Inflazione e povertà minorile: un’urgenza che non può aspettare

Lorenzo Pallini per Save the Children

L’inflazione non è solo una questione economica. È una pressione quotidiana che entra nelle case, pesa sulle scelte delle famiglie e riduce le opportunità di crescita di bambine, bambini e adolescenti. I dati diffusi oggi dall’Istat ci restituiscono un quadro preoccupante: nel 2025 i rincari hanno colpito maggiormente le famiglie con minori livelli di spesa.

È un segnale d’allarme che non possiamo ignorare e che rafforza una consapevolezza centrale: la povertà minorile è un’emergenza nazionale che richiede risposte immediate e strutturali.

Quando l’inflazione colpisce l’infanzia: i numeri di un’emergenza

Secondo le ultime stime disponibili, nel 2024 quasi 734 mila famiglie con minori vivevano in povertà assoluta, pari al 12,3% del totale. Una condizione che peggiora con l’aumentare del numero dei figli: riguarda il 7,3% delle coppie con un figlio, il 10,6% di quelle con due e arriva al 20,7% nelle famiglie con almeno tre figli. Anche le famiglie monogenitoriali con minori sono fortemente esposte, con un’incidenza del 14,4%.

È su questi nuclei che l’inflazione si abbatte con maggiore forza, colpendo direttamente bambine, bambini e adolescenti che vivono senza il necessario: 1,28 milioni nel nostro Paese, il 13,8% del totale. Un disagio che si manifesta in molte forme e che segna profondamente la quotidianità dei più giovani.

Un adolescente tra gli 11 e i 15 anni su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale, con forti divari territoriali e differenze significative tra chi ha la cittadinanza italiana e chi non ce l’ha. La povertà alimentare riguarda il 5,2% dei ragazzi tra i 12 e i 15 anni, mentre l’8,2% dei bambini e degli adolescenti sotto i 16 anni vive in povertà energetica, senza riuscire a riscaldare adeguatamente la propria casa. Numeri che raccontano una realtà dura e che condiziona profondamente le prospettive future delle nuove generazioni.

Inflazione e povertà: cambiamento necessario per il futuro dei bambini

Di fronte a questo scenario, ribadiamo la necessità di un cambiamento radicale: servono politiche di lungo periodo fondate su misure concrete di contrasto alla povertà minorile e su investimenti certi e continuativi a sostegno delle famiglie con figli. È indispensabile rafforzare l’occupazione femminile, potenziare in modo strutturale l’offerta educativa fin dalla prima infanzia e garantire a bambine e bambini l’accesso gratuito ad attività sportive, educative e di socializzazione, in spazi adeguati. 

Come ha dichiarato Raffaella Milano, Direttrice Ricerca di Save the Children: “Il dato sull’inflazione diffuso oggi dall’Istat, dal quale emerge che i rialzi dei prezzi nel 2025 hanno pesato di più sulle famiglie con minori livelli di spesa, è allarmante e rende sempre più necessario mettere al centro dell’agenda politica il contrasto alla povertà minorile, adoperandosi affinché il 2026 sia l'anno in cui si affronta in modo strutturale la povertà minorile”. Non è possibile continuare a chiudere gli occhi di fronte  alle ingiustizie che affrontano troppi giovani che crescono in famiglie svantaggiate nel nostro Paese”. 
 

Per approfondire, leggi il comunicato stampa.

Chi ha letto questo articolo ha visitato anche