettivo 5 alla parità di genere e il “traguardo” 5.4 dell’Agenda 2030 è centrato proprio sul tema dirimente della conciliazione e della condivisione: “Riconoscere e valorizzare la cura e il lavoro domestico non retribuito, fornendo un servizio pubblico, infrastrutture e politiche di protezione sociale e la promozione di responsabilità condivise all’interno delle famiglie, conformemente agli standard nazionali”.

Ad un paese come l’Italia, con elevati livelli di benessere, nel confronto mondiale, e una spesa pubblica molto elevata, per centrare questo traguardo occorre sicuramente progredire nel riequilibrio dei carichi familiari all’interno delle coppie, e ripensare il sistema di protezione sociale per incidere sull’occupazione femminile e la natalità. Le politiche e gli interventi per creare un ambiente più favorevole alle famiglie con bambini sono molte e coinvolgono molti settori dell’intervento pubblico, su vari livelli di governo, quindi se non seguono una strategia organica possono rivelarsi inefficaci. Dal sostegno al reddito, alla protezione/prevenzione contro i rischi socio-sanitari, alle politiche fiscali, all’offerta di un’infrastruttura di servizi, alla qualità del sistema scolastico, alle misure di conciliazione, tutto influisce sul benessere del nucleo familiare e anche sul tasso di fertilità.

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Asili nido, servizi alla prima infanzia e il sistema integrato da 0 a 6 anni

Intervenire con un piano e una programmazione organica per offrire ad una quota consistente di bambini e bambine l’accesso gratuito ad un servizio educativo di qualità nei primi anni di vita è la strada più efficiente e generativa per centrare molteplici obiettivi contemporaneamente e creare impatto su più dimensioni. Innanzitutto per garantire opportunità di sviluppo anche a bambini che partono svantaggiati e ridurre quindi disuguaglianze di partenza sin dai primi – fondamentali - mille giorni; per supportare la genitorialità nel momento cruciale e complesso dei primi 3 anni di vita dei figli, anche con prese in carico socio-sanitarie integrate nei casi di disagio e difficoltà, in chiave preventiva e non riparativa; per sostenere la natalità e aiutare a superare ansie e insicurezze degli aspiranti genitori, che nella loro scelta procreativa devono nutrire almeno qualche certezza sulla presenza di un servizio accogliente e integrato per affrontare l’esperienza di forte cambiamento esistenziale alla base della costruzione di una famiglia; ed anche per sostenere i neogenitori nel permanere o entrare nel mercato del lavoro o in un percorso di formazione; ed infine creare nuova occupazione in un settore (la cura) sottodimensionato e in cui l’occupazione femminile è generalmente elevata.

una donna con i capelli neri tiene in mano una bacchetta di uno xilofono mentre gioca con il suo bambino su un tappetino rosso

Credit: Visioni Sas per Save the Children

Credit: Visioni Sas per Save the Children


E' necessaria ora più che mai una visione condivisa e organica per compiere un salto di qualità e creare un sistema integrato da zero a sei anni (nonostante la legge 107/2015 e il decreto 65 del 2017 che lo hanno istituito e disegnato) diffuso su tutto il territorio, come diritto soggettivo e non come servizio a domanda individuale, pubblico e gratuito, di qualità, con linee guida pedagogiche rigorose e operatori qualificati, con risorse adeguate per la gestione ordinaria e l’assunzione a tempo indeterminato degli educatori e un coordinamento nazionale centralizzato presso il Ministero dell’Istruzione e le sue diramazioni regionali (USR) e con risorse umane dedicate.
E' necessaria una ‘road map’ per arrivare a costruire su tutto il territorio e a finanziare con risorse ordinarie un sistema educativo da 0 a 6 anni.

Credit: Francesca Leonardi per Save the Children

Credit: Francesca Leonardi per Save the Children

"Noi purtroppo in Italia abbiamo una copertura degli asili nido solo del 25%, l’obiettivo minimo fissato da raggiungere per l’Unione Europea e fissato per altro per il 2010 era del 33%. Noi siamo ancora al disotto del 25%. Oltre a questo esiste una forte diversità tra le regioni del Nord (Emilia Romagna copertura superiore alla media europea) e le Regioni del Sud dove la copertura non arriva neanche al 10% in alcune. Troviamo quindi non solo un grave problema di media nazionale ma anche di disparità regionale".
Carlo Cottarelli
Professore Università Cattolica
Università Bocconi

