Tre strumenti per educare all’affettività e alle differenze

educazione affettiva

Pubblichiamo oggi un interessante contributo dei nostri esperti di Fuoriclasse sull'educazione all'affettività.

Educare individui nella loro interezza, sia dal punto di vista cognitivo che affettivo, è un compito difficile ma fondamentale che spetta alla famiglia, alla scuola e alla società intera.

Il primo gruppo sociale del bambino è la famiglia; poi ci sarà l’asilo nido e/o la scuola dell’infanzia. I fatti di cronaca sempre troppo frequenti legati ad amori violenti, femminicidi, aggressioni da parte di persone fidate o sconosciute danno l’idea di quanto l’educazione all’affettività sia centrale nello sviluppo dell’essere umano fin dalla sua infanzia.

Piaget, uno dei più importanti psicologi dell’età infantile, considera essenziale ai fini dell’apprendimento l’interazione fra lo sviluppo dell’affettività e quello delle funzioni intellettuali già dal periodo preverbale. L’apprendimento avviene sempre all’interno di una relazione significativa: il bambino, in quanto “essere sociale”, già dai primi mesi di vita inizia a sviluppare competenze interpersonali: decifrare segnali sociali ed emozionali, ascoltare, mettersi dal punto di vista dell'altro, capire quale comportamento sia accettabile in una situazione.

Se pensiamo all’organizzazione del nostro sistema scolastico, l’apprendimento avviene all’interno delle classi, composte dall’insegnante e dagli studenti pari d’età, ognuno portatore della propria unicità. Lavorare con il gruppo e sul gruppo per sviluppare e apprendere un “alfabeto emotivo” è la grande sfida della scuola italiana che non riguarda una disciplina specifica, ma le interessa tutte.

L’intelligenza emotiva, secondo lo psicologo statunitense Goleman, è costituita da precise abilità emozionali quali l'autoconsapevolezza, la capacità di identificare, esprimere e controllare i sentimenti, la capacità di frenare gli impulsi e rimandare la gratificazione, la capacità di controllare la tensione e l'ansia. Per riuscire a trattenere gli impulsi è prima necessario conoscere la differenza tra sentimenti e azioni e poi identificare (prima di agire) le azioni alternative e le relative conseguenze.

Prevedere momenti in cui bambini e ragazzi possono condividere emozioni e stati d’animo crea rispetto e fiducia nell’altro che accoglie; diventano occasioni importanti per de-costruire vecchi e nuovi stereotipi e conoscere e valorizzare le differenze. Educare all’affettività vuol dire anche educare alle differenze di genere. Il genere è un particolare costrutto sociale in cui si intersecano elementi biologici (i corpi sono differenti), psicologici (le identità, le personalità), culturali e storici (la peculiare declinazione di femminilità e mascolinità che ciascuno apprende e la sua evoluzione nel tempo).

Il riconoscimento delle differenze di genere può produrre un’apertura sulle differenze e sulla capacità relazionale che è anche capacità di convivenza. Di seguito riportiamo tre semplici attività di educazione socio affettiva per insegnanti di scuole primarie e secondarie di I grado, a seconda della fase del gruppo e delle specifiche esigenze della classe.

Il circle time

Il "tempo del cerchio" o "circle time" è lo strumento principale dell’educazione socioaffettiva che aiuta a facilitare la conoscenza reciproca e la comunicazione, a stabilire un clima di classe favorevole, stimolare l’assunzione di responsabilità, valorizzare le risorse e le differenze individuali, educare all’uguaglianza e alle pari opportunità di genere.

Non più banchi a schiera ma sedie in cerchio; non più valutazione di una prestazione a livello cognitivo, ma ascolto. La comunicazione avviene secondo regole condivise, finalizzate a promuovere l’ascolto attivo e la partecipazione di tutti (può essere utile, per esempio, stabilire che i turni di parola siano ritualizzati dal passaggio di un oggetto). Alcuni temi da affrontare potrebbero riguardare: i giochi preferiti (riflessione sugli stereotipi legati all’identità di genere nel gioco), la propria storia familiare (riflessione sui cambiamenti nelle differenti generazioni della rappresentazione dei ruoli maschile e femminile), come mi immagino da grande (riflessione sui mestieri considerati da uomo e da donna). Prima di concludere il circle time, è fondamentale che l’insegnante faccia una restituzione dei contenuti emersi, mettendo in evidenza gli elementi importanti e valorizzando i vissuti emotivi di ciascuno rispetto all’attività svolta.

La carta d'identità

I bambini hanno a disposizione un foglio sul quale elaborare la propria carta d’identità, disegnando il volto e specificando alcune informazioni: nome, cognome, mi chiamano così, mi piacerebbe chiamarmi così, età, interessi, scelgo un animale, scelgo un vegetale, il mio colore preferito ecc. Al termine del lavoro individuale, ci si mette in cerchio e si possono proporre due varianti: ogni bambino si presenta mostrando la sua carta identità oppure si mescolano le carte, ognuno ne prende una a caso e la racconta al gruppo classe. È indispensabile stabilire le regole prima di cominciare, ad esempio parlare uno per volta seguendo l’ordine del cerchio, ascoltare in silenzio il compagno, rispettare chi sta parlando senza ridere o commentare ciò che viene detto.

Che emozione!

I bambini sono disposti in cerchio. In una scatola l’insegnante predispone dei cartoncini, ognuno dei quali riporta un’emozione diversa. A turno, ogni bambino dovrà pescare un bigliettino e raccontare al gruppo un episodio in cui gli è capitato di provare quell’emozione. Se dopo qualche istante allo studente non viene in mente nulla o mostra qualche segno di imbarazzo, gli si chiederà di riferire qualche vicenda accaduta ad un amico. Successivamente, si sceglieranno alcuni episodi riferiti e si chiederà se tutti si sarebbero sentiti così in quella circostanza o se qualcuno avrebbe potuto provare emozioni diverse.

Ci sono differenze di genere nelle emozioni? Far vivere esperienze di questo tipo, significa porre il bambino nelle condizioni di conoscere più intimamente gli altri e di farsi conoscere, ma soprattutto di migliorare le capacità socio-relazionali che sono alla base di ogni autentica conoscenza.