Maltrattamento infantile: quali sono le forme di violenza

Bambina con capelli nera presa dall alto. Si vede la testa con i capelli neri raccolti in una cosa e una maglietta celeste chiaro.

Con maltrattamento infantile si comprende ogni forma di abuso e maltrattamento nei confronti di bambini/e e adolescenti. Si tratta di fenomeni complessi per le loro caratteristiche, che sono assai diverse a seconda dell’età della vittima, della tipologia e della gravità della violenza, del contesto in cui avviene e della relazione tra la vittima e l’autore della violenza. 

La violenza sui minori è molto diffusa ma, al contempo, difficilmente rilevabile sia per meccanismi culturali di minimizzazione e negazione del fenomeno, sia perché si caratterizza per verificarsi prevalentemente all’interno della famiglia, col forte rischio di restare inespressa e invisibile, ampliando e cronicizzando i danni sul piano fisico e psicologico delle vittime. 

Gli ultimi dati disponibili ci dicono che più del 90% degli abusi su minori avvengono tra le mura domestiche. La complessità del fenomeno rende molto difficile la sua rilevazione e emersione contribuendo a fare dell’abuso un vero e proprio “problema di salute pubblica” (WHO, 2006) per l’impatto sul benessere fisico, mentale e sociale delle vittime, sul loro sviluppo e, più in generale, sulla società anche in termini di spesa sociale e sanitaria. 

Le forme di maltrattamento sui bambini


La violenza su bambini/e e adolescenti può assumere diverse forme:

  • Maltrattamento fisico: si intende il ricorso alla violenza fisica come aggressioni, punizioni corporali o gravi attentati all’integrità fisica. “Questo include il colpire, percuotere, prendere a calci, scuotere, mordere, strangolare, scottare, bruciare, avvelenare, soffocare. Gran parte della violenza a danno di minori dentro le mura domestiche viene inflitta con lo scopo di punire”. (WHO, 2006) 
  • Maltrattamento psicologico: si intende quel tipo di comunicazione e/o comportamento che si configurano come ripetute e continue pressioni psicologiche, ricatti affettivi, minacce, indifferenza, rifiuto, denigrazione in modo continuato e duraturo nel tempo.
  • Patologia delle cure (trascuratezza/negligenza): si riferisce all’inadeguatezza o all’insufficienza di cure rispetto ai bisogni fisici, psicologici, medici ed educativi propri della fase evolutiva del bambino/a o adolescente da parte di coloro che ne sono i legali responsabili. Include incuria (cure carenti), discuria (cure non in linea con la fase evolutiva e le necessità del minore) e ipercura (cure somministrate in eccesso). 
  • Abuso sessuale: qualsiasi attività sessuale tra un adulto e un/una bambino/a che, per ragioni di immaturità psicologica e/o affettiva, o per condizioni di dipendenza dagli adulti (o in quanto ne subisce l’influenza), non è ritenuto in grado di poter compiere scelte consapevoli o di avere adeguata consapevolezza del significato e del valore delle attività sessuali in cui viene coinvolto. 
  • Violenza assistita: è stata definita dal CISMAI come “il fare esperienza da parte del/la bambino/a di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulti e minori”.


Raramente un bambino/a è vittima di una sola forma di abuso, molto più frequentemente le forme di abusi e maltrattamento di cui i bambini/e e adolescenti sono vittime sono diverse e combinate fra loro.

Violenza sui bambini in Italia e nel mondo


In tutto il mondo ogni anno milioni di bambini/e sono vittime e testimoni di violenza fisica, sessuale, psicologica e sfruttamento. L’ultimo rapporto dell’OMS stima che 1 bambino/a su 2 siano vittime di violenza nel mondo. In Italia non esistono dati certi su tutto il territorio ma l’ultima indagine nazionale su maltrattamento e abusi all’infanzia riporta una triste fotografia, 45 minori su 1000 sono seguiti dai nuclei di tutela dei servizi sociali.

Per contrastare il fenomeno dell’abuso un primo passo importante è prendere coscienza e consapevolezza di quanto sia una realtà drammatica che tocca la nostra società, che purtroppo la violenza avviene all’interno delle comunità nelle quali viviamo e all’interno delle famiglie che la popolano e che non esiste un luogo che possa definirsi a rischio zero. Questo primo passo è essenziale per spingere la comunità di adulti, che hanno la responsabilità e l’incarico di proteggere bambini/e (genitori, insegnanti, educatori, professionisti della cura, ect) a mettere in piedi dei sistemi di prevenzione e tutela dei più piccoli.

Cosa facciamo per contrastare gli abusi sui minori

Un fattore di protezione importante è l’esistenza di una comunità forte in grado di fungere da sentinella, di offrire opportunità e servizi in grado di lavorare sulla prevenzione, la promozione di stili di vita sani e capace di promuovere attività di sensibilizzazione e supporto alle famiglie. Occorre insomma una rete sociale coesa e coerente, una comunità di cura che ponga sempre maggiore attenzione alla condizione dell’infanzia. Per questa ragione da anni lavoriamo per promuovere sistemi di tutela nelle scuole, nelle comunità sportive e nelle comunità di cura in generale. 

Con sistema di tutela si intende un insieme di procedure e buone pratiche condivise all’interno di una organizzazione/ente o da una rete di organizzazioni o comunità che hanno lo scopo di assicurare che queste stesse siano sicure e che i bambini/e con cui vengono in contatto siano sempre protetti e tutelati da maltrattamenti e abusi di cui potrebbero essere vittime da parte di persone adulte sia interne che esterne alle organizzazioni. Standard minimi di un sistema di tutela sono l’esistenza di una policy di tutela (Child Safeguarding Policy), l’esistenza di codici di comportamento chiari, che indichino cosa si può fare e cosa no, e l’esistenza di adeguate procedure di segnalazione che indichino cosa fare nel caso emerga un sospetto caso di abuso.

Promuoviamo inoltre attività di sostegno alla genitorialità attraverso laboratori e momenti di formazione sulla genitorialità positiva e l’educazione positiva. Un modo per lavorare sulla prevenzione è infatti sostenere chi si prende cura di bambini/e per condividere modalità educative e di cura improntate al rispetto e alla non violenza.

Per approfondire, leggi l’articolo “Maltrattamenti sui minori: i segnali per capire se un bambino subisce abusi”.

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