Che succede se un bambino ha la febbre a scuola? Tutte le risposte

una operatrice misura la febbre con il termo scanner a una bambina con la mascherina chirurgica

Molti genitori o adulti di riferimento se lo sono chiesto e continuano a chiederselo: “Che succede se un bambino ha la febbre a scuola?”, “Qual è la procedura da seguire?”.

Tutte le misure da adottare sono contenute nel Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità COVID-19 n. 58/2020 “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS CoV 2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia”. Vediamo quali sono le indicazioni più importanti.

Caso sospetto di COVID-19 a scuola: cosa fare


Per gestire i casi sospetti di covid-19 all’interno della scuola, viene identificato preventivamente un Referente scolastico, possibilmente uno per ciascun plesso, che svolga un ruolo di interfaccia con il Dipartimento di prevenzione della Asl di riferimento.

Nel caso in cui durante l’orario scolastico un alunno presentasse febbre superiore a 37,5° o altri sintomi compatibili con il coronavirus, è necessario avvisare il Referente scolastico che a sua volta ha il compito di avvertire immediatamente i genitori o i tutori legali.

Nell’attesa dell’arrivo degli adulti di riferimento, il minore sarà ospitato in una stanza dedicata. Qui si procede all’eventuale rilevazione della temperatura seguendo due accortezze: 

  • tutti gli alunni con età superiore ai 6 anni dovranno indossare la mascherina chirurgica
  • nella rilevazione della temperatura corporea si deve ricorrere all’uso di termometri che non prevedono il contatto

Il minore non verrà mai lasciato da solo, ma sarà sempre in compagnia di un adulto che dovrà mantenere, ove possibile, il distanziamento fisico di almeno un metro e indossare la mascherina chirurgica fino a quando l’alunno non sarà affidato a un genitore o tutore legale.

Non appena il bambino viene riportato nel proprio nucleo famigliare, i genitori devono contattare il pediatra o il medico di base per la valutazione clinica del caso (triage telefonico) e per sottoporre la persona al test con tampone naso-oro faringeo.

Cosa fare se il tampone dell’alunno è negativo


Se il tampone è negativo, l’alunno - sempre dopo consulto con il pediatra o medico curante - ripete il test a distanza di 2-3 gg. L’alunno deve comunque restare a casa fino a guarigione clinica e alla conferma negativa del secondo test.

In caso di diagnosi di patologia diversa da COVID-19 (e quindi in presenza di tampone negativo), l’alunno rimarrà a casa fino alla completa guarigione.

Per il rientro a scuola il medico dovrà attestare tramite un’apposita certificazione che lo studente ha seguito tutto il percorso diagnostico-terapeutico e di prevenzione per COVID-19.

Cosa fare se il tampone dell’alunno è positivo


Quando il tampone è positivo, il Dipartimento di prevenzione della Asl notifica il caso e la scuola avvia sia la ricerca dei contatti sia le azioni di sanificazione straordinaria dell’edificio (o delle parti interessate).

Per il rientro in comunità bisognerà attendere la guarigione clinica, cioè la totale assenza di sintomi. La conferma di guarigione viene data in seguito alla realizzazione di due tamponi, effettuati a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. Se entrambi i tamponi risultano negativi l’alunno potrà definirsi guarito, altrimenti dovrà proseguire l’isolamento. 

Alunni positivi al COVID-19, le regole da seguire a scuola


In presenza di casi confermati di COVID-19 a scuola, il Referente è incaricato di collaborare con il Dipartimento di prevenzione per procedere al tracciamento dei contatti. In questa fase il Referente fornisce:

  • l’elenco degli studenti della classe in cui si è verificato il caso confermato, 
  • l’elenco degli insegnanti/educatori/esperti che hanno svolto attività all’interno della classe in cui si è verificato il caso confermato, 
  • elementi utili per la ricostruzione dei contatti stretti avvenuti nelle 48 ore prima della comparsa dei sintomi (per gli asintomatici considerare le 48 ore precedenti la raccolta del campione che ha portato alla diagnosi) e quelli avvenuti nei 14 giorni successivi alla comparsa dei sintomi (o della diagnosi), 
  • l’elenco degli alunni o operatori scolastici con fragilità ed eventuali elenchi di operatori scolastici e/o alunni assenti.

I contatti stretti individuati dal Dipartimento di prevenzione dovranno osservare la quarantena per 14 giorni dalla data dell’ultimo contatto con il caso confermato.

La chiusura di una scuola o di una parte di essa sarà valutata dal Dipartimento di prevenzione della Asl.

Figli in quarantena e diritti dei genitori lavoratori

Qualora uno studente venga posto in quarantena per positività al COVID-19 o per essere stato tracciato come contatto a rischio, come dovranno comportarsi i genitori lavoratori?

In questo caso il genitore lavoratore potrà attivare lo smart working per tutto o una parte del periodo di quarantena del figlio minore di 14 anni convivente.

Se la prestazione di lavoro non può essere svolta in smart working, uno dei due genitori, in alternativa, potrà chiedere un congedo straordinario retribuito al 50%.
Per tutte le informazioni sul congedo straordinario “Covid-19” vedere il testo di legge D.L. n. 111/2020 - art. 5

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