Attività didattica per la scuola: cos’è il compito di realtà

Bambino siriano fa i compiti al banco di scuola

Le competenze possono manifestarsi solo in situazioni reali e necessitano di conoscenze e abilità. 


Un compito reale può essere spazio privilegiato in cui queste possono essere praticate, osservate, valutate e incrementate. 

Che cos'è un compito di realtà

Il compito di realtà è uno strumento utile per il consolidamento delle competenze necessarie alla cittadinanza consapevole degli studenti e per un più efficace coinvolgimento degli stessi nella vita scolastica. 


Le caratteristiche del compito di realtà

Per compito di realtà si intende la richiesta rivolta allo studente di risolvere una situazione problematica, complessa e nuova, quanto più possibile vicina al mondo reale, utilizzando conoscenze e abilità già acquisite e trasferendo procedure e condotte cognitive in contesti e ambiti di riferimento moderatamente diversi da quelli resi familiari dalla pratica didattica.

Esso comprende anche la presentazione del prodotto ed il racconto del processo, solitamente a persone esterne alla classe.


Il compito di realtà prevede che gli studenti, a partire dall’utilizzo di competenze afferenti a più discipline, debbano:

  • Lavorare in gruppo, talvolta producendo contributi personali;
  • Pianificare, progettare, costruire, eventualmente fare esperimenti;
  • Valutare e autovalutarsi; 
  • Fare ricerche, selezionare e rielaborare informazioni; 
  • Risolvere problemi, spesso complessi proprio perché reali;
  • Valutare opzioni e scelte e prendere decisioni;
  • Riflettere sui processi da loro stessi attivati; 
  • Esporre ad altri, con diverse modalità, i processi e i risultati dell’apprendimento 

Realizzare un compito di realtà in cinque punti


In fase di programmazione, i docenti individueranno abilità, capacità e conoscenze che verranno attivate e per quali competenze, poi predisporranno i materiali (preparatori, di lavoro e per la valutazione). 


Successivamente i docenti dovranno:

  • Strutturare un setting di apprendimento laboratoriale, cooperativo e costruttivo, con un uso flessibile degli spazi e del tempo;
  • Curare la comunicazione: presentare l’attività, i collegamenti e le ricadute didattiche che si vogliono perseguire, scegliere e spiegare agli alunni l’atteggiamento e il metodo che si pensa di utilizzare (ad esempio, le modalità di discussione nei gruppi e in plenaria), ascoltare e tenere in considerazione le aspettative degli studenti;
  • Promuovere democrazia-partecipazione anche nello stabilire insieme modalità per la scelta dei materiali e dei prodotti che convincono maggiormente e per la formazione dei gruppi (meglio se con modalità casuali, nuove e movimentate); 
  • Esplicitare e costruire insieme gli obiettivi; chiarire le regole dell’esperienza, gli incarichi (possibili/utili/obbligatori) e le fasi (ricerca, analisi, sintesi, discussione, esposizione, valutazione), soprattutto se è la prima volta che si lavora in questo modo;
  • Valutare sia le competenze chiave che quelle disciplinari. Non si tratta di una valutazione immediata individuale ed istantanea del prodotto, come per un compito scolastico, ma di una valutazione dei prodotti, dei processi e dei gruppi da effettuare nell’arco del tempo, perché le competenze si esplicano in una dimensione sociale. Si rivelano particolarmente utili strumenti quali le osservazioni sistematiche e le autobiografie cognitive. 

Un esempio di compito di realtà 


Una delle azioni di Fuoriclasse in Movimento invita i docenti a sperimentare “percorsi ponte” tra diversi gradi di scuola utilizzando l’educazione tra pari. Durante quest’anno scolastico, gli insegnanti della scuola primaria Dante Alighieri di San Gadenzo (Firenze) hanno deciso di svolgere la continuità sulla classe quinta operando su due versanti: oltre agli incontri con la secondaria di primo grado, hanno infatti pensato a un percorso con i bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia durante un arco di tempo di cinque mesi, progettato come un compito di realtà. 


Il percorso ha preso spunto da alcune attività relative alla metafonologia: ogni quindici giorni i bambini della classe quinta propongono delle attività ai bambini di cinque anni, invitandoli a “giocare con le parole”.

L’insegnante prepara una traccia di lavoro arricchita successivamente dai bambini e su cui loro poi si preparano durante il fine settimana, dividendosi le parti. Secondo la docente Sara Risi: “Dopo solo tre incontri posso dire che c’è stata una escalation assolutamente in positivo, nel senso che i bambini di quinta si sono sciolti sempre di più, modulando ad esempio il timbro di voce e curando maggiormente la gestualità nei riguardi dei bambini della scuola dell’infanzia”. 

I compiti di realtà portano ad un incremento delle competenze, della motivazione e della partecipazione attiva degli studenti contribuendo così a realizzare un auspicio dei ragazzi della scuola di Barbiana contenuto nella “Lettera a una professoressa”: “Agli svogliati basta dargli uno scopo”. 
 

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