Il 25 aprile spiegato ai bambini e ai ragazzi: attività, video e letture

insegnante scrive alla lavagna con un pennarello in aula

L’insegnamento a scuola incontra il 25 aprile ogni anno, anche se si tratta di un giorno di festa. 

Ne parliamo con Filippo Furioso, un ex dirigente scolastico che fa parte della rete di Fuoriclasse in Movimento.

Il problema di come porsi di fronte a tale data così significativa e come spiegarla ai bambini e alle bambine, importante e simbolica per la storia del nostro Paese, si intreccia e supera in qualche modo il discorso sulla didattica della Storia: il suo valore storico e civico si impone (dovrebbe imporsi) da sé.

Infatti “la Resistenza non è solo un importante fatto storico, ma costituisce “memoria educante"[1], in quanto da questo movimento di persone e idee hanno preso forma quelle Istituzioni che garantiscono ancora oggi la convivenza dei cittadini in libertà anche con la coesistenza di opinioni diverse.

Scuola: come spiegare il 25 aprile ai bambini

Innanzitutto consideriamo che l’insegnante non può sfuggire al confronto, oltre che con le proprie competenze e conoscenze, con le proprie idee e visione del mondo e della realtà, con il proprio orientamento etico e politico – inteso nel suo significato migliore, di interesse per la polis, la città e la cosa pubblica. 

Se sarà convinto che “non è solo importante conoscere la storia di quegli anni e di quei luoghi: è irrinunciabile, perché le vicende della Resistenza sono dentro di noi cittadini che, a tutte le età della consapevolezza, dobbiamo conoscere per saper scegliere.[2]”  

Da ciò il bisogno di lavorare nella scuola per costruire sensibilità e memoria nei confronti della Resistenza e della Liberazione dal nazifascismo, che ne è stato il suo apogeo e che ha portato alla Costituzione. È necessario superare una impostazione didattica trasmissiva troppo spesso veicolata dai libri di testo e andare verso un altro tipo di trasmissione delle informazioni legate alla Storia. 

Dalla memoria alla didattica

La trasmissione della memoria ha diversi “avversari”, a cominciare dal tempo che passa che significa distanza anagrafica e culturale dagli avvenimenti considerati fondativi di una comunità nazionale – e di conseguenza minore legame emotivo. 

La scomparsa dei testimoni[3]è il primo segnale che siamo a un “giro di boa” e che entro poco bisognerà trovare nuovi modi di raccontare quegli eventi. La scuola riveste un ruolo fondamentale in questo processo di maturazione: dalla memoria viva – la “materia grezza” della Storia – e dal suo significato etico si deve passare alla Storia intesa come costruzione sociale che restituisce profondità al presente, e da questa alla didattica. In particolare oggi che ci sentiamo di vivere in un eterno presente. 

E se la Storia è il suo uso pubblico[4] in funzione del tempo che viviamo qui e ora, allora significa che il racconto e la didattica della Storia dovranno tenere conto delle mutate condizioni sociali per trovare le forme migliori per esprimersi. Da qui alcune domande specifiche che gli insegnanti di materia devono porsi: 

  • Come raccontare il 25 Aprile in un contesto scolastico multietnico
  • Come trasmettere il senso di quegli avvenimenti con e senza i protagonisti che li hanno vissuti?  

Attività, libri e video per spiegare il 25 aprile

Proponiamo dunque alcune ipotesi rispetto ad attività e forme dell’insegnamento sul 25 Aprile, utili a rispondere alle domande poste sopra.