Vi sono ora fondi stanziati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e in Legge di Bilancio ma è ancora da chiarire come intervenire prima là dove è prioritario, nelle aree più carenti, per creare un'offerta pubblica e di qualità in comuni dove mancano risorse e capacità amministrativa per gestire un servizio complesso come un asilo nido, un servizio però che può davvero fare la differenza e creare un “innesco” per aumentare il benessere dei bambini, dei loro genitori e di tutta la comunità. La chiusura dei servizi alla prima infanzia durante la pandemia – evitata in quasi tutti i Paesi europei anche nelle fasi di lockdown – talvolta a intermittenza e senza una programmazione, è anch’essa frutto di una cultura del welfare familista in cui la cura in ultima istanza è compito e appannaggio delle madri.

Credit video: Lorenzo Castelli per Save the Children

"Il fatto che i tempi dei servizi di cura e i tempi di lavoro non coincidano è uno dei principali problemi nei tempi dell’organizzazione di una famiglia".
Barbara Leda Kenny, Senior gender Expert Fondazione G. Brodolini capo redattrice inGenere


L'assegno Unico

E' una misura di sostegno economico per i figli a carico che rappresenta il primo pilastro della più ampia riforma disegnata con il Family Act, provvedimento che una volta approvato introdurrà nel nostro Paese un approccio organico e integrato per il sostegno alla genitorialità. La proposta contenuta nella Legge Delega assume come vincolo di bilancio un impiego di risorse pari a circa 20 mld, che ha come fonte di finanziamento circa 14,2 mld reperiti dall’abolizione di istituti esistenti e circa 6 mld di nuove risorse. Il disegno dell’assegno unico sarà definito in questi mesi attraverso i decreti attuativi. Sarà importante, per non scoraggiare l’occupazione femminile, introdurre anche una maggiorazione per il second earner, che si applicherebbe al 52% delle famiglie beneficiarie (circa 4 milioni).

Credit video: Lorenzo Castelli per Save the Children


"Credo che l' aprire le scuole e prolungare l’orario scolastico sarebbe un aiuto molto importante per mamme che non vivono nelle città di origine, perché ci sentiamo sole, e specie nel campo lavorativo abbiamo bisogno di servizi come questi".
Claudia, Brindisi

Credit: Visioni Sas per Save the Children

Credit: Visioni Sas per Save the Children

Il PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza pubblicato di recente non dedica molte risorse alle politiche di sostegno alla natalità e alla genitorialità, anche perché queste richiedono risorse e programmazione ordinarie. Ma ha il merito di aver dedicato cospicue risorse al miglioramento del sistema scolastico, con uno sforzo per ampliare mense e strutture sportive scolastiche, per aprire le scuole al territorio e aumentare il tempo scuola e sostenere il modello delle scuole aperte che offrono attività ricreative, sportive, educative nel pomeriggio, aiutando anche i genitori a gestire al meglio lo sviluppo dei bambini in una comunità educante. Il Piano inoltre destina 3 miliardi aggiuntivi al Fondo Asili e scuole dell’infanzia istituito dalla Legge di Bilancio 2020 per costruire o ristrutturare edifici per servizi educativi prima infanzia o scuole dell’infanzia. L’obiettivo è realizzare 228 mila posti in più per la fascia 0-6 anni.

"E’ determinante che il Piano non sia concepito come un insieme di progetti, ma rappresenti una nuova direzione di marcia e che le misure da questo contenute siano coordinate con gli investimenti previsti dalla nuova programmazione europea e dalle risorse nazionali. Per questo motivo, sarà necessario un impegno a tutti i livelli istituzionali, nell’ambito di un Piano nazionale per l’infanzia e l’adolescenza che definisca le priorità di intervento e gli obiettivi da raggiungere, a partire dai territori più svantaggiati".
Raffaela Milano
Direttrice Programmi Italia-Europa Save the Children

"Abbiamo poco tempo pieno, soprattutto al Sud, ma soprattutto spostiamo fuori dal tempo della scuola lo sport, le lingue, la cultura. Quindi tutta una serie di cose che dovrebbero far parte di una crescita armonica del nostro diventare persone complete e che molte famiglie considerano necessarie, sono ad oggi un privilegio, e soprattutto vanno organizzate oltre il tempo della scuola, che significa aggiungere complessità alla gestione delle famiglie, degli spostamenti, dei tempi".
Barbara Kenny Senior gender Expert Fondazione G. Brodolini
capo redattrice inGenere


È urgente costruire un sistema di protezione, di garanzie e stimoli per superare un modello irreale di madre unicamente votata alla cura dei figli, sintetizza Barbara Kenny, “da tanti anni esiste una correlazione positiva tra servizi territoriali, lavoro e scelte riproduttive”.

