Parental burnout o stress genitoriale: i segnali per riconoscerlo

profilo di donna che guarda fuori da una finestra

Essere genitori è un continuo mettersi alla prova, porsi in discussione e crescere proprio come fanno i propri figli e figlie. Non è un percorso facile e libero da difficoltà, e forse questo periodo pandemico lo ha fatto emergere ancor di più.

Le situazioni e le emozioni nate dalle conseguenze della pandemia – DaD, smartworking, telelavoro, paura del virus e del vaccino, etc – hanno messo a dura prova i genitori che molto spesso si sono sentiti sopraffatti, inadeguati, sotto stress e dunque in situazioni di bisogno.

Il senso di colpa e di inadeguatezza è una problematica che accomuna molti genitori. Tramite le testimonianze di alcuni ospiti e grazie al parere della nostra esperta è possibile trovare vari spunti di riflessione. Ascolta la terza puntata del podcast Save the Genitori:

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Che cos’è il parental burnout

Quando parliamo di burnout, che sia nel contesto lavorativo oppure no, parliamo di una situazione di forte stress caratterizzata da diversi livelli e fasi in cui un individuo vive una condizione di progressivo malessere, fino a percepire uno stato di esaurimento psicofisico.

Nel caso del parental burnout ci riferiamo al vissuto del genitore: il parental burnout si rifà dunque ad uno stato di difficoltà legato al ruolo genitoriale e al carico di responsabilità e impegno che questo comporta.

I segnali per riconoscere lo stress genitoriale

Ci sono diversi segnali che possono essere un campanello d’allarme per un possibile burnout, vediamone alcuni:

  • Affaticamento e stato di astenia e stanchezza.
  • Difficoltà a dormire, sonno disturbato (continui risvegli notturni, insonnia).
  • Difficoltà di contatto emotivo con i figli (“cuore chiuso”).
  • Irritabilità, insofferenza.
  • Iper-allerta e preoccupazione costante.
  • Rimuginare continuo con pensieri negativi. 

Per esempio potrebbe capitare che una mamma o un papà non sentano più il piacere e la gioia di condividere con il figlio o la figlia momenti affettuosi e di ricarica (giocare insieme, accoccolarsi, tenerezza e contatto) che fino a poco tempo prima costituivano occasioni preziose di armonia familiare. 

Il contesto pandemico e lo stress derivante

In questo periodo le nostre vite sono condizionate dalla pandemia e possiamo sentire il timore di perdere la capacità di mantenerne il controllo e l’autonomia.

Abbiamo vissuto o stiamo vivendo la quarantena, il telelavoro, lo smartworking e la didattica a distanza; la vita sociale si è ridimensionata, le attività exstrascolastiche, lo sport, le attività culturali e ricreative sono state inibite e ridotte a seguito delle direttive emanate.

Spesso queste situazioni le abbiamo subìte, impreparati ad affrontarle. 
Per chiunque può essere stato difficile ma per le famiglie è stato sicuramente più complesso. Gli spazi e i tempi di condivisione sono stati ridotti, concentrati o addirittura sconvolti. Le regole che prima aiutavano i genitori a vivere con i propri figli/e ora sono cambiate e non avere esperienza pregressa e punti di riferimento, ha spesso portato a un forte stress.

I genitori si sono trovati impreparati a gestire la situazione in quanto inusuale ed è aumentato così il loro senso di inadeguatezza verso il proprio ruolo genitoriale. 

4 consigli per riacquisire fiducia come genitore

  • Prendersi cura di Sé, dei propri spazi e del proprio tempo; piccoli momenti e semplici attività dedicate alla cura della propria persona, aiuteranno anche nella relazione con i figli.
  • Cercare la propria Consistenza e Forza Calma, per evitare di sentirsi sopraffatti dalle continue richieste dei figli.
  • Non scivolare nel senso di colpa per il proprio esaurimento, siamo ancora in un periodo d’ emergenza ed è normale andare in stress.
  • Avere pazienza: in questo periodo molti bambini, bambine e adolescenti vivono grandi difficoltà. Il ruolo del genitore è quello di porsi in una condizione di contatto emotivo e ascolto empatico, evitando giudizi, punizioni e rimproveri continui    

Abbiamo intervistato Luciano Rispoli, psicologo e psicoterapeuta, il quale ci ha parlato di questa situazione dal punto di vista della grande difficoltà dei più giovani a farsi guidare da genitori ed adulti di riferimento. 

“Una guida sicura per i propri ragazzi e le proprie ragazze”. 


 La nostra raccomandazione, in caso di forte malessere e di impossibilità di gestire situazioni complesse, è sempre quella di rivolgersi ad un esperto/a del settore (Psicologi, Psicoterapeuti, Consultori familiari etc..). Chiedere aiuto ai tanti professionisti impegnati nei settori pubblici e privati e che direttamente si occupano di richieste d’aiuto può fare la differenza per il benessere proprio e dei figli.

Continua ad approfondire l'argomento:

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