Presentato il piano per Child Guarantee in Commissione Europea

Operatrice save the children con la maglietta ripresa di spalle fino a sotto la vita, guarda bambini seduti a terra ma sfocati nella foto

Il 31 marzo l’Italia ha inviato alla Commissione Europea il Piano di Azione Nazionale per l'attuazione della Garanzia Infanzia (PANGI), in linea con la tempistica concordata con Bruxelles. Inoltre la Ministra Bonetti ed il Ministro Orlando hanno congiuntamente  nominato Anna Serafini come coordinatrice della Child Guarantee, dando quindi continuità ai lavori portati avanti in questi mesi dal gruppo di lavoro “Politiche ed interventi sociali a favore dei minorenni in attuazione della Child Guarantee” presieduto proprio dalla stessa senatrice.

La garanzia infanzia per i bambini più vulnerabili

Ricordiamo che la Garanzia infanzia (Child Guarantee) ha lo scopo di assicurare che ogni bambino a rischio di povertà o di esclusione sociale in Europa abbia effettivo accesso a diritti fondamentali. La Commissione infatti invita gli Stati membri a garantire a tutte le bambine, i bambini e agli adolescenti l'accesso effettivo e gratuito ai servizi educativi per la prima infanzia, all'istruzione e alle attività scolastiche, ad almeno un pasto sano al giorno a scuola e all'assistenza sanitaria; inoltre vanno garantiti un’alimentazione sana e un alloggio adeguato.

Già prima del COVID-19, il 22,2% (quasi 18 milioni) dei minori in Europa, ovvero più di un bambino su cinque, viveva in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale. In Italia i dati dall’ISTAT, confermano che la povertà minorile assoluta è in crescita e colpisce 1 milione 337mila minori (13,5%, rispetto al 9,4% degli individui a livello nazionale).  

La bozza del Piano, cui abbiamo contribuito all’interno del gruppo di lavoro sopra menzionato, contiene alcune priorità di azione che la nostra organizzazione ritiene fondamentali per combattere la povertà educativa e superare le disuguaglianze anche in termini di opportunità educative. 

I punti implementati nella Child Guarantee

In particolare siamo molto soddisfatti per il fatto che il Piano preveda:

  • l’offerta di un pasto sano al giorno a scuola come livello essenziale delle prestazioni (LEP), così come da noi supportato. Viene inoltre riconosciuto che l’estensione del servizio di refezione comporta un’organizzazione del tempo scuola che preveda un’offerta educativa anche nella fascia pomeridiana. Obiettivi del Piano sono infatti la progressiva estensione del servizio di refezione scolastica e del tempo pieno nelle scuole dell’infanzia e primaria, a tendere verso l’accesso universale - partendo dai territori dove si concentra la povertà educativa fino a raggiungere una copertura del 100%. Il piano prevede quindi l’estensione del tempo pieno nella scuola pubblica dell’infanzia e primaria al fine di raggiungere una copertura del 100%, che significa investire oltre che nel potenziamo delle infrastrutture attraverso interventi strutturali sostenuti soprattutto dal PNRR, un organizzazione del tempo scuola con un’offerta educativa anche nella fascia pomeridiana.  
  • Ricordiamo infatti che già da prima del lockdown, il 49,4% degli alunni della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, quasi 1 bambino su 2, non aveva la possibilità di accedere al servizio mensa in Italia. Nell’a.s. 2019/20 alla scuola primaria pubblica solo il 56% dei bambini frequentava la mensa almeno qualche giorno a settimana, con differenze enormi tra regioni e province. La provincia di Trento garantisce al 95% degli alunni il servizio di refezione scolastica, in Sicilia, solo il 5-10% dei bambini frequentano la mensa. La mancanza del servizio mensa è un fenomeno anche connesso alle infrastrutture scolastiche: su 40.160 edifici scolastici in Italia, solo 10.598 hanno una mensa secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Istruzione sull’anno scolastico 2018-2019, ed anche in questo caso con forti differenze regionali. Il servizio di refezione a scuola oltre a provvedere ad un’alimentazione sana e adeguata per tutti i bambini, assume anche una funzione educativa fondamentale per contrastare la povertà minorile oltreché la dispersione scolastica.
  • il Piano conferma l’universalità e la gratuità di servizi educativi di qualità alla prima infanzia su tutto il territorio nazionale. In particolare si pone l’obiettivo di portare l’offerta di posti a tempo pieno nei servizi educativi per l’infanzia verso 50% sul territorio nazionale, con almeno il 33% di copertura a livello di Ambito territoriale, di servizi pubblici e privati accreditati che ricevono finanziamenti pubblici. Da evidenziare anche l’attenzione per facilitare la partecipazione ai servizi da parte dei gruppi maggiormente a rischio di esclusione sociale. Rispetto a questi tre obiettivi la sfida per i prossimi due mesi, visto che il Piano andrà perfezionato entro metà giugno, sarà quella di dare evidenza della risorse sia da fondi europei che nazionali che possono essere messe in campo in maniera sinergica per raggiungere gli obiettivi individuati.  
  • Bene anche l’attenzione data ai primi 1000 giorni di vita prevedendo un rafforzamento degli investimenti in attività di prevenzione e promozione della salute materno-infantile; nonché il tema della salute mentale minorile; e l’intento di  promuovere l’apertura e diffusione sul territorio nazionale di Consultori giovani/punti di ascolto per gli adolescenti, considerando sia l’ opportunità offerta dalle nuove “Case di comunità” previste dal PNRR, che favorendo le buone prassi già sviluppate all’interno dei consultori familiari. 

In tali ambiti sarà importante perfezionare il Piano in modo che siano identificati obiettivi chiari in grado di garantire un’effettiva messa a terra ed anche in questo caso identificare chiaramente risorse disponibili e indicatori come richiesto dalla Commissione Europea.

L’opportunità che ci offre la Garanzia infanzia è infatti quella di fare sistema, creare una governance in grado di garantire un coordinamento ed un investimento efficace affinché le azioni identificate come prioritarie dal Piano possono essere realizzate entro il 2030, e valutarne l’impatto sui bambini e adolescenti che vivono in Italia.
 

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