Il supporto sociale alle neo mamme: maternity blues e depressione post-partum

operatrice-save-the-children-guarda-neonata-in-braccio

È piuttosto frequente sentir parlare di depressione post partum, intesa, genericamente, come un disturbo che colpisce le mamme nelle settimane successive al momento del parto. Spesso ci si riferisce a questa condizione di disagio in termini vaghi, ponendola in correlazione con mutamenti del panorama ormonale che intervengono nel periodo successivo al termine di una gravidanza.

Le informazioni ufficiali disponibili presso le fonti ministeriali quantificano questo fenomeno in una percentuale piuttosto significativa, compresa tra l’8 e il 12% delle neomamme che, in termini numerici, significa tra le 45 e le 50 mila donne all’anno.

differenza tra maternity blues e depressione post partum

La depressione post partum, sottolinea il sito del Ministero, è cosa diversa rispetto al fenomeno più lieve e più diffuso del cosiddetto “maternity blues”, cioè un atteggiamento malinconico nei confronti della propria nuova condizione, che tocca circa il 70% delle neomamme, e, soprattutto, da forme più gravi e più rare di vera e propria psicosi post partum che hanno un’incidenza molto più limitata ed effetti molto più complessi e drammatici da gestire.

una testimonianza dal nostro progetto fiocchi in ospedale

Nel video che  segue una mamma ci racconta come per lei sia stato molto importante frequentare il presidio di Fiocchi in Ospedale, per superare proprio la fase del maternity blues.

La sua esperienza è stata raccolta nell'ambito del progetto Fiocchi in Ospedale, avviato dalla nostra organizzazione nel 2012 per migliorare le condizioni dei bambini fin dai primi giorni di vita, attraverso il sostegno al piccolo e ai  genitori, in sinergia con l’ospedale e il territorio.

La depressione post partum

Le cause della depressione post-partum sono molteplici e coinvolgono fattori ormonali, fisici, psicologici, sociali e cognitivi. Alcuni fattori sono stati identificati, ad esempio, come particolarmente critici rispetto all’insorgere di una condizione di disagio, di confusione e di inadeguatezza della donna dopo il parto:

  • un cambiamento di ruolo e di posizione nelle relazioni sociali, specie in un paese come l’Italia, in cui la maternità ha una funzione di grande rilevanza sociale e quindi ingenera nella neomamma una forte aspettativa su se stessa senza essere ancora in grado di valutare le proprie competenze;
  • un cambiamento di identità personale, l’uso del proprio corpo come origine di nutrimento, di cura, di calore e di rassicurazione per contatto diretto;
  • un cambiamento nelle relazioni con il proprio partner;
  • un confronto con la figura della propria madre e con tutte le incompletezze, le tensioni e le criticità che questo porta con sé;
  • l’acquisizione della funzione materna;
  • la perdita dello stato interessante e della condizione di attesa;
  • la perdita della fusione con il bambino e quindi il confronto con un essere umano al tempo stesso dipendente e altro da sé;
  •  la non corrispondenza tra bambino reale e bambino immaginato e quindi il confronto con la concretezza del proprio figlio;
  • la relazione di dipendenza con il neonato e il conseguente cambiamento nella percezione del tempo e della sua completa subordinazione all’organizzazione della propria funzione materna.

Questi fattori rappresentano naturalmente solo una parte delle sfide che possono concorrere a generare uno stato di agitazione e disagio nella donna al suo ritorno a casa dopo il parto. Ci sono numerosi elementi che attengono alla condizione organizzativa, psicologica, socio-economica e delle relazioni con il partner, la famiglia e l’ambiente di lavoro, che possono aggravare o contribuire in modo decisivo all’insorgere della depressione post partum.

Un dato di interesse è rappresentato dal fatto che, generalmente, la depressione post partum insorge nel corso delle 5 settimane successive alla nascita del bambino, periodo nel quale la donna va particolarmente sostenuta, anche sul piano emotivo, perché si riducano gli effetti di insicurezza e confusione legati al cambiamento della sua condizione personale.

Può invece capitare che, in determinati contesti e in certe situazioni di particolare vulnerabilità, tra l’uscita della donna dall’ospedale e la prima visita intercorrano circa 40 giorni e questo significa che, in un momento delicato nell’incontro con la propria nuova condizione di mamma, non vi siano forme di sostegno nell’ambito del percorso assistenziale. I rischi non riguardano solo la mamma ma anche il bambino (problemi cognitivi, di apprendimento, ecc.) e la coppia. Questo è uno dei molti motivi per cui  è molto importante supportare le mamme e le famiglie durante tutto il percorso nascita.

Bisogna intervenire affinché, insieme al miglioramento dell’assistenza sanitaria, si rafforzi la rete degli interventi sociali per le neomamme e coppie, assicurando continuità di cura fra ospedale e territorio.

Chi ha letto questo articolo ha visitato anche