Che cos’è la didattica aperta: le parole di una docente

3 ragazzi in aula disposta secondo il metodo della didattica aperta


La didattica aperta si riferisce ad un approccio metodologico e al conseguente spazio nel quale gli alunni apprendono e imparano. Con un sistema aperto gli alunni sono maggiormente stimolati alla partecipazione insieme ai compagni e all’insegnante, che diventa un facilitatore.

DIFFERENZA TRA DIDATTICA APERTA E FRONTALE


Ciò che differenzia la didattica aperta da quella frontale è il ruolo attivo e partecipativo dell’alunno che non è più solo fruitore di un’offerta formativa, ma diventa autore. Prende decisioni in autonomia e realizza, insieme agli insegnanti e ai compagni, quello che è il proprio percorso di apprendimento.


Questa è una delle azioni che le scuole possono scegliere di realizzare nell’ambito di Fuoriclasse in Movimento: trasformare il setting d’aula abbandonando la frontalità, per sperimentare nuove modalità di didattica partecipativa. 



UN ESEMPIO DI DIDATTICA APERTA


L'Istituto Comprensivo Ferdinando Russo di Napoli, riconosciuto come “Scuola Influencer”, ha avviato un percorso di Didattica Aperta, al fine di favorire il graduale cambiamento del setting di aula frontale, verso uno più dinamico in cui sperimentare una nuova modalità di insegnamento e apprendimento. Ce ne parla la docente Rosaria Trassari. 


I 4 PASSI VERSO LA DIDATTICA APERTA

  • Il primo passo è stato quello della riqualificazione degli spazi della scuola primaria: con l'allestimento di 3 aule adatte allo sviluppo della didattica aperta e concepite come "spazio magico" interno in cui poter leggere, condividere ed ideare, e di uno spazio esterno in cui giocare e incontrarsi, nel rispetto di regole condivise, la scuola primaria ha mosso i primi passi verso questa nuova avventura. 
  • La formazione degli insegnanti: durante l'anno i docenti sono stati accompagnati in una formazione sulla didattica, che li ha visti protagonisti nella sperimentazione di nuove metodologie quale l'agenda settimanale, la didattica a stazioni e la metodologia Jigsaw. 
  • La sperimentazione insieme agli alunni: dopo la formazione, si è passati all'attuazione della teoria. I bambini, costruttori consapevoli del sapere, hanno risposto in modo brillante e con entusiasmo, motivando i docenti a perseguire queste innovazioni. La sperimentazione è stata portata avanti per circa 5 ore settimanali, ed è stata ripetuta più volte. La possibilità di scegliere in autonomia le attività a cui dedicarsi, con chi e come ha, giorno dopo giorno, accresciuto il senso di responsabilità personale di ciascuno, nonché di partecipazione attiva alla comunità educante.
  • Il lavoro in continuità con i ragazzi: parola chiave del nostro percorso è stata continuità, per cui anche presso la secondaria di primo grado abbiamo lavorato insieme ad alunni e genitori per la riqualificazione degli spazi, ideati non solo come luoghi di aggregazione, in cui lavorare sulle relazioni positive e sul benessere, bensì anche per momenti di didattica alternativa e laboratoriale. A tale scopo è stato pertanto progettato e realizzato con i ragazzi uno spazio estremamente versatile, provvisto di tappeti, scaffali, librerie, cuscini, materiale di cancelleria, declinabile sulle esigenze e le scelte di ciascun gruppo classe. Riconoscendo nella didattica aperta una valida alternativa alla didattica trasmissiva, alcuni docenti della secondaria hanno sperimentato percorsi tematici multidisciplinari (Italiano, Geostoria, Arte e Tecnologia). In particolare in due classi prime sono stati realizzati due lavori, uno sulla “Mitologia classica” e un altro ampio percorso sul “Medioevo”, che partendo da elementi e materiali forniti dai docenti ha guidato i ragazzi a realizzare ricerche individuali e di gruppo, a sperimentare il role playing e la flipped classroom. 
“Con la didattica aperta siamo orientati a costruire attraverso questa metodologia una certa capacità di alimentare autonomia e capacità di scelta nei bambini all’interno del contesto scolastico valorizzandoli in modo preciso e centrale. Il ruolo dell’insegnante si fa più sensibile, aperto e disponibile a seguire le iniziative del bambino nel mondo dell’apprendimento. In questo modo prende piede in modo di vivere la scuola mediante un’azione educativa indiretta, mediata da un ambiente accuratamente progettato dall’insegnante con la messa a disposizione dei materiali strutturati, ma che passa il testimone poi al bambino con la scelta via via sempre più autonoma di questi e quindi dei tempi secondo i quali vorrà dedicarsi alle diverse attività.” 
 
Sofia Dal Zovo - Pedagogista GRIIS Gruppo di ricerca inclusione e integrazione scolastica.

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