1000 giorni di guerra a Gaza: i bambini non perdono la speranza

Save the Children

Dopo 1000 giorni di guerra a Gaza, l'infanzia continua a essere segnata da una crisi umanitaria che si aggrava di giorno in giorno. Quasi l'80% dei minori della Striscia è sfollato, almeno 21.000 bambini hanno perso la vita e circa 245.000 sono a rischio o colpiti da malnutrizione

I bambini di Gaza raccontano di aver perso la casa, la scuola e il senso di sicurezza, ma non la speranza nel futuro. Neppure le violenze in corso riescono a impedire loro di sognare la pace e la possibilità di ricostruire le proprie comunità.

1000 giorni di guerra a Gaza: l’impatto sui bambini

È stata confermata l'uccisione di almeno 21.000 minori da parte delle forze israeliane durante il conflitto, ma la cifra reale è probabilmente molto più alta. Secondo il Site Management Cluster (SMC), il numero di bambini e adolescenti sfollati supera gli 800.000 – circa l'80% dei minori di Gaza – e 7.000 sono i minori non accompagnati o separati dalle proprie famiglie. 625.000 bambini e adolescenti in età scolare a Gaza hanno perso tre anni di istruzione formale, per la maggior parte di loro, la scuola è stata interrotta più volte a causa delle continue escalation del conflitto, privandoli non solo dell'apprendimento, ma anche di uno spazio di crescita e normalità.

Dalla dichiarazione del "cessate il fuoco" dello scorso ottobre, altri 275 minori sono stati uccisi dalle forze israeliane. Tra gli attacchi più recenti, si segnala la morte di un bambino di otto anni, colpito lunedì da un drone israeliano mentre si trovava in una tenda che ospitava sfollati a Deir el-Balah (Gaza centrale), e quella di una ragazza di 13 anni, uccisa nel fine settimana nel sud di Gaza dalle schegge di un bombardamento di un carro armato israeliano. Il mese scorso, la diciottenne Raghad Ashour è rimasta uccisa in un attacco israeliano mentre si recava a sostenere gli esami di maturità.

Oltre al tragico bilancio delle vittime, continuano gli sfollamenti: molte famiglie sono state costrette a spostarsi più volte, mentre si stima che oltre 370.000 abitazioni siano state danneggiate dalla guerra, una cifra pari a quasi il 77% di tutte le unità abitative di Gaza. Le autorità israeliane continuano a bloccare l'ingresso di attrezzature e macchinari per l'edilizia, mentre i palestinesi di Gaza sono confinati in meno del 40% del territorio della Striscia, a causa dell'ampliamento della cosiddetta "Linea Gialla" sotto controllo militare israeliano.

La fame continua a devastare i bambini di Gaza: circa 245.000 minori sono a rischio o colpiti da malnutrizione. Con gli aiuti umanitari limitati e i prezzi degli alimenti nutrienti fuori dalla portata di molte famiglie, prodotti come frutta fresca e uova risultano spesso inaccessibili.

Le testimonianze dei ragazzi e delle ragazze di Gaza

In un contesto in cui ogni giorno è segnato dall'incertezza, le parole dei bambini raccontano meglio di qualsiasi statistica il peso della guerra sulle loro vite. Attraverso testimonianze personali e toccanti, i bambini sostenuti da noi hanno espresso il desiderio che le loro storie – e l'impatto che la guerra ha sulle loro vite – vengano ascoltate, e che venga riconosciuto il loro diritto a essere trattati come qualsiasi altro coetaneo: con una casa, un'istruzione e un futuro sicuro.

Tutti hanno descritto la brutale guerra e la catastrofica situazione umanitaria che stanno vivendo. Un recente rapporto della Commissione d'inchiesta (COI) delle Nazioni Unite ha concluso che le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno preso di mira deliberatamente i bambini palestinesi, sfociando in genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra a Gaza. Le violenze in corso continuano a terrorizzare i bambini: secondo l'UNFPA, il 96% di loro percepisce la morte come imminente.

