Patto UE su migrazione e asilo: la sua attuazione non metta a rischio i minori. Il loro superiore interesse prevalga sulla difesa dei confini

A seguito dell’entrata in vigore del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo e della sua attuazione da parte degli Stati membri, i minori stranieri in cerca di protezione affronteranno nel territorio dell’Unione Europea un rischio maggiore di controlli biometrici coercitivi e di trattenimento. Lo afferma Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, chiedendo che il loro superiore interesse e la loro tutela vengano messi al primo posto e prevalgano sulla difesa dei confini.

“Il valore reale del Patto sulla migrazione si misurerà nella sua capacità di proteggere i minori e tutte le persone più vulnerabili. Oggi l’Europa è di fronte a una scelta: attuare un sistema che li tuteli davvero o esporli a rischi ancora maggiori, oltre a quelli che già affrontano attualmente. Senza garanzie chiare, i confini rischiano di diventare luoghi di nuove sofferenze per bambini e adolescenti già segnati da violenze, povertà e abusi. È alle frontiere, nell’applicazione delle procedure e nelle condizioni dei centri di accoglienza che si decide il confine tra protezione e pericolo”, ha dichiarato Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children.

"Esiste il serio rischio che questo Patto possa rendere il trattenimento dei minori la nuova normalità alle frontiere. Sebbene lo stesso diritto europeo stabilisca chiaramente che il trattenimento debba essere la soluzione di ultima istanza e gli standard internazionali di protezione del minore non la considerino mai nel superiore interesse, la realtà è che essa è diventata sempre più una prassi in tutta Europa. Ne abbiamo già visto le conseguenze: minori detenuti in strutture sovraffollate e inadeguate, senza le cure e il supporto di cui hanno bisogno, esposti a incertezza, angoscia e ulteriori traumi. Nessun minore dovrebbe mai essere detenuto semplicemente perché cerca protezione”, continua Fatarella.

L’Organizzazione esprime forte preoccupazione per la previsione del Patto che consente ai funzionari di frontiera nel territorio dell’UE di utilizzare un “grado di coercizione appropriato” per raccogliere dati biometrici (come le impronte digitali) anche da bambini di appena sei anni: i minori devono essere accolti con cura e protezione, non trattati con la forza.

Inoltre, nonostante il Patto punti ad accelerare le procedure alle frontiere dell’UE, è importante assicurare nella sua attuazione che la rapidità non comprometta i diritti dei minori. È indispensabile la presenza di esperti di protezione dell’infanzia e di rappresentanti legali per i minori non accompagnati in ogni fase: senza di loro, i minori rischiano di diventare invisibili in sistemi pensati per il controllo migratorio, invece che per la loro tutela. Bambine, bambini e adolescenti hanno bisogno di stabilità, continuità nelle cure, relazioni di fiducia e accesso ai servizi essenziali. Un sistema che li confina in condizioni inadeguate, li espone alla coercizione e nega loro stabilità non rispecchia i valori europei né i suoi obblighi giuridici. Per questo Save the Children seguirà l’attuazione del Patto con costante attenzione alle condizioni dei minori: trasparenza e responsabilità saranno decisive per garantire il rispetto effettivo dei diritti dei minori in tutta l’UE.

Questa riforma epocale traccia dei confini angusti per i diritti dei migranti, ma lascia agli Stati membri alcuni importanti margini di discrezionalità tali da consentire, qualora vi sia la volontà politica, di prendere le decisioni più tutelanti possibili nei confronti delle persone vulnerabili, inclusi i minorenni. 

Save the Children invita in questo senso le istituzioni italiane a scegliere sempre di dare priorità alla tutela dei diritti dei minori, non accompagnati e in famiglia, e a rispettare il loro superiore interesse in ogni procedimento che li coinvolge. L’Italia, infatti, per la sua posizione geografica, è, assieme agli altri Paesi di primo ingresso, tra gli Stati membri più coinvolti dall’attuazione delle nuove norme discendenti dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che avranno inevitabilmente un impatto sui diritti e sulle traiettorie di tanti minori, anche soli, che arrivano in Europa tramite il Mediterraneo o i Balcani. 

L’Italia non parte da zero: dispone già di uno dei sistemi più avanzati in Europa per la tutela dei minori non accompagnati, a partire dalla Legge 47/2017, nota come Legge Zampa. È essenziale preservare e rafforzare questo modello anche nell’attuazione del Patto UE, che può rappresentare un’opportunità per migliorare il sistema di accoglienza, potenziando strutture, tutele e procedure, ed escludendo sempre il trattenimento dei minori, assicurando procedure per l’accertamento dell’età efficaci e rafforzando il sistema della tutela volontaria. Solo in tal modo, l’Italia potrà non indebolire, ma anzi consolidare e sviluppare i principi della propria tradizione giuridica nella tutela dei minori.

In questo passaggio decisivo, è fondamentale il coinvolgimento di istituzioni, enti locali e società civile per garantire il rispetto dei diritti dei minori. È inoltre cruciale chiarire il contenuto del decreto-legge approvato il 4 giugno per l’attuazione del Patto e il rapporto con il disegno di legge delega sullo stesso tema attualmente in discussione al Senato e assicurare che le scelte di Governo e Parlamento rispetto alla legislazione nazionale di attuazione continuino, nel solco della nostra tradizione e civiltà giuridica,  a considerare bambini, bambine e adolescenti che arrivano in Italia innanzitutto minorenni da tutelare, e non migranti da fermare. 

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