Verso una scuola inclusiva: cinque investimenti necessari

operatrice di save the children aiuta un bambino a studiare

L'inclusione riguarda il 100% degli alunni/e, non solo una parte: non è una questione di Bisogni Educativi Speciali (BES), ma di giustizia sociale e di diritti umani di ogni alunno/a. Tutta la scuola è coinvolta, per quello che fa per evitare ogni forma di marginalizzazione, per compensare quelle differenze che se non venissero affrontate positivamente si trasformerebbero in diversità e disuguaglianze, per togliere le barriere e creare i facilitatori per consentire a tutti gli alunni/e di esprimere il massimo del loro potenziale sia in termine di apprendimento di competenze sia di piena appartenenza alla comunità scolastica.

L’INCLUSIONE RIGUARDA TUTTI GLI ALUNNI

Questo è il processo senza fine che faticosamente deve percorrere la via italiana all`inclusione, un processo di riconoscimento dell`infinita varietà delle differenze umane e di differenziazione e personalizzazione delle pratiche didattiche, con un crescente sforzo di sviluppo di competenze inclusive in tutti i docenti, che nell`ottica inclusiva iniziano a ripensare criticamente al loro ruolo e alle abitudini professionali. Tutto ciò richiede investimenti coraggiosi.

PRIMO INVESTIMENTO: LA FORMAZIONE DOCENTI

Un primo grande investimento riguarda le competenze inclusive di tutti i docenti curricolari, partendo dalla formazione universitaria (oggi assolutamente carente per i futuri docenti della secondaria), innalzando gli attuali livelli formativi e sviluppando una visione dell'inclusione che sia talmente ampia da coinvolgere il più possibile di discipline e di attività per i futuri insegnanti.

Una visione dell'inclusione a 360 gradi non può prevedere che il discorso inclusivo sia solo di alcune discipline, ad esempio didattica e pedagogia speciale, ma deve diventare un fattore strutturale di tipo transdisciplinare, presente nei vari insegnamenti. Per gli insegnanti già in servizio, lo sviluppo professionale continuo e la valutazione e certificazione di competenze inclusive deve diventare un modus operandi costante e sostenuto da adeguate risorse, sia in termini di nuove metodologie formative dal basso, situate, autorealizzate e  integrate da forme di apprendimento e condivisione on line, sia in termini di investimenti economici premiali e di carriera.

SECONDO INVESTIMENTO: IMPLEMENTAZIONE DEL MODELLO ICF

Un necessario investimento dovrà sostenere l`implementazione del modello ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) nella definizione del profilo di funzionamento e del PEI dell'alunno/a con disabilità, come previsto dal Decreto sull`inclusione N. 66/2017 e 96/2019. È un’occasione unica per fondare su un’antropologia bio-psico-sociale di alunno/a e su un linguaggio finalmente condivisi la collaborazione tra i mondi della sanità, della scuola e della famiglia. La visione di alunno/a e di funzionamento umano contenuta in ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è complessa ed impegnativa e necessita di adeguati investimenti in competenza e risorse operative, altrimenti avremo forme di rigetto o di ipersemplificazione formalistica.

TERZO INVESTIMENTO: DIDATTICA UNIVERSALE, ACCESSIBILE E PERSONALIZZABILE

Una terza linea di investimenti dovrà sostenere le scuole nella loro autonomia didattica per incentivare le varie forme di rottura delle rigidità degli spazi, dei tempi, delle abitudini didattiche obsolete, della formazione delle classi, dei gruppi, delle offerte formative, per costruire, una didattica il più possibile universale, accessibile e personalizzabile per tutti gli alunni/e e fondata su policies di equità. La scuola dell`Univers-quità, e cioè della fusione virtuosa di Universalità e Equità. Questo discorso organizzativo e gestionale, chiama direttamente in causa una dirigenza che dovrebbe sempre più diventare leadership per la giustizia sociale, realizzando forme di distribuzione reticolare di responsabilità condivise.

QUARTO INVESTIMENTO: EVOLUZIONE DELL’INSEGNANTE DI SOSTEGNO

Una quarta linea di investimento culturale ed economico, riguarda l'evoluzione dell'attuale figura degli insegnanti di sostegno che dovrebbero trasformarsi per l'80% in insegnanti curricolari per realizzare forme di co-teaching  che arricchirebbero l'offerta formativa per tutti gli alunni/e, consentendo al sistema scolastico di liberare tutte quelle risorse latenti presenti in esso, ma che non riescono a sviluppare le loro potenzialità: ad esempio, i compagni di classe nell'apprendimento cooperativo. Il rimanente 20% dovrebbe diventare un supporto tecnico itinerante tra le scuole per fornire, sul campo e in modo peer to peer, le competenze inclusive a tutti i colleghi curricolari, valorizzando in questo modo quel bagaglio di competenze di eccellenza che tali insegnanti di sostegno si sono costruite e non trovano adeguata applicazione. Questo modello di “normalizzazione-specializzazione” è stato sperimentato in alcune scuole del Trentino con risultati interessanti.

QUINTO INVESTIMENTO: VALUTARE PER DARE VALORE

L'ultimo investimento strategico per il sistema italiano dovrebbe essere quella di sottoporre ad una valutazione scientifica globale gli effetti del nostro percorso verso l’inclusione, per documentarne, con dati scientificamente inoppugnabili anche nei vari contesti internazionali, la positività e il valore aggiunto, anche in termini di concreti outcome di apprendimento e partecipazione sociale, che ha portato alla popolazione scolastica, con e senza difficoltà, alle famiglie, agli insegnanti, all’organizzazione scolastica, al mondo del lavoro e all`inclusione comunitaria e sociale.

Contributo di: Dario Ianes Università di Bolzano

Per approfondire: D. Ianes e G. Augello, Gli inclusio-scettici: gli argomenti di chi non crede nella scuola inclusiva e le proposte di chi si sbatte tutti i giorni per realizzarla. Trento, Erickson, 2019

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