Che cos’è la comunità educante e come costruirla: 7 suggerimenti

bambina di carnagione chiara-olivastra, con capelli castani legati con frangia, è seduta a un banco di scuola e guarda in camera mentre tiene una matita in mano.

Spesso è difficile descrivere un qualcosa che non è tangibile, che non tocchiamo con mano, e che forse però ci ha già interessati in prima persona o ci interesserà in futuro: parliamo della comunità educante.

Che cos’è la comunità educante?


La comunità educante è l’insieme degli attori territoriali che si impegnano a garantire il benessere e la crescita di ragazze e ragazzi. Di che attori territoriali parliamo? Come si interfacciano e qual è il loro scopo?

  • Con attori territoriali si intendono tutte quelle figure che fanno parte di una zona di una città, di un quartiere o di un Paese che operano sul territorio a scopi diversi. Per fare degli esempi concreti: sono le associazioni culturali e sportive, gli oratori, le istituzioni, le organizzazioni non governative, , le famiglie, i docenti, il personale scolastico e possono farne parte anche le aziende. Sono questi ed altri micro mondi che, per quanto riguarda la comunità educante, gravitano intorno ad un nucleo ben preciso: la scuola.
  • Questi attori possono formalizzare la collaborazione attraverso la costituzione di patti educativi di comunità, basati sulla co-progettazione e corresponsabilità dell’azione realizzata su ogni specifico territorio, che hanno come obiettivo ultimo il benessere e la crescita di bambini e ragazzi da un punto di vista educativo, formativo e di costruzione del loro futuro.

Perché è importante fare rete attraverso la creazione di una comunità educante?


È molto importante perché le reti territoriali possono mitigare quei fenomeni molto diffusi anche in Italia quali la dispersione scolastica e il fenomeno dei cosiddetti NEET (Neither in Employment or in Education or Training) ovvero quei ragazzi che non studiano e non lavorano. 

Spesso infatti la percezione, soprattutto dei ragazzi e delle ragazze, è quella che vede il quartiere, il paese o la comunità in cui vivono priva di opportunità. Non è sempre vero, ma allo stesso tempo è anche difficile arrivare a questi ragazzi attraverso la sola scuola o singolarmente come associazione o simili. 


Ecco che entra in gioco la comunità educante, la rete, che unisce le sue forze, le sue diversità e caratteristiche specifiche per non lasciare nessuno indietro.


Come fare comunità educante: 7 suggerimenti


Quando si fa comunità bisogna innanzitutto fare un’azione di decentramento al fine di comprendere i diversi attori in gioco da un punto di vista neutro. Fare comunità significa oggi praticare forme di ibridazione, essere in grado di parlare con mondi diversi che possono offrire tanto alla crescita di ragazzi e ragazze.

Ecco qui 7 suggerimenti per affrontare al meglio l’aspetto della diversità quando si fa comunità educante:

  • C’è sempre un obiettivo comune: bisogna tenere sempre presente che persone e organizzazioni, anche molto diverse fra loro, possono condividere obiettivi comuni mantenendo la propria diversità. La diversità non è un ostacolo, tutt’altro, la comunità educante così come il suo attore principale, la scuola, mettono insieme diversità che non inficiano l’obiettivo finale dell’educazione e anzi, lo valorizzano.
  • L’importanza del clima: per fare comunità è fondamentale che approcci, collegamenti, scambi, incontri etc siano caratterizzati da un clima aperto e di curiosità verso qualsiasi diversità. 
  • Capire la diversità delle dinamiche organizzative: la scuola ha le sue scadenze, le aziende altre, le associazioni altre ancora. È necessario venirsi incontro per trovare i tempi comuni per potersi incontrare. È difficile ma importante trovare una dimensione del tempo comune.
  • Sì alla diversità: dobbiamo incoraggiare i gruppi in cui lavoriamo a mantenere la loro autonomia e le loro diversità. L’educazione è un fenomeno trasversale e le differenze dei vari attori servono proprio a esaltare i diversi approcci educativi possibili
  • Apprezzare gli scopi degli altri: cultura, arte, sport, clima, educazione etc, fare comunità significa mettere insieme un mosaico di esperienze che hanno scopi primari differenti ma un obiettivo latente comune: l’educazione. Accettare a volte un accordo parziale non significa essere d’accordo su tutto, poiché il fine è sempre e comunque lo stesso. 
  • Aspettarsi divergenze e scontri di opinioni: naturalmente date le diversità appena descritte bisogna tenere ben presente che divergenze e opinioni diverse possono emergere. Ci vuole pazienza e spirito di collaborazione, come in tutte le relazioni.
  • Pensare in termini di potere: dobbiamo ragionare in termini di potere, nel senso di “come possiamo produrre un cambiamento?” Lasciamoci guidare da un’utopia come quella di vivere in un contesto dove tutti hanno accesso a egual opportunità perché puntando a questo possiamo piano piano mettere a terra delle azioni verso questo difficilissimo obiettivo. 

Per concludere. Comunità è una parola dolce, rassicurante e calda. Ci fa pensare a un luogo dove le diverse parti di una società collaborano per il bene comune.


Questo deve essere l’auspicio e la prospettiva che guidano i diversi attori nella costruzione delle comunità educanti.


Per approfondire l’argomento e scoprire un esempio concreto di una comunità educante di successo guarda il webinar: "La città che educa: patti educativi di comunità per l’alleanza scuola-territorio".

Tutti gli articoli con consigli per genitori, insegnanti e studenti.

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