Infanzia: nel 2025 il numero di bambini uccisi nei conflitti è aumentato di più del 30% a causa della diffusione della guerra tecnologica
Nel 2025, 6.266 bambine e bambini sono stati uccisi nei conflitti, con un aumento di circa il 34% rispetto all’anno precedente, sulla spinta del crescente utilizzo di armi esplosive ad alta tecnologia. Lo dichiara Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, commentando il Rapporto annuale del Segretario Generale delle Nazioni Unite sui bambini e i conflitti armati.
Secondo il Rapporto annuale Onu, nel 2025 24.174 bambini hanno subito violazioni dei loro diritti durante i conflitti, il numero più alto da quando, 30 anni fa, è stato istituito il mandato per la protezione dei bambini nei conflitti armati (CAAC). Ma questi numeri – sottolinea Save the Children - rappresentano solo la punta dell’iceberg delle gravi violazioni contro i bambini, dato che la maggior parte degli attacchi contro i minori non viene mai ufficialmente accertata.
Il numero di bambini che hanno subìto mutilazioni nei conflitti è aumentato di quasi il 10%, raggiungendo i 7.958 nel 2025, proseguendo un trend di crescita costante dal 2020.
Molte di queste uccisioni o ferite sono causate da sistemi aerei senza pilota, attacchi effettuati con droni e in modalità remota, e dalla selezione degli obiettivi supportata dall’intelligenza artificiale, tutti fattori che rappresentano nuovi e gravi rischi per la vita e la sicurezza dei bambini nelle zone di guerra. Un tempo appannaggio esclusivo degli eserciti più avanzati, oggi i droni sono economici, disponibili sul mercato e utilizzabili da qualsiasi attore armato, diventando così le armi leggere di quest’epoca.
È significativo – osserva Save the Children - che, per la prima volta dalla creazione del mandato CAAC, siano state le forze governative le principali responsabili delle gravi violazioni contro i bambini. I governi di tutto il mondo non solo non stanno rispettando i loro obblighi, stabiliti dal diritto internazionale umanitario, di proteggere i bambini nelle zone di conflitto, ma lo fanno nella quasi totale impunità.
Il numero più alto di gravi violazioni è stato registrato nel Territorio palestinese occupato e in Israele (12.445), nella Repubblica Democratica del Congo (4.114) e in Nigeria (2.560).
Secondo il Rapporto ONU, nel Territorio palestinese occupato e in Israele si è verificato l’aumento più significativo di violazioni nel 2025, con un incremento di oltre il 45% rispetto al 2024. Di queste, 9.465 violazioni sono state attribuite alle forze israeliane, responsabili del più alto numero di violazioni verificate a livello globale nel 2025. Tra queste violazioni si contano 5.946 casi di negazione dell’accesso umanitario, 2.760 casi di mutilazioni e 828 attacchi contro scuole e ospedali.
Nella Repubblica Democratica del Congo, i casi di bambini uccisi o mutilati nei conflitti sono più che raddoppiati, passando da 438 nel 2024 a 918 nel 2025, mentre gli episodi di violenza sessuale sono quasi raddoppiati, da 358 a 592 nel 2025. Un dato che riflette il peggioramento della situazione di sicurezza in un Paese già alle prese con molteplici crisi umanitarie.
“Le guerre vengono combattute oggi in modo profondamente diverso rispetto a 30 anni fa, quando è stato istituito il mandato CAAC – ha dichiarato Inger Ashing, Direttrice generale di Save the Children International - In tutto il mondo, Save the Children osserva attacchi con droni che colpiscono i luoghi in cui vivono bambini: asili, scuole, ospedali, reparti di maternità, mercati e campi per sfollati. La corporatura più fragile dei bambini, i loro organi ancora in fase di sviluppo e la minore resistenza ai traumi li rendono colpiti in modo sproporzionato; a ciò si aggiunge il pesante impatto psicologico del vivere sotto la costante minaccia dei droni, che prolunga e amplifica i danni per anni dopo l’attacco.
Ancora più preoccupante è il fatto che, per la prima volta in 30 anni, le forze governative siano i principali responsabili delle gravi violazioni contro i bambini. Non è più possibile usare vaghi ‘gruppi armati’ come capro espiatorio per l’uccisione e la mutilazione dei bambini in guerra. Sono i governi a fare scelte che sanno costeranno la vita ai bambini, in totale disprezzo per il diritto internazionale.
Siamo consapevoli che i droni e altre armi basate tecnologiche possono essere impiegati in modo occulto, oltre i confini nazionali e in assenza di combattenti sul terreno, rendendo eccezionalmente complessa l’attribuzione delle responsabilità e l’accertamento delle violazioni, e contribuendo così all’ulteriore erosione delle norme volte alla protezione dei civili.
Quando gli Stati sono responsabili di gran parte di queste violenze, è agli Stati che spetta il dovere di agire e fermare l’uccisione dei bambini. I governi devono rispettare le norme che regolano i conflitti, soprattutto quando si tratta di proteggere i bambini, che sono sempre i più vulnerabili. Esiste sia un obbligo legale sia un dovere morale di denunciare i responsabili delle violenze contro i bambini in guerra. Ed è altrettanto importante investire in programmi che li proteggano, li assistano e li aiutino a ricostruire le loro vite. Perché, in ultima analisi, il futuro di milioni di bambini dipende dalle scelte che facciamo oggi – e dalla nostra capacità di agire con urgenza e determinazione”.
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Secondo il Rapporto annuale ONU, le vittime (uccisi e mutilati) sono aumentate da 11.967 nel rapporto 2025 a 14.224 nel rapporto 2026 (+18,9%). Il rapporto 2026 evidenzia aumenti del 34% delle uccisioni e del 10% delle mutilazioni, spesso legate a attacchi aerei, artiglieria, residuati esplosivi di guerra e droni armati.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha identificato sei gravi violazioni contro i bambini nelle situazioni di conflitto armato: uccisione e mutilazione; reclutamento o utilizzo di bambini nelle forze armate e nei gruppi armati; violenza sessuale; rapimento; attacchi a scuole e ospedali; negazione dell’accesso umanitario.
Aumento del 9,1%, da 7.291 nel 2024 a 7.958 nel 2025.
Nel Territorio palestinese occupato e in Israele, si sono registrate 12.445 violazioni nel 2025, rispetto alle 8.554 del 2024 (+45,5%).