  • Anzitutto, siccome fortunatamente ci sono diversi testimoni ancora in vita di quegli avvenimenti, l’incontro con le persone che hanno vissuto quel periodo: riteniamo che questa sia ancora, quando possibile, la strada maestra per il coinvolgimento emotivo nella conoscenza storica di quegli anni. Anche in questo periodo di eventi online si possono realizzare collegamenti a distanza – come realizzato, ad esempio, dall’ANPI del quartiere Quarto Oggiaro di Milano, che ha organizzato per scuole e servizi educativi una diretta YouTube con Giovanni Marzona, partigiano residente nella zona.
  • Anche l’incontro con le seconde generazioni – ovvero i figli o parenti prossimi – può risultare ancora importante ed efficacie dal punto di vista dell’empatia.
  • La lettura resta un valore centrale, non soltanto testi autobiografici e memorie scritte, ma anche la narrativa ci ricorda il valore pedagogico della letteratura di finzione ma non di invenzione, dove la verosimiglianza assume capacità di insegnamento utili a integrare il saggio e il momento didattico – come ci ricorda Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino.
  • Siccome la base della Storia è il lavoro sulle fonti, oltre a quelle orali (i testimoni diretti, quelli ancora in vita e quelli che non ci sono più, le cui memorie sono state conservate grazie ai molti documentari o registrazioni video) può essere un esercizio utile quello di organizzare laboratori in classe o direttamente negli archivi (si segnala, da questo punto di vista, l’esperienza de “L’Officina dello storico”) per far costruire la storia direttamente agli studenti: questa attività permette di toccare con mano materiali dell’epoca (foto, volantini, giornali) e di apprendere fin da giovani il metodo critico.
  • Un’altra attività coinvolgente è il cosiddetto Collection Day: la raccolta di oggetti e materiali privati, che quelle famiglie che hanno avuto un passato diretto o indiretto nella Resistenza portano agli studenti, i quali divisi in diverse postazioni ne raccolgono il racconto attraverso una piccola intervista – audio o scritta, rafforzata dalla fotografia degli oggetti.
  • Sempre sullo stesso filone, realizzare una ricerca con persone vicine e raggiungibili, a partire dai familiari, attraverso interviste di conoscenza generale sull’argomento partendo dalla domanda tipo: “Cosa sai della Resistenza e della Liberazione? Dove lo hai imparato e da chi l’hai saputo?”
  • Per i più piccoli, è possibile immaginare laboratori didattici che, attraverso una simulazione di un contesto inventato, trasmettano il significato degli avvenimenti agli studenti che si immedesimano nelle sue dinamiche fondamentali: è quanto ad esempio viene realizzato nel Memoriale di Sant’Anna di Stazzema, dove le attività sono rivolte anche alle classi delle scuole primarie.
  • Adatto a tutti i cicli resta il linguaggio e la forma-teatro, dove la costruzione di uno spettacolo realizzato dagli studenti e la ricerca storica vanno di pari passo, per produrre un medium in grado di coinvolgere sia i realizzatori che gli spettatori: si segnala l’esperienza che fino a qualche anno fa veniva promossa dal Comune di Sesto San Giovanni con l’associazione Opus Personae).
  • Percorsi di trekking urbano, per scoprire luoghi, monumenti, targhe, vie dove avvennero fatti importanti della Guerra di Liberazione sul proprio territorio o a essi dedicati.
  • Infine, il gioco: il metodo del docu-game o del gioco di ruolo ha un valore didattico che non è stato ancora sufficientemente valorizzato; in particolare per l’insegnamento della Storia, campo ancora tutto da scoprire, l’organizzazione di un laboratorio che preveda come momento di “verifica” un gioco di simulazione (come quello realizzato dall’Associazione Lapsus sul tema della guerra nel ‘900) oppure la raccolta di memorie e storie che prendono vita attraverso un videogame (segnaliamo Venti Mesi e altri lavori di We Are Musli, design duo attivo nel Milanese) rappresentano un linguaggio in grado di coinvolgere attivamente le classi.  

Siamo in una fase di passaggio, in qualunque modo la scuola reinventerà la didattica della Storia e del 25 Aprile non potrà escludere il protagonismo attivo degli studenti come risorsa fondamentale: non solo per garantire un’istruzione di qualità, ma anche per intuire la direzione delle forme dell’apprendimento.

Un contributo a cura di Filippo Furioso, ex dirigente scolastico, che fa parte della rete di Fuoriclasse in Movimento.

1- A. Soliani, I giovani e la memoria, in "Innovatio Educativa", 06/ 2019. 
2- M.G. Calì, 25 Aprile 2020… da remoto, in INSEGNARE-rivista del CIDI, 24/04/2020
3- D. Bidussa, Il futuro della storia dopo la scomparsa dei testimoni, Joimag.it, 17 maggio 2020  
4- N. Gallerano, L’uso pubblico della Storia, Franco Angeli, Milano 1995

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