Il primo passo dovrebbe essere quello di introdurre un congedo di paternità obbligatorio, per tutti i lavoratori, di almeno 3 mesi - per un costo stimato di circa 700 milioni di euro l’anno, a fronte degli attuali 106 milioni stanziati nell’ultima legge di bilancio per garantire 10 giorni di congedo a partire dal 2021 - per poi estenderlo ed equipararlo ai 5 mesi previsti dal congedo obbligatorio di maternità. Questo da un lato creerebbe condizioni più equilibrate tra i due neogenitori dal punto di vista del lavoro, riducendo le discriminazioni nei confronti delle giovani donne, potenziali madri o neomamme. Ma soprattutto migliorerebbe la cultura di condivisione dei carichi di cura all’interno delle coppie e rafforzerebbe il legame tra padri e neonati con tutte le implicazioni positive per entrambi e per le madri che soffrono molto dell’isolamento e dell’assunzione ‘esclusiva’ e sbilanciata della responsabilità genitoriale. Insieme a questa misura, se si introducesse uno sgravio contributivo totale, in favore del datore di lavoro e della lavoratrice, per i primi tempi di rientro dopo la maternità, si aiuterebbero le neomamme a permanere nel mercato del lavoro.

Credit video: Lorenzo Castelli per Save the Children

"Uno strumento a cui noi possiamo iniziare a pensare fin da subito è una sorta di certificazione in termini di parità di genere, che possa essere utilizzata per valutare le aziende del settore privato, e possiamo immaginare un sistema premiale, nel quale un’azienda che si sottopone a un audit in termini di eguaglianza di genere, magari abbia benefici di natura fiscale o altra natura. Questa è una misura semplice, che produrrebbe degli effetti immediati".
Azzurra Rinaldi
Direttrice della School of Gender Economics
Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza

Marzia ha una figlia di 10 anni e un figlio di 8. Durante il lockdown si è ritrovata a dover fare da maestra, da tata, da educatrice e a portare avanti un lavoro impegnativo. “Il mio problema in pandemia è stato far passare ai miei figli il messaggio che la mamma era a casa ma era come se non lo fosse, ossia che ero disponibile se avessero avuto bisogno ma che andava rispettato il mio spazio lavorativo”, racconta. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

Marzia ha una figlia di 10 anni e un figlio di 8. Durante il lockdown si è ritrovata a dover fare da maestra, da tata, da educatrice e a portare avanti un lavoro impegnativo. “Il mio problema in pandemia è stato far passare ai miei figli il messaggio che la mamma era a casa ma era come se non lo fosse, ossia che ero disponibile se avessero avuto bisogno ma che andava rispettato il mio spazio lavorativo”, racconta. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

Oltre  alla DAD, si è occupata di seguire i figli con i compiti, delle pulizie e di organizzare dei momenti ricreativi per cercare di non far pesare troppo ai bambini l’assenza di tutte quelle attività educative e sportive a cui partecipavano nel tempo libero e che erano in quel momento impossibilitati a fare. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

Oltre  alla DAD, si è occupata di seguire i figli con i compiti, delle pulizie e di organizzare dei momenti ricreativi per cercare di non far pesare troppo ai bambini l’assenza di tutte quelle attività educative e sportive a cui partecipavano nel tempo libero e che erano in quel momento impossibilitati a fare. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

L’unica cosa positiva che ha portato la pandemia, secondo Marzia, è la possibilità che ha attualmente di staccarsi dal computer, due volte a settimana, per andare a prendere i suoi figli a scuola, mezz’ora di lavoro che poi recupererà a fine della giornata. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

L’unica cosa positiva che ha portato la pandemia, secondo Marzia, è la possibilità che ha attualmente di staccarsi dal computer, due volte a settimana, per andare a prendere i suoi figli a scuola, mezz’ora di lavoro che poi recupererà a fine della giornata. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

