Periferie: la voce dei giovani in Commissione per più spazi socio-educativi

Antonio Masiello per Save the Children

Garantire spazi socio-educativi nelle aree più vulnerabili del Paese significa offrire a bambini, bambine e adolescenti maggiori opportunità educative, relazionali e di partecipazione. È questo il messaggio che abbiamo portato nel corso dell'audizione presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle periferie, insieme a una delegazione del nostro Movimento Giovani, per richiamare l'attenzione sulle disuguaglianze territoriali che limitano il futuro di troppe ragazze e troppi ragazzi.

Periferie: la voce dei giovani in Commissione per chiedere più spazi socio-educativi nelle aree vulnerabili

Nel corso dell'audizione presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle periferie, alla quale abbiamo partecipato con una nostra delegazione, Lorenzo Rossi del Movimento Giovani ha portato la voce delle ragazze e dei ragazzi che chiedono maggiori opportunità di incontro, partecipazione e crescita nei territori in cui vivono.

“Quello che chiediamo nasce dal bisogno che sentiamo di stare assieme, di condividere momenti ed esperienze. Vogliamo degli spazi fisici sicuri e accessibili dove poterci incontrare. Luoghi in cui poter organizzare eventi e attività culturali, esprimere e coltivare assieme le nostre passioni o anche solo dove vederci per parlare un po', aperti sempre, tutti i giorni dell'anno. Le idee e la voglia di metterci in gioco non ci mancano, ci serve solo un posto dove poterci esprimere. Non chiediamo la Luna, solo una parte della Terra”. 

perché servono gli spazi socio-educativi

Come ha sottolineato Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children, è necessario un impegno concreto delle istituzioni per garantire opportunità educative e di crescita ai minori che vivono nei territori più vulnerabili. “Non possiamo accettare che il loro futuro dipenda dal quartiere in cui nascono” ha dichiarato.

Dalla nostra ricerca "I luoghi che contano"  emerge che nelle 14 città metropolitane italiane circa 142mila minori, pari a uno su dieci, vivono nelle aree urbane più fragili, caratterizzate da forte disagio socioeconomico.

In questi territori:

  • il 42,3% delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa
  • oltre un giovane tra i 15 e i 29 anni su tre non studia e non lavora
  • i tassi di abbandono o ripetenza scolastica nella scuola secondaria di primo e secondo grado risultano più che doppi rispetto alla media urbana, raggiungendo il 15,4% contro il 7,6%.

Presìdi socio-educativi: cosa prevede la proposta

Per superare la frammentarietà degli interventi attuali, chiediamo un cambio di approccio basato su interventi stabili e risorse certe. Per questo, come ci hanno chiesto con forza le ragazze e i ragazzi che abbiamo ascoltato nel corso della nostra ricerca, abbiamo definito una proposta di legge che punta a creare presìdi socio-educativi

Nella nostra proposta, illustrata oggi in Commissione, i presidi socio-educativi nasceranno nelle aree più fragili, individuate sulla base di indicatori oggettivi di vulnerabilità elaborati a partire da dati ufficiali e si configureranno come infrastrutture educative di comunità, aperte gratuitamente di pomeriggio, la sera, nei fine settimana e in estate, dedicate a bambini, bambine e adolescenti. Le attività, sempre co-progettate insieme ai ragazzi e alle ragazze, saranno pianificate e realizzate all’interno di una rete di collaborazione stabile garantita dai Patti educativi di comunità tra Ambiti Territoriali Sociali, scuola, soggetti del Terzo settore, formazioni sociali giovanili e gli altri attori della comunità educante presenti sul territorio.

In occasione di IMPOSSIBILE 2026, la biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che si è svolta a Roma il 21 maggio scorso, abbiamo lanciato una petizioneaperta a tutte e tutti a sostegno della proposta di legge che prevede l’istituzione di presìdi socio-educativi nelle aree più vulnerabili delle città. 

“Garantire spazi educativi, accessibili, sicuri e aperti è una condizione essenziale per rendere effettivi i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e contrastare le disuguaglianze territoriali – ha concluso D’Errico - Significa, in definitiva, investire nel futuro delle nuove generazioni e del Paese”.

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Per approfondire:

Scarica la nostra ricerca "I luoghi che contano"

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