Attaccata una struttura sanitaria ogni sei ore in Medio Oriente e nella regione circostante dall’inizio del conflitto
Da quando, un mese fa, il conflitto si è inasprito in Libano, Iran e Israele, le strutture sanitarie in Medio Oriente e nella regione circostante sono state oggetto di attacchi con una frequenza media di circa uno ogni sei ore dichiara Save the Children – l’Organizzazione che da oltre cento anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio in Italia e nel mondo e garantire loro un futuro.
Dal 28 febbraio, sono stati registrati almeno 121 attacchi alle strutture sanitarie nei tre Paesi, che hanno interrotto i servizi di pronto soccorso e messo a rischio pazienti e personale [1]. Di questi, 87 sono stati registrati in Libano, 28 in Iran e 6 in Israele.
Gli attacchi alle strutture sanitarie hanno causato la morte di 66 persone e il ferimento di altre 126 in Iran e in Libano, con la maggior parte delle vittime accertate in Libano [2].
In Libano, i ripetuti attacchi alle strutture sanitarie e lo sfollamento di circa 1,2 milioni di persone hanno fortemente limitato l’accesso alle cure, lasciando molte persone prive dei servizi essenziali. Le donne incinte non hanno avuto altra scelta che partorire in condizioni non sicure, come nelle scuole e negli stadi trasformati in centri di accoglienza.
Il personale di Save the Children ha incontrato Mariam*, 29 anni, proveniente dal sud del Libano, incinta di otto mesi, che vive in un centro di accoglienza, ed è una delle 13.500 donne incinte costrette ad abbandonare le proprie case [3]. Mariam ha detto che essere sfollata senza poter contare sul suo medico di fiducia o sul sostegno della famiglia le ha creato preoccupazioni e ansie riguardo al parto. “Spero che la guerra finisca presto così potrò tornare a partorire nella mia città. È davvero difficile immaginare di doverlo fare in queste scuole, soprattutto senza i miei genitori al mio fianco. A essere sincera, conto sull’aiuto di mia madre. Di solito partorisco in modo naturale, ma ho problemi alla tiroide che complicano le cose. Voglio solo che la guerra finisca, così potrò tornare a partorire nella mia casa, con la mia dottoressa. Lei mi capisce e io capisco lei”.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avvertito che le situazioni di conflitto possono innescare rapidamente emergenze sanitarie multiple e sovrapposte, tra cui lesioni traumatiche, focolai di malattie infettive e crisi psicologiche, in un momento in cui i sistemi sanitari sono a rischio.
“Stiamo assistendo a una pericolosa erosione delle misure di protezione per gli operatori sanitari e gli ospedali, una tendenza iniziata già durante il terribile conflitto a Gaza. Solo in Libano, almeno 55 strutture sanitarie sono state costrette a chiudere a causa dei bombardamenti aerei e degli ordini di sfollamento forzato. Si tratta di luoghi su cui i bambini fanno affidamento per cure salvavita, che si tratti di vaccinazioni, controlli neonatali, assistenza in caso di fratture e incidenti, violenza sessuale o cure contro il cancro. Non si può semplicemente chiudere un ospedale e aspettarsi che i bambini stiano bene” ha dichiarato Nora Ingdal, Direttrice nazionale di Save the Children in Libano. “La minaccia di ulteriori attacchi contro ambulanze e strutture mediche sta creando paura e ansia, gettando al contempo le basi per ulteriori inevitabili morti tra i civili, feriti e sofferenze non curate. Non possiamo accettare un mondo in cui chi salva vite umane sia preso di mira. I governi devono rispettare il diritto internazionale umanitario, che protegge gli operatori umanitari e sanitari, ed è il momento di agire per impedire che i danni continuino in Libano e in tutta la regione”.
Save the Children chiede con urgenza la cessazione immediata delle ostilità e invita tutti gli Stati membri a ricorrere a tutti gli strumenti diplomatici a loro disposizione per garantire un allentamento delle tensioni e porre fine alla violenza che sta travolgendo la regione. Fino a quando le ostilità sono in corso, le leggi di guerra devono essere rispettate e tutte le parti devono adottare misure urgenti per proteggere i civili e le infrastrutture civili, osservando pienamente il diritto internazionale umanitario e le norme sui diritti umani.
I bambini devono essere considerati off limits e le loro case, scuole e ospedali non devono mai essere oggetto di attacchi. L'uso di armi esplosive in aree popolate, ai cui effetti i bambini sono particolarmente e sproporzionatamente vulnerabili, deve essere evitato a tutti i costi. Gli operatori umanitari e i primi soccorritori devono essere protetti in modo da poter fornire assistenza salvavita in sicurezza e senza ostacoli.
Save the Children sta intervenendo in tutta la regione, con programmi in Libano, nel Territorio Palestinese Occupato, in Siria, Iraq, Yemen, Afghanistan e Pakistan.
[1] Fonte: monitoraggio degli attacchi alle strutture sanitarie dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
[2] Tra il 28 febbraio e il 29 marzo, il sistema di monitoraggio degli attacchi alle strutture sanitarie dell’OMS ha registrato e/o verificato almeno 121 attacchi contro strutture sanitarie in Iran, Israele e Libano in un periodo di 30 giorni. Ciò equivale a una media di circa un attacco ogni sei ore. Home SSA | Indice Secondo il monitoraggio della Sorveglianza degli attacchi alle strutture sanitarie dell'OMS, al 30 marzo 2026 gli attacchi alle strutture sanitarie hanno causato la morte di almeno 66 persone e il ferimento di altre 126.
[3] Fonte: Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA)
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