“Lo smart working mi ha regalato il piacere di poterli andare a prendere a scuola ma quando tutto ricomincerà come prima per me sarebbe un grande sostegno se le scuole rimanessero aperte fino alle 18 e saperli impegnati a seguire attività interessanti per loro: sarei più serena come mamma e mi aiuterebbe molto a gestire la mia attività lavorativa”. Un altro aiuto che Marzia vorrebbe è quello di centri estivi economicamente e logisticamente raggiungibili, per far partecipare i ragazzi ad attività educative durante l’estate, mentre i genitori lavorano. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

“Lo smart working mi ha regalato il piacere di poterli andare a prendere a scuola ma quando tutto ricomincerà come prima per me sarebbe un grande sostegno se le scuole rimanessero aperte fino alle 18 e saperli impegnati a seguire attività interessanti per loro: sarei più serena come mamma e mi aiuterebbe molto a gestire la mia attività lavorativa”. Un altro aiuto che Marzia vorrebbe è quello di centri estivi economicamente e logisticamente raggiungibili, per far partecipare i ragazzi ad attività educative durante l’estate, mentre i genitori lavorano. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

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Marzia ha una figlia di 10 anni e un figlio di 8. Durante il lockdown si è ritrovata a dover fare da maestra, da tata, da educatrice e a portare avanti un lavoro impegnativo. “Il mio problema in pandemia è stato far passare ai miei figli il messaggio che la mamma era a casa ma era come se non lo fosse, ossia che ero disponibile se avessero avuto bisogno ma che andava rispettato il mio spazio lavorativo”, racconta. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

Marzia ha una figlia di 10 anni e un figlio di 8. Durante il lockdown si è ritrovata a dover fare da maestra, da tata, da educatrice e a portare avanti un lavoro impegnativo. “Il mio problema in pandemia è stato far passare ai miei figli il messaggio che la mamma era a casa ma era come se non lo fosse, ossia che ero disponibile se avessero avuto bisogno ma che andava rispettato il mio spazio lavorativo”, racconta. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

Oltre  alla DAD, si è occupata di seguire i figli con i compiti, delle pulizie e di organizzare dei momenti ricreativi per cercare di non far pesare troppo ai bambini l’assenza di tutte quelle attività educative e sportive a cui partecipavano nel tempo libero e che erano in quel momento impossibilitati a fare. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

Oltre  alla DAD, si è occupata di seguire i figli con i compiti, delle pulizie e di organizzare dei momenti ricreativi per cercare di non far pesare troppo ai bambini l’assenza di tutte quelle attività educative e sportive a cui partecipavano nel tempo libero e che erano in quel momento impossibilitati a fare. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

L’unica cosa positiva che ha portato la pandemia, secondo Marzia, è la possibilità che ha attualmente di staccarsi dal computer, due volte a settimana, per andare a prendere i suoi figli a scuola, mezz’ora di lavoro che poi recupererà a fine della giornata. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

L’unica cosa positiva che ha portato la pandemia, secondo Marzia, è la possibilità che ha attualmente di staccarsi dal computer, due volte a settimana, per andare a prendere i suoi figli a scuola, mezz’ora di lavoro che poi recupererà a fine della giornata. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

“Lo smart working mi ha regalato il piacere di poterli andare a prendere a scuola ma quando tutto ricomincerà come prima per me sarebbe un grande sostegno se le scuole rimanessero aperte fino alle 18 e saperli impegnati a seguire attività interessanti per loro: sarei più serena come mamma e mi aiuterebbe molto a gestire la mia attività lavorativa”. Un altro aiuto che Marzia vorrebbe è quello di centri estivi economicamente e logisticamente raggiungibili, per far partecipare i ragazzi ad attività educative durante l’estate, mentre i genitori lavorano. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

“Lo smart working mi ha regalato il piacere di poterli andare a prendere a scuola ma quando tutto ricomincerà come prima per me sarebbe un grande sostegno se le scuole rimanessero aperte fino alle 18 e saperli impegnati a seguire attività interessanti per loro: sarei più serena come mamma e mi aiuterebbe molto a gestire la mia attività lavorativa”. Un altro aiuto che Marzia vorrebbe è quello di centri estivi economicamente e logisticamente raggiungibili, per far partecipare i ragazzi ad attività educative durante l’estate, mentre i genitori lavorano. Credit: Francesco Alesi per Save the Children

Essere mamme durante il Covid-19

"Penso che fare rete aiuti tantissimo, dà la forza ad altre mamme, o comunque alle donne, di aiutarsi.”

