5 attenzioni e attività per contrastare il razzismo in classe

2 ragazze davanti a un muro colorato tengono in mano dei disegni e li mostrano

La Giornata mondiale contro il Razzismo, che si celebra il 21 marzo di ogni anno, nasce dal ricordo di quanto accadde poco più di cinquant’anni fa: il primo giorno di primavera del 1960 furono massacrati 69 sudafricani in nome di una politica di emarginazione della popolazione nera ai tempi dell’apartheid.

Oggi viviamo in una società caratterizzata da interconnessioni continue tra persone e cose: la maggior parte dei prodotti che utilizziamo viene da altri paesi, possiamo accedere ad informazioni provenienti da ogni parte del mondo, spostarci e viaggiare a costi contenuti. Ciò nonostante, lo straniero continua a far paura, gli episodi di razzismo e xenofobia sono ancora presenti.

Non necessariamente si tratta di azioni violente, spesso bastano gesti, parole e sguardi per capire che c’è ancora molto da fare per la promozione di una cultura dell’accoglienza. Su questo aspetto, la scuola può svolgere un ruolo fondamentale, offrendo gli strumenti per leggere la complessità della realtà contemporanea e occasioni educative per sperimentare il valore della diversità.

Impegnarsi in classe a combattere razzismo e stereotipi

Possiamo impegnarci ogni giorno nel promuovere a scuola un contesto dove si possa imparare a vivere con l’altro. L’associazione EasLab, che lavora insieme al Programma Fuoriclasse nelle scuole di Napoli, ci suggerisce cinque piccole attenzioni quotidiane che possono fare la differenza in classe.

  • Utilizziamo un linguaggio positivo e non discriminatorio: evitiamo generalizzazioni che rafforzano stereotipi e pregiudizi.
  • Decentriamo il nostro punto di vista: creiamo occasioni di confronto tra gli studenti in cuivalorizzare la diversità come ricchezza.
  • Valorizziamo le esperienze di vita per riflettere sulle migrazioni: chiediamo ai nostri studenti se hanno mai viaggiato, con quale mezzo di trasporto, per quanto tempo, per quale motivo. Queste e altre domande ci aiutano ad avviare un discorso sull’esperienza del viaggio e sui motivi che portano l’uomo a spostarsi (vacanza, lavoro, salute, famiglia, etc.), per riflettere sulle migrazioni passate, presenti e future.
  • Conosciamo altre culture attraverso la narrazione diretta: se abbiamo la fortuna di avere in classe studenti di origine straniera, facciamoci raccontare una festa, un gioco, un piatto tipico, un viaggio, una fiaba. Favoriamo la narrazione del vissuto di ciascuno a partire dalla creazione di un calendario interculturale in cui inserire le festività delle diverse religioni e culture. La festa è un bel modo per celebrare la bellezza della diversità!
  • Apriamo la scuola al territorio: organizziamo attività di conoscenza e scambio con i contesti interculturali più vicini a noi.

A seguire, proponiamo cinque semplici attività da fare in classe, per impegnarsi contro il razzismo in ogni sua forma e manifestazione.

  • La favola di Cappuccetto Rosso raccontata dal lupo”: per riflettere sul fatto che la verità è parziale, mai definitiva e che solo decentrando il nostro punto di vista possiamo arricchirci. Alla lettura del testo possono seguire attività di teatralizzazione o di confronto tra la favola dei Fratelli Grimm e quella di LiefFearn.
  • Viaggio attraverso i cinque continenti”: con il supporto della Carta di Peters, guardiamo il mondo con nuovi occhi! Proponiamo agli studenti di associare alcune immagini ai vari paesi, ragionando insieme sugli stereotipi associati al nord e al sud del mondo. Continuiamo il giro ricercando punti in comune, attraverso la lettura di fiabe e giochi tradizionali. Per concludere il viaggio, soffermiamoci sull’origine dei prodotti presenti sulla nostra tavola ogni giorno: come sarebbe la pasta senza il pomodoro?
  • Il Cerchio Chiuso”: per promuovere empatia e una riflessione condivisa sull’esclusione. Dopo aver spiegato che si tratta di un gioco di simulazione, chiedete ad uno studente di uscire dall’aula; nel frattempo la classe dovrà formare un cerchio ben chiuso ed individuare un codice di accesso. Successivamente si farà rientrare in aula il ragazzo chiedendogli di provare ad individuare il codice per accedere e stimolando la riflessione su cosa si prova a non riuscire ad entrare nel cerchio.
  • Perché si emigra?”: un gioco di ruolo in piccoli gruppi, per promuovere consapevolezza sulle motivazioni per le quali si è costretti a lasciare la propria terra. Divisi in postazioni, gli studenti trovano storie e materiali relativi a cinque persone che per diversi motivi hanno deciso di migrare.Con il supporto di carte di ruolo contenenti informazioni base sulla tematica, si stimola un dibattito a partire dalla condivisione delle storie di vita.
  • La città interculturale”: partendo dalla lettura dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (scarica qui la pubblicazione “Diverse lingue, stessi diritti”, in cui il testo della Convenzione è tradotto in sei lingue) si chiede agli studenti di individuare e riportare, tramite un disegno o un breve testo scritto, i diritti che in chiave interculturale non dovrebbero mai mancare per creare una città solidale e accogliente.

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