Gender gap: la situazione in Italia

Donna di spalle parla con una donna e un uomo sul posto di lavoro

Secondo la classifica riportata dal “Global Gender Gap Report 2018”, stilata dal World Economic Forum sulla base di diversi parametri, il nostro Paese si attesta al 70° posto (su 149 Paesi considerati) registrando un notevole slittamento verso il basso rispetto al 2015 (anno in cui ci collocavamo al 41° posto).

Discriminazione di genere

Siamo partiti da questo dato nell’ultimo rapporto “Le Equilibriste. La maternità in Italia” per parlare delle condizioni lavorative delle madri in Italia che, oltre alle difficoltà nel conciliare il lavoro di cura e quello professionale, devono affrontare una posizione di svantaggio dovuta alla discriminazione di genere subita nel mondo del lavoro. In termini generali, pur essendo mediamente più istruite degli uomini e pur registrando un minore tasso di abbandono precoce degli studi, la percentuale occupazionale rimane in media più bassa rispetto a quella degli uomini.

Il mercato del lavoro

La sotto-rappresentazione delle donne nel mercato del lavoro, con le dovute differenze nei singoli Paesi, è tristemente comune a tutta l’Europa e secondo la Commissione UE, le perdite economiche dovute al gender gap nei livelli di occupazione ammontano a 370 miliardi di euro l’anno. Questo perché le donne “sono sempre più qualificate e compaiono in misura maggiore nella schiera dei laureati, ma nonostante questo scompaiono dal mondo del lavoro, spesso a causa delle responsabilità genitoriali o della necessità di prestare assistenza a familiari e parenti”.

La cura familiare

Nonostante nel corso degli anni la tradizionale asimmetria dei carichi di lavoro di cura familiare si sia gradualmente assottigliata, anche in questo settore permane la questione di genere. Sono i dati a dimostrarlo: in Italia, tra il 2013 e il 2014, la quota di tempo giornalmente dedicato al lavoro domestico e di cura non retribuito è pari al 19,2% per le donne e al 7,4% degli uomini, divario che evidenzia un carico 2,6 volte superiore per le donne. Anche guardando al versante europeo si rileva un maggior impegno profuso in media dalle donne nelle attività domestiche o di cura dei figli: nella media UE, la percentuale di donne che si dedica a questa mansione è del 92% (a fronte del 68% degli uomini) in Italia, si tratta del 97% delle donne (a fronte del 73% degli uomini). Siamo quindi lontani dagli equilibri familiari della Svezia, in cui le donne che si prendono quotidianamente cura dei figli sono il 96%, a fronte però del 90% degli uomini; ma anche dal maggiore squilibrio della Grecia, che vede impegnate quotidianamente il 95% delle donne, a fronte di solo il 53% degli uomini. 

I salari

I salari lordi, rilevati su un campione di 300 mila lavoratori full time e dipendenti da aziende private, mostrano una penalizzazione delle donne: più alto il RAL medio degli uomini pari a una media di 30.676 euro lordi annui, più basso quello delle donne con un RAL medio di 27.228 euro e un divario percentuale del 12,7%.

La rappresentanza in politica

La questione di genere impatta anche nella rappresentanza politica in Italia. Sebbene si siano registrati alcuni miglioramenti, soprattutto nel riequilibrio della rappresentanza nei consigli comunali e nel Parlamento, permane un forte squilibrio nei consigli Regionali. Qui in media troviamo 1 donna su 5 con forti divari tra una regione e l’altra. Forte la discriminazione femminile anche al vertice delle istituzioni: solo il 14% dei comuni è guidato da una donna, solo 2 regioni su 20, e le donne al governo non raggiungono la media europea.

Le politiche in Italia

In Italia la lacuna sistemica in materia di politiche strutturali per la genitorialità si accompagna a un’azione volta ad incentivare le nascite, senza però spostare l’attenzione sulla necessità di tutelare i diritti dei genitori in ambito lavorativo per un migliore bilanciamento tra vita privata e professionale. 
Alcune misure una tantum sono state adottate ma queste hanno un impatto limitato e dovrebbero essere complementari ad investimenti a sostegno di piani di lungo periodo.
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