Come affrontare i capricci dei bambini: suggerimenti per genitori

primo piano bambino imbronciato con la testa appoggiata tra le mani. Capelli a caschetto e maglioncino nero con righe bianche e verdi sui polsi.

Tutti i genitori, mamme e papà, si ritroveranno prima o poi a fare i conti con i capricci dei bambini. Abbiamo così chiesto a Nicoletta Princigalli, dell’Associazione di Promozione Sociale “Lo Scrigno” – partner della rete ZeroSei – qualche consiglio, data la sua esperienza, per guidare i genitori nella gestione dei bambini capricciosi.  


Che cosa sono i capricci: breve riflessione


Partiamo dal presupposto che non esistono bambini e bambine capricciosi ma semplicemente bimbi e bimbe bisognosi. La capacità di comunicare ancora acerba, insieme alla scarsa gestione delle proprie emozioni, porta i bambini a esprimersi tramite quelli che noi adulti riconosciamo come capricci, ma è proprio qui che troviamo la soluzione: i bambini ancora molto piccoli non riuscendo ad esprimersi in maniera chiara dal punto di vista dell’adulto, usano comportamenti e strategie che possono sembrare dei semplici vizi ma che in realtà sono la manifestazione di bisogni.


Innanzitutto è necessario fare una distinzione tra i bambini da 0 a 3 anni e quelli dai 3 ai 6 anni.


I bisogni dei bambini da 0 a 3 anni


I bimbi così piccoli non hanno vizi, come spesso la nostra cultura vuole farci credere, ma soltanto bisogni. Pensiamo al fatto che un bimbo nato da poco si ritrova in un contesto totalmente nuovo, dettato da regole a lui sconosciute e che quindi non è ancora capace di esprimersi al meglio e tutto ciò che ha per farlo è il pianto. Dopo i 2 anni inoltre nasce la normale volontà di conoscere ed esprimere la propria personalità: ecco quindi che il pianto diventa la lingua di comunicazione primaria per presentarsi al mondo.


L’essere umano è infatti l’unico immaturo fisiologico, ovvero l’unico mammifero che nasce senza poter essere indipendente, ma ha bisogno dell’altro per sopravvivere e crescere. Basterebbe quindi pensare a questo per comprendere come il pianto dei bambini spessissimo sia indicativo di un bisogno, oltre ad essere l’unico strumento di comunicazione.


I bisogni dei bambini dai 3 ai 6 anni


Un bambino, dopo i 3 anni, ha maggiore consapevolezza del sé e delle proprie capacità di comunicazione con l’altro. Per trovare armonia tra genitori e bimbi dobbiamo quindi metterci nella prospettiva che i bisogni di questi attori sono differenti e il compromesso al fine di soddisfarli tutti sarà la chiave per “disinnescare” quelli che leggiamo come capricci.


Come comportarsi quando un bambino fa i capricci


Come soddisfare quindi i bisogni degli adulti insieme a quelli dei bambini e delle bambine? Come gestire al meglio un capriccio senza perdere la pazienza o ancor più senza mortificare se stessi o i più piccoli nell’incapacità di gestire quell’emozione?


Come già accennato ciò che deve guidare l’adulto è la consapevolezza che tutto nel bambino nasca dalla manifestazione di una necessità e non dalla volontà preordinata di porsi in contrasto con la figura educativa di riferimento.


Accompagnare il bambino nella gestione delle proprie emozioni, nella scoperta del mondo e nel delicato e lungo percorso di apprendimento comunicativo è la base per trovare l’equilibrio giusto.


Come dire no ad alcuni bisogni spesso considerati capricci?

Innanzitutto il no fine a se stesso produce spesso un sentimento di frustrazione poiché il bambino non riesce a comprendere una negazione senza che essa venga supportata da una spiegazione o dall’esperienza. A volte quindi lasciamo sperimentare i più piccoli, quando non c’è un reale pericolo, un bambino che trova da sé la risposta la comprenderà al meglio.


Come gestire un bambino “capriccioso”: alcuni consigli

  • Abbassare il tono della voce: mantenere un tono fermo, senza alzare la voce, è un buon esempio per imparare a comunicare i propri bisogni in maniera consapevole.
  • Guardare il bambino negli occhi: porci alla loro altezza e metterci il più possibile dal loro punto di vista farà sentire il bambino preso in considerazione nei suoi bisogni, anche se dobbiamo dire un semplice ‘no’.
  • Abbracciare il proprio figlio: il bambino ha più bisogno è sentirsi accolto e contenuto, l’abbraccio dell’adulto può tranquillizzarlo molto più efficacemente e molto più velocemente; il sentirsi accolto può sciogliere molto la tensione.

Non sempre è facile farlo e, spesso, è faticoso, ma bisogna provarci. Questo non significa abdicare al proprio ruolo educativo, anzi è fondamentale che il bambino avverta la presenza solida e rassicurante del genitore, ma è altrettanto necessario che si senta accettato in ciò che prova ed accompagnato, perché solo una modalità comunicativa non violenta può portare alla risoluzione serena dei “conflitti” che fisiologicamente insorgeranno.


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