  • "Potremmo morire da un momento all'altro. Spero che la guerra finisca per noi", ha detto Amani*, una 14enne che vorrebbe che i bambini palestinesi avessero gli stessi diritti di qualsiasi altro coetaneo e che, nonostante tutto, non ha smesso di sognare. "Spero che la guerra finisca, così da poter proseguire gli studi a Gaza e godere dei miei diritti come essere umano, proprio come le ragazze di altri Paesi. Vorrei vivere una vita serena, all'insegna dell'amore e della pace. A Gaza ci sono tanti bambini le cui voci rimangono inascoltate", ha aggiunto.
  • Bisan*, 14 anni: "Il mio desiderio è che la guerra finisca, che ognuno di noi possa tornare a casa e che le nostre vite tornino a essere quelle di prima".
  • Reem*, 16 anni, ha raccontato ai nostri operatori di avere molte speranze per il futuro e che non intende rinunciarvi. Desidera infatti realizzare il sogno di sua madre: diventare medico. "La cosa più importante è che la mia voce, e quella degli altri, arrivi a tutti, affinché la gente sappia cosa stiamo vivendo. Ho tantissimi sogni. Anche prima della guerra sognavo sempre di viaggiare e studiare all'estero. Questo non è cambiato. Continuo a coltivare quel sogno: viaggerò e proseguirò gli studi".

 *Nomi modificati per proteggere l'identità


Il nostro impegno

Operiamo nel Territorio palestinese occupato dal 1953, con una presenza stabile dal 1973. Stiamo rispondendo alla crisi umanitaria a Gaza sia direttamente che attraverso partnership con organizzazioni locali. Collaboriamo con partner locali per fornire istruzione di qualità, protezione dell'infanzia, sostegno allo sviluppo della prima infanzia e opportunità di lavoro per i giovani. 

  • Insieme ai partner, nel 2025 abbiamo assistito quasi 890.000 persone nel Territorio palestinese occupato, tra cui circa 430.000 bambini
  • A maggio 2026, attraverso i propri programmi multisettoriali, abbiamo sostenuto oltre 218.000 persone, inclusi più di 107.000 bambini a Gaza. 
  • Attualmente a Gaza gestiamo due cliniche sanitarie, 15 punti di assistenza nutrizionale, servizi idrici e igienico-sanitari (8 siti per la promozione dell'igiene, 59 punti di distribuzione d'acqua tramite autobotti, 49 strutture igienico-sanitarie e 39 punti di gestione dei rifiuti solidi), programmi di protezione dell'infanzia (inclusi supporto alla salute mentale e gestione dei casi in 21 sedi), attività educative in 63 spazi di apprendimento temporanei e programmi di sostegno economico per le famiglie i cui mezzi di sussistenza sono stati distrutti.

Cosa chiediamo

Chiediamo che l'accordo di "cessate il fuoco" si trasformi in un cessate il fuoco immediato e definitivo, come primo passo per salvare vite umane e porre fine alle gravi violazioni dei diritti dei bambini. È necessario garantire la piena responsabilità per i crimini commessi contro i minori: i responsabili devono essere indagati e chiamati a rispondere delle proprie azioni, per spezzare il ciclo dell'impunità e prevenire ulteriori danni.

Chiediamo ai governi di sospendere immediatamente il trasferimento di armi a Israele e di garantire che non sostengano né alimentino pratiche illegali nel Territorio palestinese occupato. Gli Stati devono inoltre vietare il commercio, la cooperazione economica e i servizi che mantengono o sostengono gli insediamenti israeliani illegali, in linea con il parere consultivo del 2024 della Corte Internazionale di Giustizia. Si tratta di un passo necessario per porre fine alla violazione sistematica dei diritti fondamentali dei bambini palestinesi.

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