Sudan: oltre 5.500 bambini sfollati nelle ultime due settimane a causa dell’escalation di violenza a El Obeid
In Sudan, tra le 11 mila persone sfollate in seguito all’escalation di violenza nella città di El Obeid e nelle aree circostanti, nel Kordofan settentrionale, ci sono più di 5.500 bambine e bambini e altre migliaia di minori sono a rischio: questo l’allarme lanciato da Save the Children [1] - l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.
Si tratta dell’ultima di una serie di ondate di sfollamento che, in oltre tre anni di conflitto, hanno travolto il Sudan e che oggi si aggravano con l’intensificarsi delle ostilità attorno a El Obeid. Secondo le Nazioni Unite fino a 500 mila civili rischiano di diventare bersaglio di atrocità su larga scala e potrebbero essere costretti ad abbandonare le proprie case se la situazione dovesse aggravarsi. Nelle ultime settimane, l’aumento degli attacchi con droni ha provocato vittime civili e la distruzione di infrastrutture essenziali, causando gravi carenze di carburante e acqua. Allo stesso tempo, le condizioni assimilabili a un assedio che interessano la città hanno lasciato migliaia di persone intrappolate e prive di accesso ai servizi di base.
L’accesso umanitario a El Obeid - importante snodo commerciale e umanitario per la regione - sta diventando sempre più limitato, con le principali vie di accesso alla città interrotte o chiuse. Allo stesso tempo, l’inizio della stagione delle piogge e l’attuale epidemia di colera nel Kordofan, con oltre 300 casi confermati dal Ministero della Salute, stanno creando ulteriori rischi per i bambini che non riescono ad accedere all’assistenza sanitaria.
Il nuovo afflusso di persone sfollate verso campi già sovraffollati sta aumentando il rischio di un ulteriore aggravamento dell’epidemia, mentre le famiglie che arrivano nei siti di sfollamento e nelle comunità locali si trovano ad affrontare condizioni di vita sempre più difficili. Molte hanno difficoltà ad accedere a un riparo adeguato, acqua potabile, assistenza sanitaria e servizi educativi mentre il sovraffollamento sta provocando un’ulteriore pressione su risorse già limitate.
Emad*, che vive con i suoi figli, la moglie e alcuni membri della sua famiglia allargata a El Obeid, ha assistito agli ultimi attacchi con i droni. “Il mese di giugno, è stato tutto estremamente difficile: i droni hanno bombardato pesantemente la città e i dintorni. Sono state colpite circa 11 distributori di carburante, le autocisterne dirette a El Obeid e anche quelle ferme all’interno della città, comprese quelle per l’acqua. Sembra esserci una strategia sistematica di attacchi che ha aggravato la situazione economica, provocando un aumento dei prezzi e carenze idriche, tanto che ora due taniche costano quasi 6 mila sterline sudanesi (10 dollari)” ha raccontato.
Save the Children esprime forte preoccupazione per il crescente impatto psicologico sui bambini: molti hanno assistito a episodi di violenza, perso persone care o sono stati costretti a fuggire più volte negli ultimi tre anni. Il Sudan è teatro della più grande crisi di sfollamento al mondo, con circa 14 milioni di persone, ovvero un quarto della popolazione, costrette ad abbandonare le proprie case.
“Per i bambini e le bambine, lo sfollamento significa molto di più della semplice perdita di una casa. Spesso comporta l’interruzione dell’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria, all’acqua potabile e alle reti di sostegno che contribuiscono a garantire loro protezione e sicurezza. Molti sono già stati costretti a lasciare le proprie case più volte e, senza un intervento urgente per proteggere i civili, garantire un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli e prevenire ulteriori violenze, migliaia di bambini potrebbero essere costretti nuovamente a fuggire, affrontando rischi sempre maggiori per la loro sicurezza, per la loro salute e il loro benessere” ha dichiarato Francesco Lanino, Vicedirettore di Save the Children in Sudan.
In tutto il Paese, le bambine e i bambini continuano a subire le conseguenze più gravi del conflitto. I minori di 18 anni costituiscono circa il 55% della popolazione sfollata del Paese, un dato che evidenzia l’impatto sproporzionato della violenza e dello sfollamento sulla sicurezza, sul loro benessere e sul loro futuro.
Save the Children continua a operare a El Obeid e nei dintorni, fornendo servizi sanitari, nutrizionali, idrici, igienico-sanitari, educativi e di protezione dell’infanzia, nonostante le crescenti difficoltà di accesso. L’Organizzazione chiede che venga garantita la protezione dei civili, un accesso umanitario sicuro e continuativo e un maggiore sostegno ai bambini e alle famiglie sfollate nel Kordofan settentrionale e in tutto il Sudan. Senza un intervento urgente, i bisogni aumenteranno in modo significativo nelle prossime settimane, mettendo a rischio altre migliaia di persone.
Save the Children opera in Sudan dal 1983 e offre programmi a favore dei bambini e delle famiglie colpiti da conflitti, sfollamenti, povertà estrema e fame.
[1] Secondo i dati forniti dai team di Save the Children presenti a El Obeid, in Sudan.
*I nomi sono stati cambiati per proteggere l’identità degli intervistati
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