Violenza giovanile, prevenzione e inclusione al centro del dibattito

Gianfranco Ferraro per Save the Children

I recenti episodi di violenza che hanno coinvolto minorenni riportano con urgenza l’attenzione sulla prevenzione della violenza tra pari e sulle risposte che il Paese vuole dare a un fenomeno complesso, che coinvolge famiglia, scuola e contesto sociale.

È necessario che il dibattito politico metta al centro il sostegno educativo a giovani e famiglie, evitando strumentalizzazioni. Servono investimenti in prevenzione e inclusione: le sole risposte repressive non bastano.

Violenza e minori: confronto senza strumentalizzazioni 

Preoccupa la crescente “normalizzazione” dei comportamenti violenti tra pari e l’aumento dei minori segnalati per il porto di armi improprie, anche se l’Italia resta tra i Paesi europei con i più bassi tassi di criminalità minorile. Ecco alcuni dati sulla violenza giovanile:

  • In Italia il numero di minori in contatto con il sistema di giustizia perché sospettati o autori di reato è aumentato lievemente negli ultimi dieci anni. Parliamo di 329 minori ogni 100mila abitanti nel 2014 e 363 nel 2023.
  • L'Italia rimane uno dei Paesi con il tasso di criminalità minorile tra i più bassi d’Europa.

Ma dobbiamo mantenere alta l'attenzione: dall’anticipazione di alcuni dati di un nostro rapporto che verrà diffuso a marzo, emerge che dal 2019 al 2024, i minori segnalati per possesso di armi improprie, dai coltelli alle noccoliere, dalle mazze alle catene, fino agli storditori elettrici, sono passati da 778 a 1946 e nel primo semestre del 2025 sono già 1096.  

Violenza giovanile: i vuoti da colmare

Spesso la violenza giovanile nasce da un vuoto più ampio: la mancanza di luoghi e relazioni capaci di accogliere. Molti minori cercano spazi in cui sentirsi riconosciuti, poter esprimere rabbia, fragilità e domande senza essere giudicati o ignorati. Quando questi spazi mancano, le risposte possono diventare distruttive.

Per questo è fondamentale andare oltre una logica solo punitiva e investire di più nell’educazione. Serve rafforzare l’offerta educativa, soprattutto nei territori più complessi e svantaggiati ed è importante investire nell’educazione alle relazioni e nel sostegno psicologico, per prevenire i comportamenti a rischio e contrastare la normalizzazione della violenza. Questo significa anche sostenere le famiglie e impegnarsi in modo strutturale nella prevenzione dell’uso di sostanze psicoattive tra i più giovani.

Servono un impegno collettivo e politiche fondate su prevenzione, inclusione ed educazione, che mettano al centro l’ascolto, il supporto psicologico e il rafforzamento di scuole e comunità. Solo così si può intervenire sulle cause della violenza, e non solo sui suoi effetti.

Prevenzione, inclusione ed educazione per affrontare violenza tra pari

Siamo preoccupati per alcune misure che sono al vaglio del Governo nell’ambito dei provvedimenti sulla sicurezza, in particolare quelle che introdurrebbero una gestione di pubblica sicurezza delle condotte minorili applicata su vasta scala e una stretta alle misure di inclusione a favore dei minori stranieri non accompagnati, che rischiano di incidere negativamente sui diritti di bambine, bambini e adolescenti.

"Auspichiamo un dibattito che non strumentalizzi questi drammatici episodi, ma ponga realmente al centro dell’agenda politica la questione giovanile. Sono necessari un impegno collettivo e politiche fondate sulla prevenzione, l’inclusione e l’educazione, ha dichiarato Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children.

Per approfondire, leggi il comunicato stampa
 

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