Tamara, Genova

Una donna con i capelli biondi sorride mentre tiene in braccio un bambino piccolo che saluta

Credit: Paola Meloni per Save the Children

Credit: Paola Meloni per Save the Children

"L’anno passato è stato pieno di paure e ansie, il Covid mi ha fatto davvero tanta paura, proprio perché ero in gravidanza. Avevo paura di contrarlo ma non tanto per me, temevo potesse succedere qualcosa al bambino".
Miriana, Bari

Nel periodo pandemico, l’isolamento sociale, la necessità di distanziamento, il limitato (o complicato) accesso alle strutture, ai medici, agli ospedali, la difficoltà di confrontarsi con gruppi di donne o genitori che stanno affrontando lo stesso percorso di futuri genitori, hanno sottratto essenziali punti di riferimento per far fronte alle preoccupazioni tipiche di questo periodo. Alle “vecchie” inquietudini sulle proprie capacità di madri (e padri) si aggiungono quelle “nuove” indotte dal Covid: come comportarsi in caso di positività e come affrontare l’impatto della pandemia e le sue ricadute sul benessere psicosociale dei propri figli.

"I percorsi di presa in carico e la rete di assistenza delle donne in gravidanza, delle madri, dei padri e dei neonati necessitavano di una tempestiva revisione e riorganizzazione, perché emergevano problematiche nuove e urgenti da risolvere".
Istituto Superiore di Sanità

Con l’aumentare dell’esperienza clinica, anche la situazione ha assunto contorni più chiari, e le varie società ed associazioni del settore sono riuscite a delineare linee guida e consigli pratici (sia per gli operatori che per le donne in attesa) che vengono aggiornate man mano che nuove conoscenze consentono di meglio chiarire (e gestire) il quadro generale.

“Il percorso nascite è cambiato tanto: le mamme che devono partorire aggiungono all’ansia, comune a tutte, anche quelle nuove, dovute al Covid, che crea maggiori difficoltà logistiche e che loro devono affrontare spesso da sole. Siamo in emergenza ormai da un anno, e quindi le mamme sono preoccupate e spaesate”.
Operatrice Save the Children

Mamme in burnout

Secondo uno studio condotto per valutare quello che si potrebbe definire un “effetto collaterale” del Covid e relative restrizioni, c'è il rischio che un’esposizione duratura allo stress nell’espletamento delle funzioni genitoriali possa portare al burnout genitoriale. Una sorta di esaurimento emotivo caratterizzato dalla sensazione di svuotamento e sopraffazione.
Le indicazioni derivanti dai primi studi pilota sul tema rilevano che ad esserne più colpite siano le madri, probabilmente perché maggiormente coinvolte nei compiti di cura.

"Il periodo del lockdown mi è pesato tantissimo, continuamente legata al computer per la Dad e le terapie on line di mio figlio (fino a due settimane fa avevo anche il catechismo on line) e star dietro alla piccolina, mi hanno provato molto, ne sono uscita quasi depressa, non trovavo il tempo per me, non mi sentivo libera, ero legata."
Erica, Sassari


In un momento di emergenza come quello causato dalla pandemia, il bisogno di mettersi in rete, il fare sistema, il mettere in comune competenze ed esperienze è stato il grimaldello con il quale sono stati scalzati i momenti peggiori della crisi.
In molti casi, le singole persone hanno “fatto la differenza”: medici di base, pediatri, assistenti sociali, ostetriche, infermieri, altri professionisti che si sono spesi infaticabilmente per andare incontro ai bisogni delle famiglie, rimanendo loro vicini, prestando cure e ascolto, sopendone le paure. Accanto a loro, spesso, volontari, associazioni e comuni cittadini che hanno supportato a seconda delle proprie capacità e possibilità.

Due donne si parlano all'interno di un corridoio di ospedale. Una donna tiene in braccio una bambina neonata con cappellino n

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Una mano di donna con smalto blu prende la mano ad una bambina appena nata

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Una donna con maglietta gialla e gonna nera trasporta un passeggino

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Una donna con capelli neri e giubbino azzurro tiene in braccio un bambino neonato con maglietta rossa e cappellino bianco

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Un bambino con tuta e scarpe da ginnastica cammina di spalle

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Una donna con i capelli neri allatta il suo bambino mentre è seduta

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

mani di bambina neonata con giacchetto rosa sulle spalle di un genitore con giubbino nero

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Una mano di una donna stringe la piccola mano di un neonato

