Bullismo: cosa può fare il mondo della Scuola

In questi giorni si è tornato a parlare di violenza fra i banchi di scuola e atti di bullismo che in Sicilia avrebbero portato un bambino a tentare il suicidio dandosi fuoco di fronte ai suoi compagni. Il bullismo è un fenomeno che non va sottovalutato, in ogni sua manifestazione, perché può avere un forte impatto sociale, emotivo e psicologico sulla vita di bambini/e e adolescenti, fino ad avere conseguenze drammatiche.

È una dinamica purtroppo sempre più comune tra bambini/e e adolescenti, che si lega strettamente a bisogni della loro crescita espressi in modo problematico, come la paura di essere esclusi o la ricerca dell’ammirazione degli altri. È inoltre legata ad una persistente cultura basata sull’intolleranza e la stigmatizzazione della diversità che è difficile da estirpare.

Per un'efficace azione di contrasto, bisogna quindi prevenire, riconoscere e gestire il fenomeno. Sono queste le tre priorità che il mondo della scuola, in prima linea su questo tema, può e deve darsi.

  • Prevenire, attraverso attività educative, in grado di migliorare il clima di classe, agire sulle dinamiche relazionali, promuovere le competenze emotive che rafforzino la capacità di mettersi nei panni degli altri (empatia), e consentire, inoltre, la partecipazione ai processi di definizione di regole comuni. Prevenire, attraverso azioni dedicate che creino uno spazio di ascolto per i ragazzi/e, facendo così crescere anche la fiducia verso le figure di riferimento (docenti, genitori, …) come interlocutori immediati e autorevoli per la presa in carico di un disagio.
  • Riconoscere, attraverso un’attenzione constante ai fattori di rischio e alle dinamiche relazionali in atto nel contesto classe, una formazione del personale docente per il riconoscimento del bullismo come fenomeno specifico, rispetto ad altri fenomeni di violenza generica. Non deve mancare il confronto costante tra docenti su eventuali dubbi e perplessità, da condividere sia con il Dirigente Scolastico, sia con il referente per il cyberbullismo. Si tratta di una figura che dovrebbe essere presente, a partire dall’attuale anno scolastico, in ogni Istituto, come previsto dalla nuova legge 71/2017 (“Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”), le cui linee guida fanno riferimento al fenomeno nel suo complesso (Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo).

Per potere intervenire in maniera efficace è importante riconoscerne le caratteristiche che lo differenziano da atti di violenza generica: l’intenzionalità, la persistenza nel tempo, l’asimmetria di potere e la natura sociale del fenomeno (cioè il suo fare riferimento alle dinamiche relazionali). Quest’ultimo aspetto, in particolare, costituisce un ottimo gancio per pratiche preventive ed educative che agiscano sul gruppo: il bullismo è un fenomeno che riguarda anche chi assiste, silenziosamente o rinforzando l’azione persecutoria. Le azioni che il/la bullo/a mette in atto hanno l’obiettivo di ottenere un vantaggio, spesso in termini di popolarità, possibile proprio per la presenza di “spettatori” oltre ai protagonisti. Ogni ruolo dei membri del gruppo contribuisce in modo sostanziale alle dinamiche di prepotenza/ vittimizzazione. La vittima viene identificata in base a una sua caratteristica (aspetto fisico, modo di vestirsi, provenienza, presunto orientamento sessuale …), che rivela un pregiudizio che funge solo da pretesto per l’azione.

  • Gestire, dotando la scuola un sistema che stabilisca ruoli, azioni e responsabilità, in modo da consentire a tutti gli adulti di intervenire e gestire immediatamente i casi conclamati di bullismo, di attivare risposte per tutti i soggetti coinvolti (vittima, bullo/a, spettatori), di attivare un’alleanza educativa attraverso il coinvolgimento di tutti genitori in ogni fase del processo, in un’ottica di mediazione delle conflittualità.

È possibile approfondire l’argomento e trovare informazioni utili vistando il sito del Progetto “Generazioni Connesse” (progetto coordinato dal MIUR, a cui Save the Children collabora all’interno di un ampio partenariato).

Leggi la nostra dichiarazione