Parental burnout o stress genitoriale: i segnali per riconoscerlo

profilo di donna che guarda fuori da una finestra

Essere genitori è un continuo mettersi alla prova, porsi in discussione e crescere proprio come fanno i propri figli e figlie. Non è un percorso facile e libero da difficoltà, e forse questo periodo pandemico lo ha fatto emergere ancor di più.

Le situazioni e le emozioni nate dalle conseguenze della pandemia – DaD, smartworking, telelavoro, paura del virus e del vaccino, etc – hanno messo a dura prova i genitori che molto spesso si sono sentiti sopraffatti, inadeguati, sotto stress e dunque in situazioni di bisogno.

Che cos’è il parental burnout

Quando parliamo di burnout, che sia nel contesto lavorativo oppure no, parliamo di una situazione di forte stress caratterizzata da diversi livelli e fasi in cui un individuo vive una condizione di progressivo malessere, fino a percepire uno stato di esaurimento psicofisico.

Nel caso del parental burnout ci riferiamo al vissuto del genitore: il parental burnout si rifà dunque ad uno stato di difficoltà legato al ruolo genitoriale e al carico di responsabilità e impegno che questo comporta.

I segnali per riconoscere lo stress genitoriale

Ci sono diversi segnali che possono essere un campanello d’allarme per un possibile burnout, vediamone alcuni:

  • Affaticamento e stato di astenia e stanchezza.
  • Difficoltà a dormire, sonno disturbato (continui risvegli notturni, insonnia).
  • Difficoltà di contatto emotivo con i figli (“cuore chiuso”).
  • Irritabilità, insofferenza.
  • Iper-allerta e preoccupazione costante.
  • Rimuginare continuo con pensieri negativi. 

Per esempio potrebbe capitare che una mamma o un papà non sentano più il piacere e la gioia di condividere con il figlio o la figlia momenti affettuosi e di ricarica (giocare insieme, accoccolarsi, tenerezza e contatto) che fino a poco tempo prima costituivano occasioni preziose di armonia familiare. 

Il contesto pandemico e lo stress derivante

In questo periodo le nostre vite sono condizionate dalla pandemia e possiamo sentire il timore di perdere la capacità di mantenerne il controllo e l’autonomia.

Abbiamo vissuto o stiamo vivendo la quarantena, il telelavoro, lo smartworking e la didattica a distanza; la vita sociale si è ridimensionata, le attività exstrascolastiche, lo sport, le attività culturali e ricreative sono state inibite e ridotte a seguito delle direttive emanate.

Spesso queste situazioni le abbiamo subìte, impreparati ad affrontarle. 
Per chiunque può essere stato difficile ma per le famiglie è stato sicuramente più complesso. Gli spazi e i tempi di condivisione sono stati ridotti, concentrati o addirittura sconvolti. Le regole che prima aiutavano i genitori a vivere con i propri figli/e ora sono cambiate e non avere esperienza pregressa e punti di riferimento, ha spesso portato a un forte stress.

I genitori si sono trovati impreparati a gestire la situazione in quanto inusuale ed è aumentato così il loro senso di inadeguatezza verso il proprio ruolo genitoriale. 

4 consigli per riacquisire fiducia come genitore

  • Prendersi cura di Sé, dei propri spazi e del proprio tempo; piccoli momenti e semplici attività dedicate alla cura della propria persona, aiuteranno anche nella relazione con i figli.
  • Cercare la propria Consistenza e Forza Calma, per evitare di sentirsi sopraffatti dalle continue richieste dei figli.
  • Non scivolare nel senso di colpa per il proprio esaurimento, siamo ancora in un periodo d’ emergenza ed è normale andare in stress.
  • Avere pazienza: in questo periodo molti bambini, bambine e adolescenti vivono grandi difficoltà. Il ruolo del genitore è quello di porsi in una condizione di contatto emotivo e ascolto empatico, evitando giudizi, punizioni e rimproveri continui    

Abbiamo intervistato Luciano Rispoli, psicologo e psicoterapeuta, il quale ci ha parlato di questa situazione dal punto di vista della grande difficoltà dei più giovani a farsi guidare da genitori ed adulti di riferimento. 

“Una guida sicura per i propri ragazzi e le proprie ragazze”. 


 La nostra raccomandazione, in caso di forte malessere e di impossibilità di gestire situazioni complesse, è sempre quella di rivolgersi ad un esperto/a del settore (Psicologi, Psicoterapeuti, Consultori familiari etc..). Chiedere aiuto ai tanti professionisti impegnati nei settori pubblici e privati e che direttamente si occupano di richieste d’aiuto può fare la differenza per il benessere proprio e dei figli.

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