Emergenza in Ucraina e rischi online: quali sono e come evitarli

operatori save the children giocano a terra insieme a un bambino su un pavimento colorato di rosa

Con l’intensificarsi delle offensive militari, la crisi umanitaria determinata dalla guerra in Ucraina si fa di giorno in giorno più drammatica. Cresce in modo esponenziale il numero dei profughi che lasciano l’Ucraina: oltre quattro milioni di persone, secondo l’Alto commissario ai rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) e la cifra è destinata a crescere. Tra questi ci sono centinaia di migliaia di bambini e bambine, alcuni dei quali separati dai genitori o non accompagnati. 

Chi fugge porta con sé pochissimo, a volte neanche il “necessario”, quasi mai però manca lo smartphone, strumento imprescindibile di sopravvivenza per ricercare informazioni, contatti, mappe, aiuti. Questo vale per gli adulti ma anche per i più giovani. 

Le implicazioni insite nell’uso di questo imprescindibile strumento sono tante, perché espongono anche ad una serie di rischi particolarmente gravi, in un momento di grande fragilità e bisogno di supporto. L’esposizione a forme di monitoraggio, di geolocalizzazione, di violazione della privacy da un lato, ma anche a tentativi fraudolenti di offerta di aiuto e ospitalità deve farci porre maggiore attenzione a ciò che può avvenire anche online. 

Il rischio di adescamento online per bambine/i ucraini

L’adescamento online è un processo attraverso il quale adulti abusanti online mettono in pratica varie tecniche di manipolazione psicologica, per indurre bambini/e o adolescenti a superare le resistenze emotive e instaurare una relazione intima e/o sessualizzata. Adulti con tali intenzioni rivolte a bambini/e e adolescenti utilizzano i canali di comunicazione offerti dalle tecnologie digitali per entrare in contatto con loro e gradualmente conquistare la loro fiducia, fino a condurre anche a incontri fisici.

L’Italia è tra i Paesi che sta accogliendo decine di migliaia di profughi: al 4 aprile erano 83.100 le persone provenienti dall'Ucraina entrate in Italia dopo il 24 febbraio. Bambini e bambine arrivano con un genitore o parente di riferimento, in prevalenza con la madre, ma anche conoscenti o soggetti incaricati dagli istituti di provenienza, infine anche da soli. Quasi il 38% dei profughi ucraini è costituito da bambini/e e ragazzi/e, secondo dati aggiornati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Una situazione particolarmente delicata, anche perché vista la dimensione dell’esodo, il monitoraggio si fa difficile (solo una piccola percentuale dei e delle profughe sono inserite nel sistema di accoglienza, il 7,46% secondo OPENPOLIS su dati del Ministero dell’Interno) e le organizzazioni criminali o i singoli possono approfittarne. Sempre secondo gli ultimi dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il 72,2% dei minori non accompagnati è ospitato nelle famiglie, il 22,4% è in strutture accreditate, mentre per il 5,3% il domicilio non è stato comunicato. Il 74,5% ha meno di 15 anni.
In questo momento di vulnerabilità e di uso di tanti ambienti digitali per soddisfare i tantissimi bisogni (dalla comunicazione alla ricerca dei familiari, dallo studio alla DAD, alla conoscenza di nuovo amici), c’è un possibile rischio di adescamento ai fini sessuali e di sfruttamento. Uno dei canali attraverso il quale tale rischio si concretizza è appunto quello dei social media: compaiono da settimane tante offerte di ospitalità o di aiuto, la maggior parte delle quali in buona fede. Alcuni di questi messaggi possono però essere delle trappole: post per offrire “lavori” a rischio o per alloggi non meglio definiti e non sicuri o per accordarsi su passaggi da ricevere al confine o una volta giunti a un Centro di accoglienza, o per accogliere bambini e bambine con indicazioni di fasce d’età. I social media sono sempre più strumenti privilegiati (processo accelerato dall’inizio della Pandemia), utilizzati sia da organizzazioni criminali sia da singoli che cercano di agganciare le potenziali vittime di adescamento, tratta o sfruttamento attraverso la comunicazione online.
 

8 consigli per gli adulti di riferimento e non solo

È difficile capire la reale natura di alcuni contenuti online, in un momento in cui la solidarietà spontanea è per fortuna molto presente, e per questo occorre tenere alta l’attenzione e informare il più possibile sui rischi online, parlandone e offrendo consigli utili e contatti per chiedere supporto. 

Agli adulti di riferimento, alle famiglie ospitanti e agli educatori che si occupano dell’accoglienza, consigliamo di fare particolare attenzione e seguire alcuni semplici consigli: 

  • monitorare ed eventualmente segnalare al gestore del social network annunci vaghi o ambigui con richiesta di contatto in chat private, sia che provengano da singoli sia da associazioni. 
  • segnalare alla autorità annunci con riferimenti sessuali più o meno espliciti rispetto alla minore età (ad esempio quando viene indicata la fascia d’età minorenne del ragazzo o ragazza a cui si vuole offrire un passaggio, un aiuto, un lavoro o semplicemente un’amicizia). Le segnalazioni vanno indirizzate alla Polizia Postale, anche online, tramite il sito . In aggiunta, è possibile rivolgersi anche al nostro servizio “STOP-IT” a cui è possibile segnalare, in modo anonimo, oltre al materiale pedopornografico, anche i tentativi di adescamento online a fini sessuali nei social media. 
  • Se si ha notizia di immediato pericolo, oltre alle autorità si può contattare anche il numero nazionale 114, Emergenza Infanzia.
  • Creare un clima di ascolto con bambini, bambine, ragazzi e ragazze, su quello che può succedere online (ad esempio se si sono fatte amicizie nuove); invitarli a confrontarsi se si ricevono richieste da sconosciuti; chiedere aiuto, se dovessero leggere contenuti che li mettono a disagio.
  • Impostare o aiutare a impostare la privacy dei cellulari o tablet
  • Disattivare la geolocalizzazione nelle impostazioni del tablet, dello smartphone o del browser, quando non necessaria.
  • Impostare il profilo nei social media come privato.
  • Accertarsi che al momento della creazione di nuovi profili o di uso di nuove app venga inserita la vera data di nascita, questo anche per limitare l’accesso ad ambienti digitali non adatti e ampliare l’esposizione a luoghi a rischio.

Per approfondire il tema dell'adescamento online leggi l'articolo: "Adescamento online: che cos'è e come riconoscerlo".

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