Violenza psicologica da partner intimo: cos’è e come si manifesta

una ragazza bionda di profilo appoggiata con la schiena al muro. Guarda verso il basso e i capelli le coprono il viso. Indossa una giacca jeans e si vede sullo sfondo un corridoio vuoto e in semi oscurità.

La violenza psicologica è una delle numerose forme di violenza che si può manifestare all’interno di una coppia, da parte di un partner intimo. 

È sempre presente, come minimo comune denominatore, insieme alle altre (violenza fisica, economica, sessuale) ma può anche manifestarsi singolarmente, in loro assenza.

La violenza da partner intimo è agita in maniera statisticamente maggiore dagli uomini nei confronti delle donne.  

Che cos’è la violenza psicologica

L’antropologa Franciose Heritier, nel 1997, definiva violenza “ogni costrizione di natura fisica, o psichica, che porti con sé il terrore, la fuga, la disgrazia, la sofferenza o la morte di un essere animato; o ancora qualunque atto intrusivo che ha come effetto volontario o involontario l’espropriazione dell’altro, il danno, o la distruzione di oggetti inanimati”.

La violenza psicologica rappresenta, quindi, a tutti gli effetti una vera e propria forma di maltrattamento le cui conseguenze possono essere altrettanto devastanti per chi la subisce, rispetto a quelle determinate dalla violenza fisica. Tuttavia, rispetto a quest’ultima, i cui segni sono spesso visibili, la violenza psicologica rimane frequentemente nascosta, non riconosciuta o sottostimata.

Violenza psicologica: alcuni esempi

La violenza psicologica può esprimersi attraverso molteplici manifestazioni, alcuni esempi sono offese, accuse, atti denigratori, minacce, insulti, umiliazioni, svalutazioni, isolamento sociale, limitazione della libertà, controllo, proibizioni di frequentare amici e parenti, esclusione dalle decisioni importanti che riguardano la famiglia o la coppia, mancata assistenza in caso di malattia o bisogno. 

Questi comportamenti possono variare di frequenza e di intensità, possono essere più o meno manifesti ed espliciti, ma in ogni caso non si dispiegano in un singolo episodio. 

In quanto forma di maltrattamento, infatti, la violenza psicologica ha carattere ricorsivo, si sviluppa nel tempo in un crescendo di gravità e può seguire un andamento ciclico, in cui alle aggressioni si alternano momenti di calma e riappacificazione.  

Per la vittima diventa un susseguirsi di umiliazioni e vessazioni, che possono includere insulti personali diretti (“sei brutta”, “sei stupida”, “non capisci niente”), svalutazioni legate ai ruoli sociali (“non vali niente come moglie/compagna/madre/ lavoratrice”), svalutazioni dei risultati conseguiti (nello studio o nel lavoro), ridicolizzazioni in pubblico, forme di controllo generalizzato (monitoraggio degli spostamenti, delle relazioni, dei canali social, delle mail, del telefono, delle password, delle spese, dell’abbigliamento), accuse e attribuzioni di colpe da parte dell’abusante rispetto ai comportamenti da lui agiti (“è colpa tua se faccio così”, “se tu fossi diversa questo non accadrebbe”), minacce di ripercussioni dirette verso lei, i figli, o la sua rete sociale (familiare, amicale, lavorativa) se la vittima non obbedisce ad dettami dell’abusante.

Gaslighting: cos’è

Una delle forme di violenza psicologica recentemente tornata oggetto di studio è il cosiddetto Gaslighting, che è una forma di manipolazione psicologica attraverso la quale l’abusante presenta alla vittima false informazioni con l'intento di farla dubitare di se stessa, della sua stessa memoria e percezione, della sua capacità di analisi e valutazione della realtà fino a farla sentire disorientata, inadeguata, o addirittura sospettosa di star sviluppando un disturbo psichico.

Il Gaslighting si può manifestare anche attraverso la negazione che determinati episodi siano mai accaduti (compresi gli episodi di maltrattamento, ma non solo questi), o al contrario, attraverso l’invenzione che determinati eventi abbiano di fatto avuto luogo, infine potrebbe essere agito attraverso la vera e propria messa in scena di situazioni insolite, bizzarre, con l'intento di disorientare e confondere la vittima.

Gli effetti della violenza

La violenza psicologica è caratterizzata, quindi, da un pattern di azioni che l’abusante utilizza per controllare e dominare la sua partner, instillando in essa paura, minandone l’autostima alla base, compromettendone la percezione stessa della propria identità.

Il carattere continuativo della violenza psicologica agita da un partner all’interno di una relazione intima, può portare la vittima a sentirsi sempre più inadeguata, colpevole, incapace.

Secondo la psichiatra Herman “I maltrattamenti familiari sono paragonabili, negli effetti psicologici che provocano sulle vittime, ad altre situazioni traumatizzanti come i disastri naturali, le guerre i sequestri di persona”.
Gli effetti della violenza, compresa quella psicologica, su chi la subisce possono, dunque, essere devastanti. Le vittime possono sperimentare sensi di colpa, autobiasimo, vergogna, paura, impotenza. Possono sviluppare risposte di ansia, stress, depressione.

Le conseguenze della violenza possono riverberarsi sia sul piano della salute fisica che su quello della salute mentale, tenendo conto del fatto che i due ambiti sono strettamente collegati.

Numerosi studi, infatti, concludono che una vittima di violenze – siano esse fisiche, sessuali o psicologiche, compiute da un partner o da un’altra persona – incorrerà in un problema di salute più spesso di un’altra donna che non abbia subito tali violenze.

Sul piano della salute mentale, una donna vittima di violenze corre un rischio di depressione 5/6 volte più elevato di una donna che non le ha subite; più elevata è anche la probabilità di soffrire di disturbo da stress post-traumatico (PTSD); così come il rischio - dalle 2 alle 6 volte più elevato, secondo il tipo di violenza - di sviluppare un cancro alla cervice uterina.

Purtroppo, ancora oggi, la violenza psicologica è un fenomeno che può rimanere a lungo sommerso, spesso confuso con il conflitto di coppia, nonostante, anche dal punto di vista legislativo, formi parte integrante del reato di maltrattamento intrafamiliare (tra partner). 

Tuttavia, uscirne è possibile. I Centri antiviolenza offrono ascolto e sostegno alle donne per accompagnarle nel percorso di uscita dalla violenza, oltre ad assistenza legale ed ospitalità quando se ne ravvisi il bisogno.  

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