Periferie: garantire spazi socio-educativi nelle aree vulnerabili

“Quello che chiediamo nasce dal bisogno che sentiamo di stare assieme, di condividere momenti ed esperienze. Vogliamo degli spazi fisici sicuri e accessibili dove poterci incontrare. Luoghi in cui poter organizzare eventi e attività culturali, esprimere e coltivare assieme le nostre passioni o anche solo dove vederci per parlare un po', aperti sempre, tutti i giorni dell'anno. Le idee e la voglia di metterci in gioco non ci mancano, ci serve solo un posto dove poterci esprimere. Non chiediamo la Luna, solo una parte della Terra”. Con queste parole Lorenzo Rossi, del Movimento Giovani per Save the Children, ha presentato oggi la proposta dell’Organizzazione di garantire spazi socio-educativi a disposizione dei ragazzi e delle ragazze nelle aree più vulnerabili del Paese, nel corso dell’audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle periferie, svolta insieme alla delegazione di Save the Children.

“È necessario un impegno concreto da parte delle istituzioni per garantire luoghi accessibili, sicuri e aperti per bambine, bambini e adolescenti. Non possiamo accettare che il loro futuro dipenda dal quartiere in cui nascono – ha dichiarato Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children – Dalla ricerca dell’Organizzazione ‘I luoghi che contano’ emerge che nelle 14 città metropolitane italiane un minore su dieci, circa 142mila bambini, bambine e adolescenti, vive nelle aree urbane più fragili, caratterizzate da forte disagio socioeconomico. In queste aree il 42,3% delle famiglie vive in povertà relativa e oltre un/una giovane tra 15 e 29 anni su tre non studia e non lavora. Anche i percorsi scolastici sono più fragili, con tassi di abbandono o ripetenza scolastica nella scuola secondaria di primo e secondo grado più che doppi rispetto alla media urbana (15,4% contro 7,6%)”.

“Serve un cambio di approccio che superi la frammentarietà attuale per definire interventi stabili e con risorse certe che garantiscano più opportunità educative e di crescita ai minori che vivono nelle aree più vulnerabili. Per questo, come ci hanno chiesto con forza le ragazze e i ragazzi che abbiamo ascoltato nel corso della nostra ricerca, abbiamo definito una proposta di legge che punta a creare presìdi socio-educativi nei territori più fragili: luoghi sicuri e accoglienti, attivi tutto l’anno, dove ragazze e ragazzi possano partecipare, contribuendo alla programmazione, ad attività culturali, sportive e ricreative, e ricevere supporto educativo, psicologico e sociale”, ha aggiunto D’Errico.

Nella proposta di Save the Children – illustrata oggi in Commissione - i presidi socio-educativi nasceranno nelle aree più fragili, individuate sulla base di indicatori oggettivi di vulnerabilità elaborati a partire da dati ufficiali e si configureranno come infrastrutture educative di comunità, aperte gratuitamente di pomeriggio, la sera, nei fine settimana e in estate, dedicate a bambini, bambine e adolescenti. Le attività, sempre coprogettate insieme ai ragazzi e alle ragazze, saranno pianificate e realizzate all’interno di una rete di collaborazione stabile garantita dai Patti educativi di comunità tra Ambiti Territoriali Sociali, scuola, soggetti del Terzo settore, formazioni sociali giovanili e gli altri attori della comunità educante presenti sul territorio.

“Garantire spazi educativi, accessibili, sicuri e aperti è una condizione essenziale per rendere effettivi i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e contrastare le disuguaglianze territoriali – ha concluso D’Errico - Significa, in definitiva, investire nel futuro delle nuove generazioni e del Paese”.

In occasione di IMPOSSIBILE 2026, la biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che si è svolta a Roma il 21 maggio scorso, Save the Children ha lanciato una petizione aperta a tutte e tutti a sostegno della proposta di legge che prevede l’istituzione di presìdi socio-educativi nelle aree più vulnerabili delle città. Un'iniziativa concreta per garantire a bambine, bambini e adolescenti maggiori opportunità educative, relazionali e di crescita. È possibile aderire e firmare la petizione (qui il link).

Per informazioni:  
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