Come affrontare il rientro a scuola: strumenti e attività per insegnanti

tavolo rotondo con attorno 4 bambini non riconoscibili poiché inquadrati dalle spalle in giù. Sul tavolo materiale da disegno e in primo piano un porta pastelli pieno di pastelli colorati.

La scuola è appena ripartita ma sono ancora molti i dubbi e le paure di bambini, genitori e insegnanti in questo inizio del nuovo anno scolastico.

Insieme a Michele Grano, esperto in psicologia delle emergenze, andiamo a comprendere quali sono i bisogni dei bambini, delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze in questo periodo particolare di emergenza data dal Coronavirus. 


L’emergenza che stiamo vivendo ci ha tolto la possibilità di utilizzare le risorse che solitamente attiviamo per ristabilire un clima di fiducia e protezione come gli abbracci e le coccole e ci chiede di reinventarci.


Vediamo insieme alcune attività utili rivolte agli insegnanti per far fronte a questa situazione e uscirne arricchiti e più forti di prima.

I bisogni dei bambini: il ruolo della scuola e degli insegnanti nell’emergenza Coronavirus


Partiamo dall’analizzare punto per punto i bisogni dei bambini al fine di andare oltre le difficoltà che il distanziamento fisico porta con sé. Cerchiamo di vedere come la vulnerabilità può diventare una risorsa per promuovere la resilienza.

  • Il bisogno di continuità: un’emergenza in generale è la rottura di un equilibrio. Sentiamo il bisogno di ristabilire una quotidianità per sentirci di nuovo protetti e non aver timore del futuro percepito come incerto nel caos stesso dell’emergenza. La scuola ha un ruolo fondamentale e la soluzione è intrinseca alla sua stessa riapertura. La sveglia che suona, la colazione, lo zaino da preparare e le lezioni da seguire ristabiliscono un ritmo alla vita degli studenti ma anche alla nostra riavvicinandoci a una sorta di “normalità”. Gli insegnanti hanno così il ruolo di far sentire che la vita riprende; la presenza dell'insegnante e del gruppo classe ha un ruolo fondamentale in questo. I bambini e i ragazzi sentono che la loro giornata e la loro quotidianità possono effettivamente riprendere.
  • Il bisogno di ascolto e comprensione: partendo da alcuni esempi scaturiti durante il periodo di didattica a distanza abbiamo notato come gli insegnanti che davano spazio ai bambini - con attività di scambio dei propri pensieri ed emozioni – hanno portato avanti la didattica in maniera più serena e facile. Possiamo dire quindi che la continuità didattica ha bisogno di esser associata a quella emotiva. Aiutare i bambini nella narrazione di questo evento così esplosivo, se vissuto con la possibilità di esprimere le emozioni diventa un fattore di crescita e noi adulti dobbiamo esser capaci di creare una narrazione positiva mettendo in risalto anche i piccoli gesti eroici compiuti da loro e dalla scuola. 
  • Il bisogno di appartenenza: sentirsi parte di un gruppo, di una scuola, di un Paese così come del mondo ci aiuta per contrapposizione a comprendere la separazione. È bene creare strade originali e creative per dare agli studenti un senso di appartenenza e legame con la scuola. Così facendo anche la separazione fisica, fino ad arrivare a quella netta della didattica a distanza, verrà subita in maniera meno traumatica. Ci si può separare bene se si è appartenuti. 
  • Il bisogno di fiducia: gli adulti sono chiamati oggi a prendersi cura dei più piccoli, ad aiutarli a comprendere questa situazione. Gli insegnanti hanno, insieme ai genitori, il compito di ridare fiducia ai più piccoli mostrando i successi, anche piccoli, raggiunti in questa situazione. 
  • Il bisogno di interiorizzazione delle nuove regole: una regola imposta dall’alto, non spiegata, sarà difficile da interiorizzare e rispettare. Possiamo iniziare a raccontare il nostro vissuto di adulti così da metterci sullo stesso piano emotivo dei più piccoli e comprendere poi insieme come queste regole possono farci stare più sicuri. Spesso inoltre le emergenze ci fanno sentire impotenti; sentire che nessuno può aiutarmi mi fa sentire impotente e quindi inattivo. Condividere le emozioni e i pensieri farà sentire tutti parte di una responsabilità comune e quindi attivi di fronte a questo pericolo, così facendo il rispetto delle regole passerà da una sensazione di passività all’attivo del rendersi utili nell’uscire da questo status emergenziale.

Come affrontare quindi i bisogni dei bambini e ribaltare la narrazione negativa e passiva dell’emergenza Coronavirus?


3 attività da fare in classe: l’importanza delle emozioni

  • Il circle time: uno strumento operativo utile a promuovere l'inclusione e la condivisione, adatto a tutte le età e per tutti i gradi scolastici, è sicuramente il “circle time” o “tempo del cerchio”.
  • Le attività creative: il disegno, la scrittura creativa e tutte le attività che hanno di base la narrazione aiutano ad esprimere il proprio vissuto in maniera simbolica e quindi più “sopportabile”. Il linguaggio stesso dei bambini è simbolico, questo tipo di attività possono accompagnare i più piccoli ad esprimersi e raccontarsi. 
  • Il compito di realtà: con compito di realtà si intende la richiesta rivolta allo studente di risolvere una situazione problematica, complessa e nuova, quanto più possibile vicina al mondo reale, utilizzando conoscenze e abilità già acquisite e trasferendo procedure e condotte cognitive in contesti e ambiti di riferimento moderatamente diversi da quelli resi familiari dalla pratica didattica.

Declinate per età e nel rispetto delle norme per la prevenzione della diffusione del Coronavirus, queste attività possono essere molto utili agli insegnanti per trattare il tema dell'emergenza con i propri studenti.

Questo articolo è estratto dal webinar tenuto da Michele Grano, esperto in psicologia delle emergenze. Se vuoi approfondire l’argomento dell’articolo e molti altri guarda il webinar “Rientrare a scuola tra vulnerabilità e resistenza”.

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