Imputabilità dei minori: no all'adultizzazione della giustizia minorile
Antonio Masiello/Save the Children
Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che prevede la presunzione di imputabilità dei minori. Di fronte a reati che coinvolgono adolescenti è naturale chiedere risposte efficaci, ma questo non significa che ogni soluzione proposta sia quella più adatta. La proposta, infatti, riguarda i ragazzi e le ragazze tra i 14 e i 18 anni e introduce un cambiamento importante nel sistema di giustizia minorile.
Presumere automaticamente la responsabilità penale dei ragazzi e delle ragazze tra i 14 e i 18 anni significa allontanarsi dai principi che da sempre caratterizzano il sistema di giustizia minorile italiano, fondato sulla valutazione del singolo caso, sul recupero educativo e sulla prevenzione.
Imputabilità dei minori: cosa cambia con la proposta
Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri prevede la presunzione per legge dell'imputabilità del minore. Si tratta di una modifica importante perché oggi, nel nostro sistema, tra i 14 e i 18 anni l’imputabilità, la responsabilità penale, non è automatica.
Attualmente è il giudice a verificare, caso per caso, se il ragazzo o la ragazza possedeva un livello di maturità tale da comprendere il significato delle proprie azioni e le loro conseguenze. Questo principio riconosce che ogni adolescente segue un percorso di crescita diverso e che non tutti raggiungono la stessa maturità negli stessi tempi. Limitare la discrezionalità del giudice significhi indebolire uno degli elementi fondamentali della giustizia minorile italiana, nata proprio per rispondere alle esigenze evolutive dei più giovani e non per applicare automaticamente le stesse regole previste per gli adulti.
Anche i dati mostrano che i casi in cui i giudici riconoscono l'immaturità del minore sono già oggi molto limitati. Le sentenze di non luogo a procedere emesse dal Giudice per l'Udienza Preliminare per accertata immaturità sono passate da 256 nel 2004 a 110 nel 2014, fino ad arrivare a 60 nel 2024. Nello stesso anno, il Tribunale per i minorenni ha disposto soltanto 4 proscioglimenti per lo stesso motivo. Di fronte a numeri così contenuti, non sembra ragionevole irrigidire ulteriormente un sistema che negli ultimi anni è già stato interessato da diversi interventi legislativi.
Perché la giustizia minorile è diversa da quella degli adulti
La violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo come modello la giustizia degli adulti. Considerare come regola imputabile ogni minorenne che abbia compiuto 14 anni rischia di trasmettere un messaggio rischioso: che gli errori degli adolescenti debbano ricevere la stessa risposta penale prevista per una persona adulta, senza tenere conto della particolare fase di sviluppo che ragazzi e ragazze stanno attraversando.
Il sistema italiano di giustizia minorile è stato costruito su un principio diverso: il procedimento penale deve avere una finalità educativa e il ricorso alla sanzione penale deve rappresentare l'ultima risposta possibile. L'obiettivo non è trattare un adolescente come un "adulto in miniatura", ma comprenderne il percorso di crescita, responsabilizzarlo e favorirne il reinserimento nella società. Giovani che commettono anche reati gravi stanno ancora costruendo la propria identità e conservano importanti possibilità di cambiamento. È proprio questa possibilità che il sistema minorile è chiamato a tutelare.
La vera sfida non è aumentare il numero dei minorenni processati, ma fare in modo che siano sempre meno i ragazzi e le ragazze che arrivano a commettere un reato. Se un minorenne, soprattutto se molto giovane, arriva a commettere un reato, è necessario interrogarsi anche su ciò che è mancato prima: il sostegno della scuola, della comunità, dei servizi, delle opportunità educative e relazionali che avrebbero dovuto proteggerlo. La tutela della collettività e la prevenzione richiedano soprattutto interventi strutturali sul piano educativo e relazionale dei giovani, anziché un'estensione della risposta penale.
Cosa serve
Affrontare le fragilità delle nuove generazioni richiede un cambio di prospettiva da parte della politica e dell'intero mondo adulto. Occorre investire sull'ascolto, sulla prevenzione e sulla partecipazione, rafforzando quelle reti educative che accompagnano bambini, bambine e adolescenti nella crescita. Servono comunità educanti solide e responsabili, capaci di sostenere i ragazzi e le ragazze, non soltanto di controllarli o punirli.
È fondamentale offrire opportunità concrete di crescita attraverso:
- sportelli di ascolto nelle scuole
- percorsi di sostegno alla genitorialità
- attività culturali, sportive e sociali accessibili
- spazi sicuri dove ragazze e ragazzi possano costruire relazioni positive, sviluppare competenze e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità.
Per approfondire, leggi il comunicato stampa.