Credit: Francesca Leonardi per Save the Children

Credit: Francesca Leonardi per Save the Children

Un bambino piccolo in tuta per mano ad una donna con capelli neri, maglione nero e pantaloni neri camminano in un cortile

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Credit: Emanuela Colombo per Save the Children

Credit: Lorenzo Pallini per Save the Children

Credit: Lorenzo Pallini per Save the Children

Save the Children per le mamme: i progetti Fiocchi in Ospedale, Spazio Mamme e NEST

Save the Children Italia Onlus, attraverso i suoi interventi dedicati all’area materno infantile e rivolti ai bambini e alle bambine tra 0 e 6 anni realizzati sul territorio nazionale, intende sostenere le situazioni più critiche fin dalla gravidanza per tutelare bambini e bambine e promuovere il loro benessere, con l’obiettivo di non lasciarne indietro nessuno. Il programma Fiocchi in Ospedale è dedicato ai neonati e alle loro famiglie, e prevede l’offerta di un servizio di bassa soglia, per l’ascolto, l’orientamento, l’accompagnamento e la presa in carico. Si rivolge ai futuri e neo genitori, in particolare quelli che patiscono una situazione di vulnerabilità sul piano socio-economico, culturale o psicologico.  Ad oggi Fiocchi in Ospedale è presente in 12 ospedali nelle città di Milano, Torino, Roma, Napoli, Bari, Sassari, Pescara e Ancona.

Una operatrice con maglietta rossa e logo Save the Children legge un libro ad una bambina piccola, di spalle

Credit: Francesca Leonardi per Save the Children

Credit: Francesca Leonardi per Save the Children

A questa azione si affianca l’intervento dedicato ai genitori e ai bambini fino ai 6 anni, proposto dal programma Spazio Mamme, per accompagnare gli adulti di riferimento e sperimentare modelli di attivazione delle comunità territoriali e dei servizi di cura, educativi, culturali e di sostegno sociale. 
Attualmente sono attivi 9 Spazi Mamme, nelle città di Torino, Milano, Roma, Napoli, San Luca (RC), Bari, Brindisi e Palermo. A questi si aggiungono 4 interventi per la genitorialità realizzati all’interno dei Punti Luce di Roma, Genova, Catania e Sassari.

Dal 2016 Save the Children è partner del progetto NEST- Nido, Educazione, Servizi, Territorio, selezionato dall'Impresa Sociale “Con i Bambini” nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. NEST promuove un’offerta integrata con attività educative per bambini e genitori in 4 hub territoriali, oltre ad uno spazio di accoglienza per bambini tra 0 e 3 anni, attività di sostegno alla genitorialità e servizi per le famiglie.

Nel 2019, in occasione del suo Centenario, Save the Children ha lanciato il progetto Per Mano, con l’obiettivo di prendere in carico 1000 tra bambini e bambine, nati in Italia in condizioni di grave vulnerabilità a partire da maggio 2019.  A ciascuno viene assicurato un percorso condiviso di sostegno e accompagnamento verso un sistema stabile di tutela e livelli di progressiva autonomia lavorativa e familiare. Per 200 situazioni di particolare fragilità fisica, economica o psico-sociale, viene identificato un percorso personalizzato, condiviso con i genitori (o altri adulti di riferimento) della durata di 18 mesi, caratterizzato da una elevata intensità delle azioni di sostegno e da un lavoro sistematico di rafforzamento delle competenze genitoriali.

Il Mother's Index

Save the Children Italia, sulla scia dell’esperienza del Mother’s Index International proposto da Save the Children USA, ha deciso di misurare un fenomeno multidimensionale e complesso quale quello della condizione delle mamme in Italia, utilizzando un indice composito. L’indice è il frutto della collaborazione con l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) che ci ha consentito di sintetizzare indicatori elementari, al livello territoriale regionale, utilizzando l’Adjusted Mazziotta Pareto Index (AMPI) (Mazziotta e Pareto, 2016; Mazziotta e Pareto, 2020), ossia la metodologia già applicata per la misurazione del Benessere Equo e Sostenibile (BES) dell’Istat e da numerose organizzazioni internazionali.

Dai risultati ottenuti, che danno conto dei profondi e persistenti divari esistenti nel nostro Paese, è possibile trarre indicazioni utili per rilevare e contrastare le disuguaglianze tuttora esistenti e contribuire ad individuare quegli obiettivi prioritari che le istituzioni, ad ogni livello, dovrebbero porsi per garantire un concreto sostegno alla genitorialità.