Serie web: come proteggere i più piccoli da contenuti inadatti

Succede sempre più spesso che alcune serie web (veicolate da una piattaforma di streaming) con contenuti di forte impatto e violenza e non adatti ai/alle più piccoli/e diventino virali, vadano a popolare in maniera trasversale i diversi social media raggiungendo un pubblico per cui non erano pensati e stimolando la domanda ad accedervi, senza considerare le opportune indicazioni di età

È stato ad esempio il caso della serie tv sudcoreana SQUID GAME, trasmessa in streaming sulla piattaforma digitale NETFLIX. Benché rientri nei contenuti della categoria 14+ (in altre parole è accessibile da profili utenti che ne sono autorizzati alla visione), la diffusione multi piattaforma negli ambienti digitali ne ha ampliato la fruizione

La narrazione della serie si basa sull’esecuzione di alcuni giochi d’infanzia i cui esiti sono carichi di violenza e morte. Questo aspetto, la presenza di sfide nei giochi proposti, attira particolarmente l’attenzione e riproduce l’effetto noto mediaticamente delle challenge (sfide) estreme (per approfondire leggi l'articolo "Challenge o sfida social: cos'è e come proteggere i bambini"). 

Il rischio è che si producano alcuni effetti reali come conseguenza della spinta all’emulazione, tipica dell’infanzia e dell’adolescenza, ampliata dall’influenza del gruppo dei pari, vista anche la giovanissima età di coloro che seguono la serie o i suoi contenuti prodotti in altre piattaforme, pur non avendo l’età adeguata alla sua visione. 

Quando si parla di rischio in questo caso si fa riferimento alla possibilità per il ragazzo/a di: commettere azioni che possano danneggiare sé stessi o altri; essere una vittima di queste azioni; osservare altri commettere queste azioni violente. 

Differenze tra i contenuti in base all’età

Dal 2020 assistiamo ad ulteriore ampliamento della fruizione di contenuti presenti in piattaforme digitali e ad un abbassamento della fascia d’età di chi accede alle tecnologie digitali, rafforzando una tendenza già in atto negli ultimi anni e che ci richiede molta attenzione. La presenza di bambini e bambine nella fascia d’età sotto i 10 anni negli ambienti digitali, oltre a non essere contemplate in teoria dai regolamenti e dalle condizioni d’uso dei servizi online, costituisce una condizione di particolare criticità, ad esempio la percezione delle conseguenze negative e reali delle proprie azioni può essere sottostimata, a causa anche della giovanissima età. 

Non ci sono indicazioni univoche che riguardano il rapporto tra fruizione di contenuti violenti e comportamenti nelle fasce d’età più piccole, perché molti fattori contribuiscono ai comportamenti e certamente qualsiasi effetto è indiretti e influenzato da contesto, età e grado di educazione ai media. Tuttavia è ragionevole pensare che oltre al rischio di emulazione (rafforzato dal gruppo dei pari) di cui si è parlato, si debba valutare anche il rischio di indurre una certa “desensibilizzazione” verso alcuni tipi di contenuti violenti. Dall’altro lato non va inoltre sottovalutato il rischio di provare ansia, paura e malessere generale a seguito di visioni non adatte, che, a seconda dell’età, possono richiedere un supporto in più per decodificare o distinguere dalla realtà. 

Non tutto quello che è online è pensato per i più giovani, né tutto quello che nei media è online è adatto a tutte le fasce d’età, bambini e bambine necessitano dunque di un importante accompagnamento da parte degli adulti di riferimento e anche di un luogo di ascolto e di confronto: è impossibile evitare alcuni contenuti in assoluto, occorre sostenere loro nel capire come ci fanno stare e come vanno interpretati. Ci può essere un momento in cui un bambino o una bambina è pronto a gestire i contenuti o i film con violenza, e si possono introdurre a questi contenuti in modo appropriato all’età e discuterne in famiglia o in classe. 

Come proteggere i più piccoli da contenuti inadatti


Per evitare che i più piccoli vengano esposti alla visione di contenuti inadatti, ecco alcune raccomandazioni per i genitori o gli adulti di riferimento:

Conoscere e indicare contenuti e ambienti digitali che bambini e bambine possono frequentare a seconda dell’età e senza dimenticare che è possibile iscriversi ai social media solo dai 13 anni in su, con il tuo consenso, oppure dai 14 anni, da soli. 

  • Condividere le ragioni delle scelte e supportare lo sviluppo del pensiero critico.
  • Accompagnare la visione o le “decodifica” di contenuti che potrebbero suscitare o aver suscitato emozioni e domande.
  • Far sapere loro che se si ritrovano in una situazione di difficoltà o di disagio, possono chiedere aiuto e possono chiederlo e riceverlo anche se si sono messi nei guai. 
  • Stabilire regole sui contenuti e sui tempi di utilizzo e non dare per scontato il grado di autonomia che possono avere nell’uso delle tecnologie digitali e nella fruizione di contenuti presenti nel web.  
  • Interessarsi, parlare e prevenire sono le parole chiave, in una relazione educativa basata sul dialogo, la responsabilizzazione, la progressiva autonomia e la fiducia.

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