8 marzo: ragazze migliori a scuola ma svantaggiate nel lavoro
Lorenzo Pallini per Save the Children
In Italia le ragazze ottengono risultati migliori dei coetanei maschi nel percorso scolastico, ma quando entrano nel mondo del lavoro si ritrovano più svantaggiate. È il divario che evidenziamo in occasione della Giornata internazionale della donna, che sottolinea l’urgenza di contrastare stereotipi e disuguaglianze di genere fin dall’infanzia.
Solo contrastando la disparità e gli stereotipi di genere che ancora oggi penalizzano le donne nella società e nel lavoro, le bambine e le ragazze potranno immaginare, costruire e scegliere il proprio futuro, esercitando appieno i loro diritti.
8 marzo: contrastare gli stereotipi di genere
Le ragazze ottengono risultati migliori a scuola rispetto ai coetanei maschi, ma questo vantaggio si perde quando termina il percorso di istruzione e si entra nel mercato del lavoro. In occasione dell'8 marzo, Giornata internazionale della donna, vediamo alcuni dati su come il divario di genere continua a penalizzare donne e ragazze:
- I dati mostrano infatti risultati scolastici migliori tra le studentesse. Nel 2025 la dispersione scolastica implicita al termine del secondo ciclo di istruzione riguarda il 6,7% delle studentesse, contro una media del 10,7% tra gli studenti. Anche il tasso di abbandono scolastico è più basso tra le ragazze: nel 2024 riguarda il 7,1% delle ragazze, mentre tra i ragazzi raggiunge il 12,2%.
- Le giovani donne risultano inoltre più istruite: nel 2024 il 38% delle donne tra i 25 e i 34 anni possiede una laurea o un titolo di studio terziario, contro il 25% degli uomini nella stessa fascia d’età.
- Quando però termina il percorso di studi, la situazione cambia. Nel 2024 la percentuale di giovani NEET*, che non studiano e non lavorano, è più alta tra le ragazze (16,6%) rispetto ai ragazzi (13,8%).
Il divario emerge anche a livello internazionale: l’Italia si colloca all’85° posto nel Gender Gap Index, scendendo al 99° posto per partecipazione femminile al mercato del lavoro e al 114° posto per la parità salariale. Inoltre più di una donna su dieci (13,7%) lavora in part time involontario, una condizione che riguarda meno di un uomo su venti (4,6%).
Come sottolinea Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children: “Ridurre il divario retributivo di genere significa non solo promuovere equità e giustizia sociale, ma anche incidere su una delle principali cause della povertà minorile. Il reddito delle madri influisce direttamente sulle opportunità educative e di crescita di bambini e bambine, con conseguenze significative su istruzione, salute e benessere. Quando le donne vivono fragilità economiche, l’intero nucleo familiare diventa più esposto alla vulnerabilità. Agire sul gender pay gap significa quindi migliorare concretamente le condizioni di vita e il futuro dei e delle minori.”
Per questo è importante recepire l’ordinamento italiano della Direttiva europea sulla trasparenza retributiva, uno strumento essenziale per rendere visibili e contrastare le disuguaglianze salariali.
Stereotipi di genere e aspirazioni delle ragazze
Gli stereotipi di genere influenzano aspirazioni e scelte fin dall’infanzia. Se bambini e bambine crescono in contesti in cui alcuni lavori sono percepiti come più adatti agli uomini o alle donne, possono interiorizzare l’idea che alcuni percorsi siano meno accessibili o meno valorizzati.
Una nostra recente ricerca mostra che le adolescenti sono meno fiduciose dei coetanei maschi di trovare un lavoro dignitoso e realizzare i propri desideri (46,1% contro 30,5%). Inoltre temono più dei ragazzi di non avere in futuro risorse economiche adeguate (35,5% contro 23,8%).
Il divario si riflette anche nei percorsi di studio: tra i giovani tra i 25 e i 34 anni con una laurea STEM, le donne sono il 16,5%, meno della metà rispetto agli uomini (38,1%). Anche tra i laureati e le laureate in discipline scientifiche il tasso di occupazione femminile resta più basso.
Per contrastare pregiudizi e stereotipi che accompagnano ancora bambine, adolescenti e donne lungo tutto il corso della loro vita è fondamentale introdurre nelle scuole percorsi strutturati di educazione sessuale e affettiva, capaci di promuovere il rispetto, la cultura del consenso e, in questo modo, contribuire a scardinare gli stereotipi di genere.
Per far crescere bambine e ragazze libere: da condizionamenti, di credere nelle proprie capacità e di ostruire il proprio futuro.
Per approfondire, leggi il comunicato stampa.
*Quota di 15-29enni che non lavorano e non partecipano al sistema di istruzione e formazione