Il recupero degli apprendimenti: cosa abbiamo imparato dalla didattica a distanza?

ragazza di spalle seduta alla scrivania della sua cameretta davanti al pc. Intorno a lei giochi da tavola, libri e quaderni.

La didattica in presenza è ripartita da poco per molte scuole e sono tante le riflessioni che insegnanti, studenti e genitori si pongono sul periodo appena passato dove l’insegnamento era veicolato tramite la didattica a distanza.  


Insieme a Franco Passalacqua dell’Università di Milano Bicocca e alle docenti Flavia Fornili e Paola Capitanio, andiamo ad approfondire il concetto di recupero degli apprendimenti per trovare nuovi spunti per questa ripartenza.

Recuperare sì, ma che cosa?


Partiamo insieme dalla definizione stessa di recupero, nel contesto scolastico. 
Nel senso comune, recuperare significa ripercorrere quei contenuti o quegli argomenti del programma scolastico passato. Si intende il focalizzarsi su ciò che in didattica a distanza non abbiamo potuto fare.

 
In questa ripresa dobbiamo però andare oltre al processo di apprendimento inteso come un recupero al fine di terminare ciò che avevamo iniziato. Un aiuto ci viene dato proprio dall’etimologia stessa della parola recuperare, in latino re-capire ovvero riprendere. Riprendere possesso di una cosa o di una condizione che era già propria.

Si tratta quindi di una funzione di riconoscimento che l’insegnante è chiamato a fare attraverso un processo metacognitivo; non tanto terminare i compiti lasciati a metà ma soffermarci a capire cosa c’è dietro quei compiti, ovvero le competenze acquisite in questo periodo straordinario. 


Che cosa abbiamo imparato dalla Didattica a Distanza


Nei mesi di didattica a distanza infatti abbiamo imparato molto, molte competenze sono emerse proprio al di sotto di quello che possiamo definire come un apprendimento di contenuto. 


Pensiamo ad esempio all’importanza data ai lavori di gruppo. In DaD molti insegnanti hanno messo in atto questa tipologia di insegnamento che prima di questo momento non veniva presa in considerazione così tanto e si preferiva ad essa l’approccio individuale. 
Da questo possiamo imparare molto; i lavori di gruppo mettono in gioco gli studenti in una modalità nuova dove non solo vengono messe in atto le dinamiche del lavoro in team ma anche quelle di una valutazione corale e non binaria come diversamente avviene nel rapporto invidiale insegnante/studente. 


Un’attività che possiamo fare oggi in classe, dove gli spazi lo permettono, oppure a distanza, può essere proprio quella di lavorare in gruppo per valutare, analizzare e discutere insieme sulle norme per la prevenzione del diffondersi del Coronavirus con l’obiettivo di creare insieme un decalogo. Così facendo gli studenti sentiranno loro il lavoro e comprenderanno in maniera quasi empirica l’importanza di queste norme.


Dalla DaD abbiamo imparato anche come sia diventata fondamentale e importante la documentazione didattica. Gli ambienti di apprendimento digitali consentono ai docenti di avere traccia di ciò che fanno gli studenti e valutarne in maniera olistica i successi, le lacune e le opportunità dell’insieme dei lavori del singolo studente e non più sul singolo lavoro. Tutto ciò aiuta l’insegnante nel dare feedback costruttivi di ampie vedute, utili al miglioramento dello studente con una prospettiva più ampia. 


Un webinar ricco di esempi e riflessioni


La didattica a distanza è stata anche un’occasione per immaginare un nuovo modo di fare scuola, senza dimenticare l’importanza della relazione ma impegnandosi per innovare l’insegnamento e la valutazione formativa.

Questo articolo è solo un estratto del webinar “Cosa metto nello zaino? Strumenti per il recupero e il rafforzamento degli apprendimenti.” Ascolta gratis il webinar per scoprire esempi di attività fatte dagli insegnanti nelle scuole durante la didattica a distanza.

Tutti gli articoli con consigli per insegnanti, docenti e studenti al tempo del Coronavirus.

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