Che cos’è la povertà educativa: definizione e cause

Per molto tempo la povertà di bambine, bambini e adolescenti è stata caratterizzata e misurata unicamente in termini economici, in relazione al reddito e la ricchezza dei genitori. Questo tipo di misura però, non coglie appieno tutti gli elementi che contraddistinguono la privazione dei minori. 

Oltre all’aspetto materiale, sono altrettanto importanti, le opportunità di crescita educativa, fisica, socio-emozionale. Per questa ragione andremo ad approfondire le cause della povertà educativa e vedremo come affrontarla per poter dare a bambine, bambini e giovani l’opportunità di seguire i loro sogni.

La povertà educativa: definizione

Per questi motivi che abbiamo letto, noi di Save the Children, alcuni anni fa e per la prima volta in Italia abbiamo introdotto il concetto di “povertà educativa”.

La “povertà educativa” è un fenomeno di deprivazione multidimensionale frutto del contesto familiare e sociale in cui i bambini e i ragazzi vivono. 

Il lavoro della Commissione Scientifica

Nel 2023 l'Istat ha istituito una Commissione scientifica interistituzionale sulla povertà educativa, di cui anche Save the Children ha fatto parte. Visto il carattere multidimensionale della povertà educativa, la Commissione ha selezionato 78 indicatori statistici per misurarla. Gli indicatori sono suddivisi in due domini: risorse ed esiti. Il primo dominio ha 3 dimensioni (contesto familiare; contesto scolastico e contesto territoriale, sociale e culturale) per un totale di 60 indicatori. Il secondo dominio ha due dimensioni (competenze cognitive e competenze personali e sociali) per un totale di 18 indicatori.

Qual è il legame tra povertà educativa e povertà materiale

Trattandosi di un fenomeno multidimensionale, la povertà educativa è strettamente connessa anche alla dimensione economica.

A causa di difficili condizioni economiche molte bambine, bambini, ragazze e ragazzi non hanno le stesse opportunità dei loro coetanei in situazioni economiche migliori.

Anche i risultati INVALSI per l’anno scolastico 2024/25 testimoniano l’impatto del background socioeconomico sulle performance scolastiche di alunni e alunne tanto al termine della scuola secondaria di I e II grado.

Ad esempio, se si considera il 3° anno della scuola secondaria di I grado, c’è una differenza di 28,3 punti nei risultati medi conseguiti in italiano tra alunni con background socioeconomico alto (211,5) e alunni con background socioeconomico basso (183,2) e differenze simili si osservano anche nei risultati medi ottenuti in matematica (211,7 per gli studenti con background socioeconomico alto contro 185,5 per quelli con background socioeconomico basso). Anche al termine della scuola secondaria di II grado si osservano differenze di simile entità tra studenti con background socioeconomico alto (200,2 il punteggio medio in italiano e 203,3 in matematica) e basso (172,2 il punteggio medio in italiano e 179 il punteggio medio in matematica)*.

Un’offerta educativa di qualità potrebbe interrompere il ciclo vizioso della povertà, che si perpetua da una generazione all’altra: dalla privazione materiale dei genitori, a quella educativa dei minori che, cresciuti, soffriranno a loro volta della marginalizzazione sociale ed economica. 
 

Come affrontare la povertà educativa

Bisogna innanzitutto colmare i numerosi gap esistenti nel sistema scolastico fornendo servizi educativi, finalmente, universali. In secondo luogo bisogna dedicare risorse aggiuntive a quei territori dove si concentra maggiormente la privazione materiale ed educativa, in grado di rispondere ai bisogni specifici di bambini e famiglie particolarmente marginalizzate. 

Sulla povertà educativa il nostro intervento in Italia non si è mai fermato: un esempio sono i 26 Punti Luce – spazi ad alta intensità educativa dove bambini, bambine e giovani possono studiare, giocare e dare spazio alle proprie aspirazioni – situati nelle periferie delle principali città.

*Fonte: Invalsi.

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