Tutela dei bambini e delle bambine: che cos’è l’home visiting?

primo piano bambino con occhi marroni e capelli castano chiaro

L’home visiting, “visita domiciliare”, è una prassi ad ampio raggio di sostegno alla genitorialità, diffusa in quasi tutte le politiche pubbliche di welfare dell’UE, sia in relazione all’assistenza perinatale – e in particolare durante il puerperio – sia, più in generale, per quanto riguarda l’educazione di bambini e bambine tra gli 0 anni e l’ingresso nel percorso scolastico.


Tra le altre cose, l’home visiting si è rivelato uno strumento cruciale per identificare in maniera precoce eventuali segnali di disagio intrafamiliare che possono risultare di pregiudizio al pieno e positivo sviluppo dei bambini e delle bambine, quando non essere addirittura, indicativi di una condizione di trascuratezza o di vero e proprio maltrattamento intrafamiliare.    


L’intervento di “visita domiciliare” è stato indicato dall’OMS come una strategia per prevenire i maltrattamenti sui minori e di formazione per i genitori. È sempre più importante intervenire professionalmente e a domicilio per aiutare i genitori a migliorare il benessere famigliare.

Recentemente il CISMAI ha redatto le “Linee Guida per gli interventi di Home Visiting nella prevenzione del maltrattamento all’infanzia”, per sostenerne l’operatività.


Attraverso i nostri progetti, come lo Spazio Mamme, accompagniamo i neogenitori subito dopo la nascita del loro bambino. Li sosteniamo nei primi giorni di vita del bambino e nel loro nuovo ruolo di genitori. L’home visiting fa parte di una delle tante attività che svogliamo per il supporto ai genitori e ai bambini.


Sebbene le attività di home visiting abbiano un’ampia gamma di applicazioni e possibili sviluppi, in questo breve articolo, faremo un focus sul valore dell’home visiting nel prevenire e/o contribuire a contrastare forme di trascuratezza e maltrattamento interne alla famiglia.


Come funziona l’home visiting


L’home visiting è particolarmente efficace se realizzato precocemente, cioè fin dai primissimi giorni di vita del bambino. È necessario, innanzitutto fare un quadro della tipologia di necessità della famiglia, verificare la gravità di eventuali problemi dichiarati, valutare la disponibilità dei genitori a cooperare, e, naturalmente, misurare il possibile intervento anche rispetto alla consistenza del piano di home visiting (se fa parte di un intervento di rete più ampio, se ci sono disponibilità per la formazione degli operatori, ecc.). 


Una volta chiariti i termini di riferimento generale dell’intervento, si può procedere alla definizione delle azioni specifiche:

  • Valutare la situazione per comprendere se ci sono i presupposti per un sostegno che consisterà in: ridurre le difficoltà, tutelare i bambini e promuovere la resilienza. A volte più fattori insieme – la gravità delle esperienze sfavorevoli dei genitori, la presenza di psicopatologie gravi, l’assenza di altre figure familiari di supporto – rendono le situazioni troppo complesse perché l’intervento di home visiting possa risultare sufficiente. In questo caso si dovrà valutare un eventuale coinvolgimento dei servizi sociali e l’attivazione di servizi domiciliari più strutturati e di medio periodo;
  • Elaborare un progetto di equipe professionale per coinvolgere al meglio i genitori. Mettere insieme diverse competenze permette di raggiungere più facilmente gli obiettivi. Il lavoro di rete più ampio serve a stanare le risorse e renderle disponibili per sostenere a pieno i genitori e prevenire forme di maltrattamento.  
  • L’home visiting è una vera e propria immersione fisica nel contesto familiare. Consiste nell’affiancare durante le azioni di cura quotidiane i genitori, per cogliere i progressi; un sostegno, per fronteggiare le difficoltà insieme; una condivisione nell’accudimento, per proporre modalità diverse di seguire i figli; un orientamento, quando la madre chiede un parere; una mediazione dei conflitti; e, soprattutto, un rinforzo dell’autostima dei genitori.

Tra i diversi nodi critici si sottolineano una richiesta non del tutto spontanea, ma attraverso una segnalazione dei servizi socio sanitari, e l’assenza di una reale offerta di rete che non permette di lavorare sulla complessità dei piani (sociale, educativo, clinico, sanitario, ecc.). 


L’operatore di home visiting


Durante l’intervento i rischi cui l’operatore si espone sono numerosi sul piano personale e professionale.

Ci sono tre modi per supportare gli operatori: 

  •  L’équipe e il lavoro in team. Di fronte alla fatica di rapportarsi direttamente con situazioni difficili, un supporto essenziale è dato dall’esistenza di un gruppo di lavoro in cui poter condividere il proprio vissuto professionale. 
  • La supervisione, aiuta il singolo operatore e l’équipe ad elaborare i vissuti emotivi emersi durante il suo lavoro. 
  • La formazione, insieme alla supervisione, è orientata a sostenere gli operatori nella funzione di analisi dei bisogni soggettivi e nell’elaborazione di un quadro più ampio delle richieste nonché nella funzione di connessione e nella gestione delle criticità nell’integrazione, affrontando le frustrazioni e le difficoltà che il lavoro di cura e tutela produce.

 
Antonia Mellone
Cooperativa Sociale “L’Orsa Maggiore”