5 cose che devono fare i governi per affrontare la crisi climatica
Eivind Lie Nitter per Save the Children
Negli ultimi anni, il cambiamento climatico ha smesso di essere un tema confinato ai dibattiti sul futuro. È entrato nelle nostre città, nelle nostre case, nella vita quotidiana di milioni di persone. Lo vediamo negli eventi estremi sempre più frequenti, nelle temperature record, nelle alluvioni improvvise e nelle siccità prolungate.
Il caldo estremo mette a rischio la salute dei bambini, i cicloni distruggono case e scuole, la siccità minaccia l’accesso al cibo e all’acqua da cui milioni di persone dipendono ogni giorno. In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente è importante ricordare che la crisi climatica non può essere vista solo come una questione ambientale. È anche una crisi umanitaria, sanitaria e alimentare. E, soprattutto, è una crisi che tocca direttamente i diritti dell’infanzia.
5 Cose che devono fare i governi per affrontare la crisi climatica
Di fronte a questa emergenza, i governi hanno oggi la responsabilità di agire in modo concreto e immediato, mettendo al centro non solo l’ambiente, ma anche i diritti e il futuro delle nuove generazioni.
Ecco 5 modi per farlo:
- Dare voce ai bambini e ai giovani: le politiche climatiche non possono essere costruite senza ascoltare chi ne subirà maggiormente le conseguenze. I bambini e i giovani devono essere coinvolti in modo reale nei processi decisionali, soprattutto quelli che vivono nelle aree più esposte agli impatti della crisi climatica. Le loro esperienze, le loro paure e le loro proposte non sono marginali: sono fondamentali per costruire risposte efficaci e giuste.
- Limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C: il limite di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali non è solo un obiettivo tecnico, ma una soglia di sicurezza per l’umanità. Raggiungerlo richiede azioni immediate e radicali: dalla riduzione rapida delle emissioni alla progressiva eliminazione dei combustibili fossili. I Paesi ad alto reddito e quelli con maggiori responsabilità storiche devono guidare questa transizione.
- Aumentare i finanziamenti per il clima: affrontare la crisi climatica richiede risorse adeguate. I governi devono aumentare i finanziamenti per l’azione climatica, includendo anche i meccanismi per affrontare perdite e danni già in corso. È fondamentale che questi investimenti siano orientati ai bisogni concreti dei bambini e delle comunità più vulnerabili, sostenendo sia l’adattamento che la resilienza.
- Rafforzare i sistemi di protezione sociale: gli effetti della crisi climatica non colpiscono tutti allo stesso modo. I bambini e le famiglie più fragili sono spesso i più esposti. Per questo è essenziale rafforzare sistemi di protezione sociale capaci di rispondere rapidamente agli shock climatici, garantendo sicurezza, continuità educativa e accesso ai servizi essenziali anche nelle situazioni di emergenza.
- Garantire giustizia climatica per le nuove generazioni: affrontare la crisi climatica significa anche affrontare squilibri profondi nelle responsabilità e nelle risorse a livello globale. I Paesi più ricchi, responsabili della maggior parte delle emissioni storiche, hanno un ruolo centrale nel guidare il cambiamento e nel sostenere chi oggi è più colpito dagli impatti del clima. La transizione deve essere non solo ecologica, ma anche equa e inclusiva.
Come detto da un bambino dalla Nuova Zelanda, "se dite che siamo i leader del domani, allora lasciateci un mondo da guidare". Le sue parole non sono soltanto un appello, ma una richiesta di responsabilità. Non si può continuare a considerare l'azione climatica come una questione da rimandare. Le decisioni che verranno prese oggi determineranno il mondo in cui cresceranno milioni di bambini e bambine nei prossimi decenni.