Il giorno della memoria: parlare della Shoah a scuola

Il Giorno della Memoria è una giornata internazionale indicata dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2005 per ricordare la Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebraico, e tutti i deportati nei campi nazisti (già introdotta in Italia con la Legge n. 211 del 20/07/2000).

Ricorre il 27 gennaio giorno in cui nel 1945 l’Armata Rossa liberò il campo di concentramento di Auschwitz.  

Lavoriamo affinché bambine, bambini e ragazze e ragazzi imparino l’importanza del fare memoria di uno dei periodi più bui della storia umana nel quale vennero assassinate milioni di persone: Ebrei innanzitutto, ma anche persone con disabilità, Rom e Sinti (il Porrajmos), omosessuali, oppositori politici, testimoni di Geova. 

Giorno della Memoria

Come spiegare ai bambini il Giorno della Memoria? Servono momenti di riflessione anche con nuovi linguaggi per coinvolgere bambine, bambini, ragazze e ragazzi attorno ai temi dell’Olocausto, delle deportazioni, delle discriminazioni e della diversità che hanno segnato quel periodo e che ancora oggi devono essere ricordati, elaborati e discussi per affrontare con maggiore consapevolezza le insidie del presente.

Come parlare della Shoah a scuola

Ecco alcuni suggerimenti per parlare della Shoah e per portare in aula attività stimolanti in vista del Giorno della Memoria:

  • Privilegiare le parole rispetto a immagini e film, perché non si insinuino nella mente e nel cuore di qualche alunna o alunno sentimenti di incredulità o di depressiva impotenza, ed enfatizzare la positività di chi con coraggio ha aiutato le persone perseguitate.
  • Incontrare persone che hanno vissuto quel periodo è sempre l’esperienza più ricca e bella anche se via via più difficile. L’insegnante dovrà tenere conto della enorme distanza culturale tra i bambini e gli adolescenti di oggi e coloro che hanno vissuto quelle drammatiche esperienze. L’incontro anche “solo” on line, potrà essere molto proficuo.
  • Leggere e far leggere libri, racconti, poesie sul tema.
  • Cercare materiale come diari, documenti, registrazioni di interviste che aiutino a contestualizzare la vita quotidiana, le leggi (come le leggi razziali) e le loro disastrose conseguenze, presso associazioni di settore e le Sinagoghe, ma anche negli archivi delle scuole.
  • Intervistare persone vicine, a partire dai familiari. “Cosa sai della Shoah. Da chi l’hai saputo?”
  • In classe si può allestire una mostra, preparare una presentazione in PowerPoint, scrivere un libro collettivo, ecc.
  • Importante “uscire dalla classe e dalla scuola”, ponendosi nella prospettiva che gli studenti presentino ad un pubblico più ampio ciò che si è realizzato, le considerazioni emerse, le consapevolezze raggiunte, il processo seguito.
  • Organizzare momenti di confronto in classe sui conflitti attuali che in sede ONU e di organizzazioni internazionali (Corte penale internazionale dell’Aja) sono oggetto di dibattito sull’applicabilità o meno della definizione giuridica di genocidio (secondo il diritto internazionale).
  • Infine, come suggerimento di letture, segnaliamo: R. Bogliaccino, Scuola negata - Le leggi razziali del 1938 e il liceo “E. Q. Visconti”, Biblion 2022; S. Raweh, La storia della nonna bambina. La Shoah raccontata ai bambini, Didattica attiva 2022. Cui è collegato anche il relativo podcast per bambini.

Insomma tutto perché tutte e tutti comprendano che possiamo fare qualcosa di positivo perché ciò che è stato così terribile non succeda mai più, a tutti i popoli e in tutte le nazioni. 

Il ricordo non basta

Scrive Lia Levi nel bel libro "Il Giorno della Memoria spiegato ai miei nipoti":

"Ricordare non basta, il ricordo non resta lì per sempre. A volte ci si emoziona per un attimo e poi tutto vola via. Perché resti, questo è il punto, il ricordo si deve trasformare in memoria. Memoria è quando i ricordi sono diventati mattoncini del nostro oggi. Noi siamo qui e rappresentiamo il presente, lo sappiamo, ma senza il passato non avremmo senso, saremmo una scatola vuota."

E ancora racconta di come sia utile parlare cercando di non spaventare, cambiando tono e tipo di discorso a seconda dell’età, e conclude così: "C’è bisogno di qualcuno che in un preciso momento ti dica: Alt! Fermati un attimo per sentire e pensare. Certo, non solo un giorno obbligato, quindi sì al giorno della memoria, ma anche sì alla memoria tutti i giorni". 

Riflettere, contestualizzare, favorire il protagonismo

Favorire una riflessione condivisa tra generazioni anche su questo delicato tema è compito non facile ma indispensabile, soprattutto in un periodo come questo nel quale troppo spesso emergono semplificazioni eccessive quando non veri e propri revisionismi e distorsioni della verità. Certamente senza retorica  né paternalismo, contestualizzando gli eventi, usando i materiali più adatti. Si deve porre la giusta attenzione al fine di impedire che, soprattutto nelle/gli adolescenti, sorga un "desiderio di rifiutare l’intollerabile: per un essere umano in formazione, incerto della propria identità e del futuro, è difficile accettare che il mondo che lo attende includa la possibilità di un simile orrore." Come scrive Carla Melazzini in "Insegnare al principe di Danimarca".

Un contributo a cura di Filippo Furioso, ex dirigente scolastico, che fa parte della rete di Fuoriclasse in Movimento, ed Elio Catania, project coordinator Fuoriclasse in Movimento.

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