La storia di Margherita, dalla violenza assistita al riscatto

Sagoma di una bambina in cima a delle scale che sta in piedi e appoggia il braccio sulla balaustra.

Nelle situazioni di violenza domestica in cui sono presenti figli o figlie, si parla di violenza assistita, una vera e propria forma di maltrattamento psicologico. Questo fenomeno viene il più delle volte sottovalutato o addirittura ignorato, perché tendono a perdersi i nessi causali tra il clima di violenza circolante in famiglia e le conseguenze sullo sviluppo dei/lle bambini/e dal punto di vista psicologico (sia emotivo che cognitivo), fisico comportamentale e della socializzazione (per approfondire leggi l’articolo “cos’è la violenza assistita e quali le conseguenze sui bambini”).

Uscire dalla violenza, la storia di Margherita


Margherita (nome di fantasia) ha 12 anni e vive attualmente in una casa rifugio insieme alla sua mamma, che ha denunciato la violenza che subiva in casa da parte del compagno e padre di Margherita, ottenendo protezione per se stessa e la figlia.

Margherita ha sempre assistito al controllo e alle continue svalutazioni del padre nei confronti della mamma. La mamma racconta che aveva un lavoro che la appassionava e in cui si mostrava competente, lavoro che aveva dovuto lasciare dopo la nascita di Margherita sotto incoraggiamento del marito, perché così poteva passare il tempo con la bambina e occuparsi della casa, “ci penso io alle mie donne” diceva il padre. 

Margherita era molto felice di passare il tempo con la sua mamma, anche se avrebbe voluto giocare al parco insieme agli/alle altri/e bambini/e e ai loro genitori. Il papà però non era felice che la mamma parlasse delle loro cose private in giro, così Margherita giocava sempre con la mamma, che era solita raccontarle storie di stelle, pianeti lontani, spedizioni spaziali e viaggi interstellari. Il papà storceva sempre la bocca in quelle occasioni, voleva che la figlia imparasse qualcosa di utile e più adeguato a lei: le aveva comprato una bella cucina giocattolo perché doveva imparare a fare da mangiare per il suo futuro marito e i suoi figli, diceva. 

A Margherita piaceva giocare con la cucina, anche se pensava con desiderio e nostalgia alle storie avventurose che le raccontava la mamma. Col tempo Margherita si è adattata alle richieste del padre, vestendo e comportandosi sempre più come lui pretendeva. Pensando che magari facendo questo il padre l’avrebbe amata di più.

Dopo l’ingresso in Casa Rifugio, mamma e figlia hanno potuto sperimentare quella libertà di essere ed esprimersi che era stata loro negata.
Il 31 Maggio 2020 Margherita guardava la tv sul divano della casa della casa rifugio in cui è ospite insieme alla sua mamma ed ha assistito al lancio del razzo dello “Space X” di Elon Musk. Il suo desiderio è stato risvegliato e Margherita ha passato un’intera estate tra film di spedizioni spaziali e racconti di viaggi oltre l’orbita terrestre, senza avere paura che queste attività non si addicessero ad una femmina. 

Grazie al rinforzo positivo e agli stimoli che le operatrici della casa rifugio e la sua mamma le hanno fornito, Margherita, con i suoi 12 anni, ha dichiarato che da grande diventerà un’astronauta della NASA. Pertanto, ha iniziato ad approfondire l’inglese da autodidatta con grande dedizione. 

Alcune statistiche del fenomeno

La storia di Margherita rientra all’interno di un fenomeno, quello della violenza assistita, che in Italia riguarda un bambino su 5 fra quelli seguiti per maltrattamento. Nel nostro Paese sono quasi 402.000 i minori in carico ai servizi sociali e di questi 77.493 sono vittime di maltrattamento. La violenza assistita rappresenta la seconda forma più diffusa di maltrattamento sull’infanzia con il 32,4% dei casi, subito dopo la patologia delle cure (incuria, discuria e ipercura) di cui è vittima il 40,7% dei/delle minorenni in carico ai Servizi Sociali (II indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia; CISMAI e Terres des Hommes, 2021).
 

Il nostro intervento per contrastare la violenza assistita


Il nostro progetto “Gemme”, supportato da Ikea, offre ai/alle minori vittime di violenza assistita ospiti, insieme alle loro mamme nelle strutture di accoglienza, percorsi personalizzati declinati in ambito psicoeducativo, ludico-ricreativo o formativo secondo i bisogni specifici, allo scopo di promuovere la resilienza e supportare i percorsi di fuoriuscita dalla violenza.

Il progetto Gemme ha permesso a Margherita di frequentare un corso individuale di lingua inglese con esame finale che certifichi il livello, per fare i primi passi verso il suo Grande Sogno.

Uscire da una situazione di violenza domestica e assistita è possibile.

Liberarsi dagli stereotipi di genere e coltivare spontaneamente le proprie passioni è possibile.

È fondamentale sviluppare un’azione a trecentosessanta gradi che includa un’opera di informazione, sensibilizzazione, educazione, interventi psicosociali per promuovere il benessere psicologico di madri e bambini/re, nonché il rafforzamento dei sistemi di identificazione, segnalazione e referral attraverso la creazione di reti multi-agenzia.

All’interno del progetto Gemme il nostro Partner, Farsi Prossimo, ha raccontato un intervento improntato sull’elaborazione del trauma dei minori vittime di violenza assistita. Per saperne di più leggi l’articolo “Respirare emozioni”.

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